Approfondimenti

3 maggio 2017

3 maggio, Giornata mondiale della libertà di stampa: i film che ne parlano

di Anna Martellato
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3 maggio, Giornata mondiale della libertà di stampa: i film che ne parlano

Da 77 a 52. Non è poi così male. È la posizione in classifica che ricopre l’Italia, il conto aperto che il nostro Paese ha con la libertà di stampa nell’elenco che comprende 180 nazioni stilato da Reporter senza frontiere (Rsf). Il 3 maggio, Giornata mondiale della libertà di stampa, è anche il compleanno di questa ONG fondata nel 1999 con l’obiettivo la difesa di un principio fondamentale che ha a che fare con tutti noi.

Nel 2015 eravamo al 73esimo posto. Nel 2016 abbiamo perso 4 postazioni, andando al 77esimo posto. Quest’anno la sorpresa: la scalata di 25 posizioni ci fa tirare un sospiro di sollievo.

In effetti in Italia non va poi così male. È molto più difficile fare il giornalista in Turchia (155esima posizione). Ne sa qualcosa Gabriele Del Grande, arrestato il 9 aprile nel Paese, in una località al confine con la Siria, e rilasciato dopo quattordici giorni di detenzione. E in Corea del Nord com’è la situazione? Ultimo posto in classifica. Paradiso quest’anno è la Norvegia, in testa, seguita da Svezia, Finlandia e Danimarca. È anche vero che, quanto a libertà di stampa, si sta meglio in Ghana (26esimo posto), in Burkina Faso (42esimo) e in Giamaica (ottava posizione).

Decisamente peggio del peggio la già citata Corea del Nord, l’Eritrea (179) la Siria (177), la Somalia (167), lo Yemen (166), l’Iran (165); regimi dittatoriali che non esitano a reprimere i giornalisti, guerre civili dove i giornalisti restano vittime, persecuzioni, omicidi impuniti. Ci vuole coraggio a fare questo mestiere, in quei posti.

Ma torniamo al 52. Il nostro posticino nel mondo. La lista di Rsf è compilata tendendo conto di fattori reali, non immaginari.

Perché 52esimi e non primi, secondi, decimi o ventesimi? Perché sono sei i giornalisti italiani sotto scorta a causa delle minacce di morte, provenienti soprattutto dalla mafia o da gruppi estremisti. Il livello di violenza contro i giornalisti (incluse le intimidazioni verbali o anche fisiche) è allarmante, specie se politici come Beppe Grillo, si legge nel rapporto di Rsf, non esita a pubblicare i nomi dei giornalisti ostili al suo movimento (ovvero tacciati di scorrettezza). In Italia i giornalisti sono sotto pressione. Politica. A denunciare è sempre il rapporto Rsf. Spesso, per questo motivo, i giornalisti italiani tendono ad autocensurarsi. Molti giornalisti, specialmente nella capitale o nel sud Italia, hanno affermato di essere soggetti alle pressioni di gang e gruppi criminali locali.

E il cinema? Sono diversi i film che raccontano (e racconteranno) la libertà di stampa. Scopriamo insieme quali.

Tutti gli uomini del presidente (1976). Un caso (vero) passato alla storia. E un film passato alla storia del cinema. Bob Woodward è un giovane e oscuro cronista del Washington Post. Cinque uomini, il 17 giugno 1972, vengono arrestati mentre effettuano un furto con scasso al quartier generale della Convenzione democratica, situato nel palazzo del Watergate. Woodward intuisce che si tratta di qualcosa di ben più grosso che una semplice scaramuccia fra due partiti rivali. Insieme al più esperto collega Carl Bernstein, inizia delle indagini che suscitano perplessità in alcuni responsabili del giornale, tra cui Ben Bradlee che favorisce la continuazione dell’inchiesta ma costringe i due giovani alla garanzia della certezza. Lentamente vengono fatte sensazionali scoperte che coinvolgono alte sfere della politica, la CIA, l’FBI, la Casa Bianca, e che, rese di pubblico dominio dagli articoli del giornale, suscitano indifferenza, scetticismo, ostilità, minacce e agguati, sino a che non esplode in tutta la sua violenza il “Caso Watergate” con le conseguenti inchieste, i processi, le condanne, le dimissioni di Nixon.

Leoni per agnelli (2007). Ispirati dalle parole del dottor Stephen Malley, loro idealista professore di Scienze politiche alla West Coast University, Arian e Ernest decidono di fare qualcosa di importante e significativo nelle loro vite: si arruolano quindi nell’esercito per unirsi ai combattimenti in Afghanistan. Mentre i due ragazzi devono sopravvivere sul campo di battaglia, il dott. Malley è alle prese con il senso di responsabilità per quanto avvenuto e con un altro suo studente, Todd, che nel suo distacco e nella sua apatia sembra essere l’opposto dei suoi colleghi partiti per la guerra. Nel frattempo a Washington un senatore che ambisce alla Casa Bianca è in procinto di fare rivelazioni bomba ad una giornalista, rivelazioni che potrebbero cambiare il destino di Arian ed Ernest, e di tutti i soldati americani impegnati in Afghanistan.

Il caso Spotlight (2015). Il caso Spotlight racconta la storia del team di giornalisti investigativi del Boston Globe soprannominato Spotlight, che nel 2002 ha sconvolto la città con le sue rivelazioni sulla copertura sistematica da parte della Chiesa cattolica degli abusi sessuali commessi su minori da oltre 70 sacerdoti locali, in un’inchiesta premiata col Premio Pulitzer. Quando il neodirettore Marty Baron arriva da Miami per dirigere il Globe nell’estate del 2001, per prima cosa incarica il team Spotlight di indagare sulla notizia di cronaca di un prete locale accusato di aver abusato sessualmente di decine di giovani parrocchiani nel corso di trent’anni. Consapevoli dei rischi cui vanno incontro mettendosi contro un’istituzione com la Chiesa cattolica a Boston, il caporedattore del team Spotlight, Walter “Robby” Robinson, i cronisti Sacha Pfeiffer e Michael Rezendes e lo specialista in ricerche informatiche Matt Carroll cominciano a indagare sul caso. Via via che i giornalisti del team di Robinson parlano con l’avvocato delle vittime, Mitchell Garabedian, intervistano adulti molestati da piccoli e cercano di accedere agli atti giudiziari secretati, emerge con sempre maggiore evidenza che l’insabbiamento dei casi di abuso è sistematico e che il fenomeno è molto più grave ed esteso di quanto si potesse immaginare.

Qualcosa di personale (1996). Un po’ di romanticismo non guasta mai. È il caso di questo film dove troviamo ancora una volta Robert Redford giornalista navigato al fianco di una bellissima Michelle Pfeiffer soubrette che sogna di essere una reporter seria (il Robert internazionale nei panni del giornalista a quanto sembra ci si trova benissimo). Questa la trama. Giunta a Miami dal Nevada, l’ambiziosa Sally Atwater si guadagna la fiducia di Warren Justice, caporedattore di una rete televisiva locale, come segretaria di redazione. Dopo il rituale utilizzo nel servizio meteo, in cui la ribattezza a sorpresa Tally, nomignolo che le affibbiavano da bambina, Warren porta Tally ai servizi più importanti, insegnandole i trucchi del mestiere e conquistando (anche aiutandola materialmente in una spinosa questione familiare) il suo affetto. Tally apprende velocemente finché, dopo un litigio con il collega Rob Sullivan in diretta, si inimica il proprietario del network, si dimette e tramite l’agente Bucky Terranova accetta un incarico a Philadelphia dove l’ambiente di lavoro dominato da Marcia McGrath, conduttrice tanto celebre quanto snob, offusca non poco il suo talento. Warren, a sua volta dimessosi, raggiunge la donna e tra i due nasce l’amore, complicato dal carattere orgoglioso dell’uomo che non accetta l’aiuto di lei per trovare un’adeguato incarico…

The Post. Per ora è ancora in lavorazione. Ma già fremiamo per vederlo. Nomi? Tom Hanks, Steven Spielberg e Meryl Streep. Un trio che mette insieme la bellezza di otto premi Oscar e che porterà sul grande schermo The Post, la pellicola che racconterà il ruolo del Washington Post nella pubblicazione, durante gli anni ’70, dei controversi Pentagon Papers, dei documenti top secret del Dipartimento della Difesa riguardanti il Vietnam e le strategie militari degli Stati Uniti relative al periodo compreso tra il 1945 e il 1967. Il film racconterà la storia di Ben Bradlee (Tom Hanks), al tempo direttore del Washington Post e del suo editore, Katharine Graham (Meryl Streep), che decisero di sfidare il governo Usa rivendicando il diritto a pubblicare e commentare i documenti in questione. La data di uscita prevista è il 19 luglio 2019.