Approfondimenti

24 marzo 2017

25 marzo contro la schiavitù: 5 film per conoscere

di Anna Martellato
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Il 25 marzo di ogni anno si festeggia la Giornata internazionale di commemorazione delle vittime della schiavitù e della tratta transatlantica degli schiavi. Una giornata che onora i milioni di americani violentemente strappati dalle loro terre e assoggettati alla schiavitù.

Le stime variano sul numero di quanti, tra uomini e donne, sono stati deportati: si è calcolato fossero dai 15 ai 20 milioni di persone, uomini, donne e bambini, deportati dalle loro case e venduti nei diversi sistemi di commercio di schiavi. Il commercio degli schiavi fu abolito in Europa e negli Stati Uniti nell’Ottocento, ma il commercio è continuato in paesi come l’Etiopia, che lo proibì solo nel 1932. L’atto più eclatante e più famoso resta quello americano, che con Abramo Lincoln (XIII emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti d’America) abolì ufficialmente la schiavitù (il proclama entrò in vigore nel 1865). Pietra miliare fu la Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, il cui articolo 4 vietava la schiavitù in tutte le sue forme.

Il commercio degli schiavi non esiste più: è proibito. Ma la schiavitù (moderna) esiste eccome. Basta fare un giretto la notte in una grande città e osservare bene ai lati del marciapiede. Qualche esempio si trova. E quante volte abbiamo sentito l’espressione “tratta di esseri umani” e “trafficanti di esseri umani”, in riferimento a chi sbarca con ogni mezzo (e a che costo) sulle coste del nostro Paese? Oppure in riferimento a scafisti senza scrupoli?

La schiavitù come la intendiamo, storicamente parlando, sarà anche morta e sepolta. Ma i suoi moderni frutti no. È cambiata la forma, la modalità, sono cambiate le cause e i tempi, però c’è. Ecco perché giornate come questa sono importanti. Perché la memoria è un vaccino il cui richiamo deve essere fatto spesso, in ogni occasione. Se necessario, può trasformarsi nell’unico anticorpo capace di combattere i pregiudizi e la violenza.

Vi proponiamo cinque film che trattano il tema della tratta degli schiavi, ognuno con la sua sfumatura e con la propria voce.

12 anni schiavo. Film del 2013 distribuito da BIM, pluripremiato (tra premi anche qualche Oscar: miglior film, miglior attrice non protagonista, miglior sceneggiatura non originale), è ambientato nell’America negli anni che hanno preceduto la Guerra civile. Questa la sinossi: Solomon Northup (interpretato da Chiwetel Ejiofor), un nero nato libero nel nord dello stato di New York, viene rapito e venduto come schiavo. Misurandosi tutti i giorni con la più feroce crudeltà (impersonificata dal perfido proprietario terriero interpretato da Michael Fassbender) ma anche con gesti di inaspettata gentilezza, Solomon si sforza di sopravvivere senza perdere la sua dignità. Nel dodicesimo anno della sua odissea, l’incontro con un abolizionista canadese (Brad Pitt) cambierà per sempre la sua vita.

Django Unchained. Un grandissimo Quentin Tarantino, uno strepitoso Jamie Foxx e un perfetto Leonardo DiCaprio sono la tripletta vincente di Django Unchained. Così la trama: Django, uno schiavo la cui storia brutale con il suo ex padrone, lo conduce faccia a faccia con il cacciatore di taglie di origine tedesca, il Dott. King Schultz (Christoph Waltz). Schultz è sulle tracce degli assassini fratelli Brittle, e solo l’aiuto di Django lo porterà a riscuotere la taglia che pende sulle loro teste. Il poco ortodosso Schultz assolda Django con la promessa di donargli la libertà una volta catturati i Brittle – vivi o morti. Il successo dell’operazione induce Schultz a liberare Django, sebbene i due uomini scelgano di non separarsi. Al contrario, Schultz parte alla ricerca dei criminali più ricercati del Sud con Django al suo fianco. Affinando vitali abilità di cacciatore, Django resta concentrato su un solo obiettivo: trovare e salvare Broomhilda (Kerry Washington), la moglie che aveva perso tempo prima, a causa della sua vendita come schiavo.

Amistad. Impossibile non citare questo film di Steven Spielberg, del 1997. Ambientato nell’estate del 1839, in una notte di tempesta, nel mare al largo di Cuba 53 schiavi africani imbarcati sulla nave spagnola “la Amistad” riescono a liberarsi e, guidati da Cinque, assumono il comando con l’intenzione di fare rotta verso l’Africa. Non essendo tuttavia esperti navigatori, gli schiavi si affidano ai due componenti dell’equipaggio sopravvissuti e restano vittime di un inganno. Dopo due mesi, una nave americana li cattura al largo del Connecticut, quindi gli africani vengono incarcerati e processati per l’assassinio dell’equipaggio spagnolo. Il processo comincia in sordina, gli abolizionisti Theodore Joadson e Lewis Tappan affidano la difesa degli schiavi al giovane avvocato Roger Baldwin. A poco a poco però, il caso, nel quale entra in gioco il problema della schiavitù, diventa il simbolo della divisione della Nazione. Lode al cast, da Morgan Freeman, come sempre indimenticabile, a Anthony Hopkins e Matthew McConaughey.

La ragazza del dipinto. Immaginatevi una ragazza mulatta, nell’Ottocento, in Inghilterra. Riconosciuta dal padre, un giovane gentiluomo inglese, la protagonista, all’inizio del film ancora bambina, viene portata a vivere nell’alta borghesia inglese dell’epoca. Dido, così la chiameranno tutti, diventa una ragazza amata, bellissima, un’ereditiera ambita ma il cui destino è inevitabilmente segnato dal colore della sua pelle. Un film senza grandi pretese, semplice ma proprio per questo da vedere (e rivedere): la storia di questa giovane di colore cresciuta nell’alta borghesia dell’Inghilterra di inizio Ottocento, pronta a fare il primo decisivo passo verso la modernità, abolendo la schiavitù, va al di là delle convenzioni. Distribuito da 20h Century Fox e uscito nel 2014, il film ha una stupenda protagonista: Guru Mbatha-Raw (che compare nel cast de La Bella e la Bestia). E poi le musiche sono di Rachel Portman, il che non guasta mai.

Via col vento. Perché Via col Vento? Perché questo film del 1951 è uno specchio vivace e più realistico di tanti altri di come erano visti gli schiavi, i “servi” di colore nell’America sudista del 1861. Un rapporto che non va sottovalutato: guardate bene la figura di Mamy (indimenticabile Mamy): un colosso, forse bistrattata, ma senza arroganza. Ambientato in Georgia Victor Fleming dipinge attraverso le peripezie e i matrimoni di un’egocentrica ragazza del Sud, Rossella O’Hara, un affresco melodrammatico ma spettacolare e coinvolgente della guerra di Secessione. Il film ha battuto tutti i record di spettatori paganti nella storia del cinema e continua ad avere grandi ascolti televisivi. La frase che la protagonista pronuncia alla fine del film: “Ci penserò domani. Dopotutto, domani è un altro giorno” è divenuta proverbiale. Inimitabile.