Approfondimenti

11 settembre 2017

11 settembre 2001: come il cinema ricorda

di Anna Pertile
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19 terroristi.
4 aerei dirottati. 2 per New York, 1 per il Pentagono e 1 per Washington.
2 torri da 110 piani.
9.59, l’ora del crollo della Torre Sud. 10.28, il cedere della Torre Nord.
2753 vittime, di cui 1641 ancora da identificare, 343 vigili del fuoco e 60 poliziotti.
11 settembre 2001.

Questi sono i numeri di una data che abbiamo vissuto e che è già impressa nei libri di storia.
Proprio gli storici, la interpretano come prima effettiva occasione per dubitare dell’onnipotenza americana nel nuovo assetto mondiale dopo la caduta sovietica. Il primo grosso attentato terroristico del nuovo millennio che ha cambiato il modo di trattare sicurezza e comunicazioni internazionali. Una tragedia che ha permesso il crearsi di un clima di terrore, centrando quindi uno degli obiettivi della cellula di al-Qaeda.

Un altro numero da non tralasciare è 9, ovvero i nove film che parlano dell’accaduto.
L’11 settembre ha avuto un grande impatto sul mondo del cinema che non è riuscito a stare nel silenzio e ha sentito la necessità di raccontare. Alcune di queste pellicole risaltano nel proporre una prospettiva stimolante dei fatti.

Il primo, 11 settembre 2001, uscì nel 2002 e fu una coproduzione internazionale che riunì il lavoro di undici registi, ognuno proveniente un paese differente: Iran, Francia, Egitto, Bosnia-Erzegovina, Burkina Faso, Regno Unito, Messico, Israele, India, Stati Uniti e Giappone. Ciascuna nazione racconta gli attentati vissuti in maniera differente, pur sempre attonita e afflitta. Tra i registi vediamo grandi nomi, tra cui noti vincitori di Oscar Sean Penn (Into the Wild) e Alejandro González Iñárritu (Birdman, Revenant).

Qualche anno dopo, nel 2004, Micheal Moore arriva con un dissacrante documentario che gli ha fatto vincere la Palma D’Oro al Festival di Cannes. Fahrenheit 9/11 è il titolo e riprende il romanzo di Rad Bradbury che narra di una città futura in cui i libri vengono bruciati, Fahrenheit 451; già da questo capiamo l’intenzione di non fermarsi al drammatico evento e di voler andare ad investigare nelle sue conseguenze, soffermandosi su come il controllo di informazione e cultura possa aiutare chi è al potere. Il regista statunitense non tralascia nulla, neanche i sette minuti che George W. Bush, una volta avvisato degli attacchi, passò a leggere La mia capretta insieme ai bimbi della scuola in cui era in visita.

Interessante anche l’approccio di Oliver Stone nel dirigere World Trade Center (2006). L’attacco alla Torre Sud viene visto dall’interno. Una messa a fuoco sulle macerie di cemento e acciaio, sul dolore delle vittime e dei soccorritori. Nicholas Cage e Michael Peña sono due poliziotti che svolgono il proprio lavoro nella data più tremenda degli ultimi decenni di storia americana. I due attori interpretano gli agenti McLoughlin e Jimeno, due delle sole venti persone estratte vive dai resti della torre.

Concluderei con la citazione di un film ben lontano dall’11 settembre 2001, ma che sa descrivere le tragedie umane con una sensibilità eccezionale.

“Ci insegnano a ricordare le idee e non l’uomo, perché l’uomo può fallire. […] Io sono testimone diretto della forza delle idee, ho visto gente uccidere per conto e per nome delle idee, li ho visti morire per difenderle. Ma non si può baciare un’idea, non puoi toccarla né abbracciarla; le idee non sanguinano, non provano dolore… le idee non amano.”
Evey Hammnd – V per Vendetta (2005)

Ricordiamoci questo quando sentiamo parlare di attacchi terroristici e di fanatici estremisti, indifferentemente dalla religione o dalla grande idea per cui questi annientano la propria identità.
Prima di giudicare, accendere le torce e alzare i forconi, ricordiamolo.
È l’uomo a sbagliare, è l’uomo a soffrire. Non dimentichiamo che l’uomo siamo anche noi.