Approfondimenti

13 febbraio 2019

40 candeline per Mena Suvari

di Gaia Giuffredi
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Che mese febbraio, per le star di Hollywood!

Come ti giri giri, c’è qualcuno che compie gli anni. E ti fa dire: “Ma non li dimostra affatto!”

Oggi è il turno di Mena Suvari, che ha l’arduo compito di spegnere 40 candeline. Suscitando in tutti e tutte noi la reazione di cui sopra. Perché lei, come Jennifer Aniston e molti altri tra colleghi e colleghe, deve aver fatto un qualche patto col diavolo e avere un ritratto che invecchia al suo posto in soffitta.

Sarà che gli anni Novanta stanno tornando di moda, sarà che proprio non ci vogliamo rassegnare al tempo che passa, sarà che la forma fisica invidiabile della Suvari non aiuta, ma ci sembra davvero che non sia passato un giorno dal 1999, quando la nostra raggiunse l’apice del successo grazie alla sua conturbante Angela di American Beauty. Ruolo per il quale, tra parentesi, ottenne anche la candidatura ai BAFTA come Miglior Attrice Non Protagonista.

La carriera di Mena Suvari, però, era cominciata già qualche anno prima.

Nata a Newport nel Rhode Island da uno psichiatra estone e un’infermiera di origini greche, grazie a questo mix di geni niente male cominciò a posare come modella a soli 12 anni.

I primi piccoli ruoli furono nelle serie tv E.R. e Crescere, che fatica! a metà degli anni Novanta. Esordì poi sul grande schermo nel 1997 nella pellicola Ecstasy Generation, diretta da Gregg Araki.

Il successo di American Beauty, dove recitava al fianco di Kevin Spacey, l’ha portata a essere sulla cresta dell’onda per tutti i primi anni Duemila, apparendo in numerose produzioni hollywoodiane. Una su tutte, la commedia adolescenziale American Pie, dove interpretava il ruolo di Heather. Vennero poi American Pie 2 e American School. Nel 2004 la poetessa lesbica nella serie Six Feet Under e nel 2006 è nella Factory del controverso Factory Girl.

Più di recente è stata scelta da Ryan Murphy come Dalia Nera nella prima stagione della serie antologica American Horror Story: Murder House.

Mena, però, non è solo una brava attrice o una bella statuina.

È cresciuta ed è diventata una donna impegnata anche socialmente. In una recente intervista, infatti, ha dichiarato di sentirsi molto affine alla causa per cui lotta l’ente di beneficienza Girls Not Brides. “La loro è una causa così importante che ti senti quasi in dovere di partecipare, di fare qualcosa. Vogliono porre fine al fenomeno delle spose bambine nell’arco di una sola generazione. Hanno posto l’asticella molto in alto, ma non credo sia un obiettivo irrealizzabile”.

Il suo impegno, però, non si ferma qui.

È diventata promotrice di prodotti cosmetici e d’abbigliamento ecologici e cruelty-free ed è vegana dal 2017.

Inoltre, è una fervida femminista.

Una volta ero a un incontro con un regista” ha raccontato in un’altra recente intervista, “e a un certo punto, mentre stavamo parlando, lui mi interrompe e mi dice ‘Ma lo sai che sei davvero intelligente?’ E mi ricordo di aver pensato ‘Scusa, dovrebbe essere un complimento?’” E la domanda successiva nasce spontanea. E giustamente, perché avrebbe dovuto credere che non lo fosse? Perché è un’attrice? Perché è bella? Perché è una donna?

A quanto pare, però, questo pregiudizio l’ha accompagnata per buona parte della sua carriera. Se la parte in American Beauty nel 1999 l’ha resa conosciuta e riconoscibile ai più, a Hollywood tutti la vedevano solo come quella Angela bella e conturbante e nessuno le offriva ruoli diversi. “Le opzioni erano sempre due, sempre le stesse” ha dichiarato. “C’era la protagonista: una bella ragazza, ma completamente bidimensionale; oppure c’era la sua migliore amica. Magari non altrettanto bella come la protagonista, ma di certo più interessante. E io avrei tanto voluto interpretare lei, ma non me lo lasciavano fare.”

Quindi Mena Suvari, all’alba dei suoi quarant’anni ha preso una decisione: ha deciso di infischiarsene di quello che l’industria pensa e ora sceglie i ruoli che vede bene per sé, non quelli che gli altri vedono bene per lei. Il suo ultimo progetto è una pellicola indipendente, Becks, dove intepreta Elyse. “Mi piacciono le storie dei personaggi” ha detto, spiegando le motivazioni alla base di questo cambio di rotta. “Come riescono a rimanere a galla nonostante la vita e le relazioni che intrecciano. È tutto così vero… ed è scritto davvero bene.”

Sembra quindi che la nostra sia giunta alla sua maturità artistica e abbia capito chi è. Spesso, quando si entra nello showbiz da giovanissimi, si rischia di essere usati e poi messi da parte, ma lei è sopravvissuta e anche alla grande.

Quindi il nostro augurio per Mena Suvari è sicuramente questo: che ora che ha trovato la sua strada, non la smarrisca. E che continui a brillare come la stella di Hollywood che è!