Approfondimenti

15 febbraio 2018

Auguri Totò: i 120 anni del principe della risata

di Andrea Gruberio
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Signori si nasce e io lo nacqui, modestamente!”

Questa una delle frasi, forse la più celeberrima che lo hanno reso famoso come il Principe della risata. E come dimenticare le smorfie, il sorriso un po’ sbilenco e quel mento pronunciato quanto inconfondibile.

Antonio de Curtis, in arte Totò, nacque a Napoli 120 anni fa, il 15 febbraio 1898, in via Santa Maria Antesaecula nel rione Sanità. La madre, Anna Clemente, lo registra all’anagrafe come Antonio Clemente e nel 1921 sposa il marchese Giuseppe De Curtis che successivamente riconosce Antonio come suo figlio. Un signore per diritto di nascita, dunque, anche se il suo vero titolo è semplicemente quel nome con cui è famoso in tutto il mondo.

Totò era una maschera sul solco della tradizione della commedia dell’arte e in quanto tale aveva conosciuto la sua fortuna calcando i palcoscenici in piccoli teatri di Napoli con un repertorio di imitazioni. Trasferitosi a Roma diventa famoso interpretando la sua celebre marionetta, con la quale nasce Totò: il fenomeno si evolve ed esplode negli anni ’50 in teatro e in televisione, consacrando de Curtis come il più grande comico italiano di tutti i tempi.

L’incontro con il cinema avvenne relativamente tardi, a quasi quarant’anni: tuttavia il principe colmò questo gap molto presto, divenendo il protagonista di ben 97 film in carriera, tra cui ricordiamo L’imperatore di Capri, Napoli Milionaria, Totò, Peppino e la… malafemmina e Totò contro Maciste, che lo portarono a collaborare con artisti e registi del calibro di Mario Monicelli e Pier Paolo Pasolini.

Senza dimenticare i lavori televisivi, tra i quali si annoverano 9 telefilm e vari sketch pubblicitari. Oltre all’indubbia maestria su palco e pellicola, Totò fu un artista a tutto tondo in grado di distinguersi anche al di fuori della recitazione, lasciando contributi come drammaturgo, poeta, paroliere, compositore, cantante.

Totò era sempre e solo se stesso, mai svenduto a ciò che poteva accontentare il pubblico, sempre attento anzi alle bassezze umane e pronto e riprodurle per sbeffeggiarle; mai al servizio del potere, ma sempre contro, in un continuo sberleffo che mirava a minarne qualunque equilibrio. La più grande particolarità di Totò era la sua unicità interpretativa, che risaltava sia in copioni puramente brillanti sia in parti più impegnate, sulle quali si orientò soprattutto verso l’ultima fase della sua vita, che concluse in condizioni di quasi cecità a causa di una grave forma di corioretinite.

Totò conobbe un momentaneo oblio, complice una critica cinematografica che cercava l’impegno sociale e la differenziazione, e che lo aveva sempre accusato di fare sempre le stesse cose.

“Al mio funerale sarà bello assai perché ci saranno parole, paroloni, elogi, mi scopriranno un grande attore: perché questo è un bellissimo paese, in cui però per venire riconosciuti qualcosa, bisogna morire”, si dice abbia detto alla compagna Franca Faldini poco prima di andarsene. Sempre poco prima della scomparsa, aveva dichiarato: “Chiudo in fallimento. Avrei potuto fare molto di più, moltissimo. Il palcoscenico offre infinite possibilità che non sono riuscito ad afferrare. Mi dispiace di non essere stato all’altezza. Nessuno mi ricorderà”. La Storia, quella con la esse maiuscola, in questo gli ha dato torto.

Con la sua considerevole attività di attore e umorista, Totò è entrato nella cultura popolare di intere generazioni di italiani.  Inoltre alcune sue celebri battute, espressioni mimiche e gag sono entrate nel patrimonio comune della lingua italiana, come E io pago! e Ma mi faccia il piacere!.