Approfondimenti

9 febbraio 2017

5 motivi per non perdere Split

di Michela Fontana
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Incuriositi dalla bizzarra indole del protagonista, siamo stati a vedere Split, il nuovo horror-thriller di M. Night Shyamalan con il quale si dice sia tornato alla riscossa.

E’ lo scozzese James McAvoy a dare il volto, o meglio, i volti al multi-identitario Kevin Wendell Crumb in questa narrazione che inizia la sua escalation di tensione fin dalla prima scena.

Kevin (o dovremmo dire Dennis?) rapisce tre ragazze, le rinchiude in un sotterraneo e le tiene lì, visitandole regolarmente in diverse vesti e accennando continuamente al motivo, che scopriremo solo verso la fine, per cui sono tenute prigioniere, facendo così aleggiare un alone di mistero per l’intera durata della pellicola.

Ed ecco allora cinque motivi per cui vale la pena che andiate a vederlo pure voi:

1. James McAvoy. L’attore è stato messo alla prova e l’ha superata egregiamente. Interpretare un ragazzo dalle ventitré personalità significa interpretare più personaggi passando rapidamente dall’uno all’altro e McAvoy lo fa con grande disinvoltura, cambiando registro, gesti, espressioni, movenze, e il tutto anche nel corso di un singolo monologo, in cui le varie persone che abitano il suo corpo “prendono la luce” una dietro l’altra, in rapida successione.

2. Varietà. Di generi, di situazioni, di personaggi. Le tante identità di Kevin sono costruite in modo eccellente, ognuna con i suoi forti tratti distintivi, e per questo si prestano benissimo al continuo cambio di registro filmico per cui il pubblico in sala passa velocemente da una fragorosa risata a uno stringente stato d’ansia, dall’affetto per il piccolo Hedwig di nove anni al terrore per l’ossessivo-compulsivo Dennis.

3. Conoscenza. C’è una psicologa che segue Kevin e lo capisce benissimo, una psicologa che si batte affinché alla sua malattia, il disturbo dissociativo dell’identità, venga data la giusta attenzione. Attraverso le sue parole e l’intimità manifesta del protagonista, su questo disturbo si impara qualcosa e, per quanto le informazioni non siano scientificamente impeccabili e ci si prenda qualche libertà artistica, sicuramente si attira l’attenzione su questa malattia, facendola conoscere a un grosso numero di persone.

4. Tensione. Ciò che dà quel tocco in più al lavoro di Shyamalan è sicuramente la trovata del protagonista dalle personalità multiple, ma sarebbe riduttivo dire che è tutta qui la sua forza, perché si tratta anche di un horror ben realizzato, un horror in cui, come abbiamo anticipato, la tensione si instilla sin dal rapimento nella prima scena e cresce sempre più nell’attesa del climax, dell’evento di massima intensità evocato per tutto il film con grande maestria. Del resto l’horror è il genere preferito del regista di origini indiane, come potete leggere nel nostro articolo Split, il grande ritorno del regista M. Night Shyamalan.

5. Colpo di scena finale. Ovviamente non ve lo spoileriamo, tranquilli. Anzi, manteniamo a riguardo un tono neutro evitando giudizi di valore, vi diciamo solo che dovete andarlo a vedere per farci sapere cosa ne pensate, non solo del film ma anche di questo ammiccante guizzo, se vi emoziona o infastidisce.

Ecco, di informazioni ora ne avete abbastanza, non ci resta che augurarvi buona visione.