Approfondimenti

17 ottobre 2018

Arthur Miller, oltre l’amore di Marilyn

di Anna Pertile
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Arthur Miller è un nome che molti associano ad un’icona dell’era moderna: Marilyn Monroe.
Ne fu il marito, certo, ma non è possibile ridurre la sua vita e la sua carriera solo a questo ruolo da tabloid. In Miller si può cogliere l’anima di un grande drammaturgo, capace di combinare profonda ricerca personale e grandi tematiche sociali nelle proprie storie.

Oggi, 17 ottobre, ricorre l’anniversario della nascita dello scrittore americano che ha salutato questo nostro mondo contorto nel 2005. Cerchiamo di conoscere l’interessante uomo nascosto all’ombra della brillante cometa Monroe.

Arthur Asher Miller nacque il 17 ottobre del 1915 nella grande mela e già dall’anno di nascita possiamo capire che la sua infanzia non fu facile. La grande depressione, infatti, colpì anche la sua famiglia; in particolare suo padre, un piccolo operaio. L’instabilità di quegli anni complicati segnerà molto la sua visione della vita.

Grazie ai soldi guadagnati lavorando in un magazzino, Arthur riuscì ad iscriversi all’Università del Michigan, dove iniziò ad allenare la sua penna di drammaturgo.

Il suo primo successo arrivò nel 1945, conclusa la seconda guerra mondiale, con un racconto sull’antisemitismo intitolato Focus e adattato a film nel 1962.

Del 1947 il dramma All My Sons che narra la storia di un operaio dell’industria bellica. Quest’opera fu ripresa dalla telecamera del regista Elia Kazan e l’anno successivo e farà vincere a Miller il suo primo Tony Award.

L’opera più famosa di Miller è Morte di un commesso viaggiatore (1948), in originale Death of a Salesman, che segno gli anni ’50. Il protagonista si chiama Willy Loman ed è un uomo distrutto dall’ipocrisia dei valori della società moderna. Il fatto che al centro delle vicende ci sia un uomo comune è molto importante per Miller. Secondo lo scrittore ciò che in una storia chi scuote “deriva dalla paura nascosta di trovarci fuori posto, del disastro di essere strappati dall’immagine che scegliamo di dare a noi stessi in questo mondo. Questa paura oggi è forte, forse più forte che mai. Infatti, è la paura che conosce meglio l’uomo comune”.

La storia dell’uomo medio Willy Loman vinse il premio Pulitzer e diventò il soggetto di una nuova collaborazione cinematografica con Kazan. Anche in questo caso, i Tony Awards non mancarono per lo sceneggiatore e il regista.

Un’altra opera molto conosciuta è The Crucible (1953) tradotta come Il crogiuolo. Anche quest’opera teatrale vinse un Tony e venne riadattata più volte per il cinema e per la televisione.
Questa volta Miller prese le distanze dalla quotidianità e dai vincoli sociali: si spostò nella stregata Salem del Massachusetts di fine Settecento. Il tutto ruota attorno a delle persecuzioni e dei processi per stregoneria, metafora del Maccartismo di quel periodo storico.

Nel 1956 Miller stesso venne chiamato davanti alla Commissione per le attività antiamericane; si rifiutò di dare i nomi di persone che aveva conosciuto 10 anni prima a un presunto ritrovo di scrittori comunisti. Fu accusato di offesa pubblica, ma uscì dal processo vincitore.

Nello stesso anno iniziò la tormentata parentesi che fu il matrimonio con Marilyn, segnato da eccessi, incompatibilità, molti aborti e probabili tradimenti.

Di uno degli affair della star ne parla anche un film del 2011Marilyn di Simon Curtis. La storia si basa su due scritti di Colin Clark (The Prince, The Showgirl and Me e My Week with Marilyn) che raccontano le sue vicende romantiche sul set de Il principe e la ballerina (1956)Durante l’estate di riprese della commedia, Marilyn (Michelle Williams) era anche in luna di miele con il nuovo marito. Quando Miller (Dougray Scott)  la lascia sola, le cose si complicano…

Prima del divorzio i due ebbero la possibilità di condividere il set del film Gli sposati, scritto da Arthur come regalo di San Valentino per la moglie. Col senno di poi, lo scrittore definì la pellicola con Marilyn, Clark Gable e da Montgomery Clift come “il punto più basso della mia carriera.

La loro unione durò 5 anni passati sotto la soffocante luce dei riflettori dello star system. Chiaramente tutta quell’attenzione per la coppia è stata tossica; tanto che nel 1962, un anno dopo il loro divorzio, Miller non si presentò neppure al funerale dell’amata. In alcuni documenti ritrovati, Miller scrisse: “al posto di volare da New York a Los Angeles per farmi fotografare, ho deciso di rimanere a casa e lasciare che tutte quelle persone in lutto finissero da soli la beffa. Non che siano tutti falsi, ma la maggior parte di loro ha contribuito a distruggerla.

In seguito Miller si sposò con la fotografa austro americana Inge Morath e continuò a scrivere sceneggiature, opere teatrali e racconti.

Una vita piena e segnata da difficoltà e da opere memorabili che vanno ben oltre il gossip hollywoodiano, degna di una luce propria e non solo di quella riflessa dalla sgargiante Marilyn.