Approfondimenti

18 maggio 2017

I 50 anni di Gabriele Muccino

di Anna Martellato
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Il 20 maggio Gabriele Muccino compie gli anni: cinque lustri. Il regista italiano famoso negli States per La ricerca della felicità (2006), Sette anime (2008), Quello che so sull’amore (2012) soffia le cinquanta candeline. Uno che di strada ne ha fatta tanta e che deve la sua fortuna alle sue radici, al suo talento e a quel L’ultimo bacio che segnò per sempre la sua carriera.

Gabriele nasce in una famiglia in cui il cinema si respira. È figlio (insieme a Silvio, fratello minore e noto attore) di un dirigente Rai, Luigi Muccino e di una costumista e pittrice, Antonella Cappuccio. Si iscrive alla facoltà di Lettere a La Sapienza, ma abbandona quasi subito gli studi per inseguire il suo sogno: il cinema. Si offre come assistente volontario, frequenta il Centro sperimentale di cinematografia di Cinecittà, corso di regia. Dirige per anni mini docufilm per Ultimo Minuto (Rai 3). Di cosa si occupa? Di incidenti realmente accaduti, ma con lieto fine. Cosa che tornerà a galla quando diventerà un cineasta, con il suo personale stile di raccontare le cose.

Via dall’Italia, ma l’America è ancora lontana. Intanto c’è un altro continente: l’Africa. Per via dei documentari Muccino esplora Kenya, Tanzania e Sudafrica. Un’esperienza che egli stesso considera formativa e indimenticabile. Tornato in Italia esce il suo primo cortometraggio con nomi di spessore: c’è Stefania Rocca, c’è Gabriele Corsi e il corto si chiama Io e Giulia. Il primo film non è male, ma non spicca: il titolo è Ecco fatto, ed è in concorso al Torino Film Festival. Come detto, ha una buona accoglienza da parte della critica, ma non è un fioco d’artificio. Quello arriverà con L’ultimo bacio, nel 2001.

Cinica e disillusa riflessione sulle difficoltà nella vita di coppia della sua generazione, la pellicola L’ultimo bacio consacra Gabriele Muccino come uno dei protagonisti indiscussi della scena cinematografica italiana: super incasso al botteghino (13 milioni di euro), nelle sale per sei mesi, cinque David di Donatello nel 2001 tra cui quello di miglior regista. È un fuoco d’artificio enorme. Tanto che anche negli Stati Uniti vogliono premiarlo, al Sundance Film Festival: per Gabriele Muccino si aprono così le porte di Hollywood.

In America il film è piaciuto così tanto che vogliono replicare: girano un remake adattandolo alle abitudini americane, The Last Kiss, diretto da Tony Goldwind e con Muccino tra i produttori, anche se il film è considerato inferiore rispetto all’originale. Nel 2003 esce intanto l’atteso Ricordati di me, anch’esso con ottimi riscontri al botteghino. Ma ormai Muccino è (anche) americano: dirige La ricerca della felicità nel 2007 con Will Smith come protagonista, poi Sette anime nel 2008 sempre con Will Smith: è stato l’attore a scegliere il regista dopo aver visto i suoi film.

Un piede negli States e uno in patria: nel 2010 in Italia esce Baciami ancora, sequel dell’ultimo bacio, poi Muccino torna in Usa per Quello che so sull’amore (Gerard Butler, Jessica Biel, Catherine Zeta-Jones, Uma Thurman, Dennis Quaid, Judy Greer). Arriva il 2015 ed è il momento di Padri e figlie, con protagonisti il premio Oscar Russel Crowe e Amanda Seyfried, distribuito nella primavera del 2016. L’ultima fatica è L’estate addosso, produzione italiana in lingua inglese.

Chissà con quale (prossimo) fuoco d’artificio ci stupirà al cinema. Intanto, può festeggiare con quelli per il suo compleanno: tanti auguri, Gabriele.