Approfondimenti

29 agosto 2017

35 anni senza Ingrid Bergman

di Anna Martellato
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Cara Ingrid, non ti dimenticheremo mai.

Timida, per sua stessa ammissione. Indipendente e avventurosa, come la ricorda la figlia Isabella Rossellini. Di una bellezza semplice, delicata, raffinata, particolare e malinconica, come si presenta a tutti noi. Un’attrice di grande talento e professionalità, come la ricordano colleghi e registi.

Questo e molto altro si potrebbe dire di Ingrid Bergman, attrice che 35 anni fa, nel 1982, morì il 29 agosto a 67 anni. Una cabala. Perché era anche il giorno del suo compleanno: era nata il 29 agosto 1915. Quest’anno ricorrono 102 anni dalla sua nascita e 35 dalla sua morte, dunque.

Ma quel che ci interessa è tutto quello che sta in mezzo, quei 67 anni che l’hanno resa un volto iconico e amato nella storia del cinema.

Da quel Casablanca, emblema del cinema un po’ romantico e un po’ burbero degli anni ’40, al film noir (oggi lo chiameremmo thriller) Angoscia, girato nel 1944, che le valse il primo Oscar. Dal genio della suspence Alfred Hitchcock  (Io ti Salverò e Notorious), a Stromboli – Terra di Dio, ambientato sull’omonima isola dove conobbe il regista che diventerà il suo grande amore, conteso con Anna Magnani: Roberto Rossellini.

Gli aveva scritto una lettera, per conoscerlo. Una semplice lettera, poche righe, concise:

“Caro Signor Rossellini,
ho visto i suoi film Roma città aperta e Paisà e li ho apprezzati moltissimo. Se ha bisogno di un’attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco, non si fa quasi capire in francese, e in italiano sa dire solo ‘ti amo’, sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei.
Ingrid Bergman”.

Boom, fu una deflagrazione per il regista italiano, che già la conosceva per fama e talento: l’incontro con lui segnò la carriera di Ingrid, dato che recitò nel film simbolo del neorealismo italiano, in un’Italia ormai libera dalla dominazione nazifascista; ma anche la sua vita sentimentale perché dalla loro unione nacquero tre figli tra i quali Isabella Rossellini, altra grande attrice di talento che così tanto le somiglia.

Non male per quella ragazza altissima (ben 1 metro e 78), bionda e candida a cui si spalancarono le porte di Hollywood da quel di Stoccolma a soli 24 anni, quando lasciò la Svezia per partire alla volta degli Usa.

Era considerata puritana dagli americani, Ingrid, all’epoca sposata e già madre di una bambina. Un ruolo che le stava stretto e che non indossò a lungo, dato che la relazione con Rossellini diede scandalo. Infatti, quando nel 1950 nacque il loro primo figlio, Robertino, i due dovettero sposarsi a città del Messico perché in Italia il divorzio non era consentito. L’ultimo film che li vide insieme sul set e sulla vita fu Giovanna d’Arco al rogo (1954).

Poi nel 1956 Ingrid tornò negli Usa, dove interpretò Anastasia, nell’omonimo film. E arrivò il secondo Oscar. Non ritirò personalmente la statuetta, ci pensò il suo grande amico Cary Grant a farlo per lei: in molti non avevano ancora dimenticato lo scandalo italiano.

Nel 1978 tornò a casa, in Svezia per girare un film con uno dei più celebri registi della sua nazione: Ingmar Bergman. Una duplice sfida: la coraggiosa attrice era reduce da un intervento chirurgico e una pesante chemioterapia per un tumore al seno. Ci ha convissuto e lottato contro questo male per sette anni.

Fino al 29 agosto 1982, giorno del suo sessantasettesimo compleanno, quando Ingrid morì a Londra. Cremata in Svezia, le ceneri furono sparse assieme a dei fiori nelle acque svedesi, tranne una piccola parte, simbolicamente custodita in un’urna al cimitero a nord di Stoccolma.

Aveva espresso un desiderio, prima di morire: di non disperdere il suo vasto archivio personale, custodito grazie ai figli alla Wesleyan University, dove già erano presenti gli archivi di Frank Capra e Elia Kazan. Come a voler lasciare una traccia intima di quello che era stata, al di là della sua immagine impressa nella pellicola come a donare un lascito.

E non importa se oggi non è un centenario, un numero tondo da celebrare (nel 2015 non si contano le rassegne a lei dedicate). Perché forse è questo quello che lei vorrebbe. Ecco perché la ricordiamo, anche oggi, anche quest’anno.

Cara Ingrid, non ti dimenticheremo mai.