Approfondimenti

31 ottobre 2017

In alto i calici, Finchè c’è prosecco c’è speranza!

di Anna Pertile
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“Meglio meno, ma meglio”. Così dice il conte Ancillotto, interpretato da Rade Serbedzija, in un interessante film italiano che parla di rispetto per la natura.

La qualità la potete trovare anche nella pellicola: Finchè c’è prosecco c’è speranza è stato applaudito alla Festa del Cinema di Roma e ha già raggiunto popolarità all’estero, con un premio al Cape Town International Film Festival per la fotografia di Massimo Moschin. Da oggi, 31 ottobre, lo potete trovare al cinema.

Il film è un giallo, tratto dall’omonimo romanzo di Fulvio Ervas, ambientato sulle colline venete del Prosecco. In un paesino sperso tra le viti, si susseguono una serie di omicidi che sembrerebbero essere collegati al suicidio del conte Desiderio Ancillotto. Ad investigare c’è Stucky e questo è il suo primo caso. Nei panni dell’ispettore dalle origini metà persiane e metà veneziane c’è Giuseppe Battiston, conosciuto per il suo ruolo in Perfetti sconosciuti (2016) di Paolo Genovese. Un’ottima performance ce la regala anche Teco Celio come matto del paese e amico fidato del conte. Nel cast inoltre troviamo anche Liz Solari, Roberto Citran e Silvia d’Amico.

Alla regia c’è Antonio Padovan che ha ammesso: “Dopo aver passato un terzo della mia vita a New York, Stucky è venuto a prendermi e mi ha riportato alla mia terra”. Il giovane regista, nato in provinci di Treviso e ora newyorkese, crede che questo suo film sia “un’indagine impregnata di riflessioni sul futuro che vogliamo. E tra un mistero e l’altro, ci si ritrova davvero a ragionare sulla frenesia quotidiana, sulla natura trascurata e sull’ingordigia di denaro.

L’ironia, assieme alla goffaggine di Stucky, ci accompagna inaspettatamente nelle battute della sceneggiatura e conferisce un tono più leggero e armonioso alla storia. La fotografia e le luci sono davvero eccezionali e riescono a catturare la bellezza dei filari e della vita di campagna.

Il centro del film è il vino e attorno a lui girano vicende e legami dei personaggi. Il culto del vino è centrale proprio come lo è anche nella regione veneta e nella sua tradizione. Le comparse di bottiglie e salumi sono parecchie nel film e riassumono alla perfezione il gusto regionale e la base della sua cucina.

Finchè c’è prosecco c’è speranza è un ottimo modello dello stile di vita italiano fatto di calma e buon cibo. Gli americani chiamano questo modo di vivere “bella vita”, ma hanno come riferimento immagini in bianco e nero, magari di famosi film neorealisti italiani. Il nostro Paese viene rappresentato all’estero in maniera storicamente scorretta, bloccato ad almeno mezzo secolo fa; come accade ad esempio in Mangia prega ama (2010) in cui Julia Roberts deve scaldare l’acqua in una pentola prima di potersi fare un bagno. Per quanto questa nostalgica immagine possa essere poetica, è ben distante dalla realtà attuale ed è bello avere un film come Finchè c’è prosecco c’è speranza che racconta la vera “bella vita”; una parte d’Italia nella sua attualità e nelle sue problematiche, un Veneto frizzante, come il Prosecco.