Approfondimenti

2 novembre 2018

Batman: dal fumetto al cinema, passando per il trash

di Matteo Marinello
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Batman: dal fumetto al cinema, passando per il trash

Batman non piace a nessuno. Cioè, almeno nel suo mondo.
Non piace né alla polizia né ai criminali, né ai folli suoi nemici né ai sani.

A chi potrebbe piacere un complessato che va in giro di notte vestito da pipistrello e compare alla finestra dal nulla facendoti fare un mezzo infarto? Beh, a noi, per i quali è solo un personaggio che agisce su carta stampata, sullo schermo di un cinema o di una tv.
Ci piace anche perché senza il cappuccio è un playboy macchiettistico da era reaganiana, è il miliardario Bruce Wayne affascinante e palestrato, è pieno di donne e ha le macchine belle; ma decide di vestirsi da pipistrello.

Il 3 novembre di 20 anni fa ci ha lasciato Bob Kane, creatore, assieme a Bill Finger, del personaggio, comparso per la prima volta nel 1939 sul numero 27 di Detective Comics.

La testata è ancora in corso di pubblicazione (si sta avvicinando al numero 1000) e la casa editrice National Comics viene addirittura rinominata con le sue iniziali, diventando appunto DC Comics.

Batman è un ibrido supereroe-detective, che si muove nell’oscurità e nel dubbio, perfetto contraltare del luminoso Superman, che nasce invece sulle pagine di Action Comics. Così come Paperino è sicuramente più amato e popolare di Topolino, Batman è sempre in vetta alle classifiche, circondato dai suoi rivali della Marvel, ben distante dall’azzurrone mutandato.

Anche in Italia, dove i personaggi DC Comics, per travagliate vicende editoriali, non hanno mai goduto di molta popolarità, il culto del Pipistrello è ben radicato grazie ai film e alle serie animate. Anche qui, recentemente, dal punto di vista fumettistico, è stata raggiunta una certa stabilità e le avventure di Batman le trovate in edicola, fumetteria e libreria, edite da RW-Lion.

Ma andiamo oltre.
Nel 1989 Tim Burton regala al mondo la sua visione del Cavaliere Oscuro, interpretato da Michael Keaton, nell’ormai classico film Batman, a cui fa seguito l’altrettanto conosciuto Batman Returns. Riconoscibili per il loro stile bizzarro-gotico e per l’interpretazione molto personale dell’autore sui diversi personaggi, entrambi sono campioni di maratone delle domeniche pomeriggio su Italia 1.

Alla riscoperta cinematografica dell’Uomo Pipistrello fa seguito la popolare Batman: The Animated Series, dove la sigla, in Italia, viene cantata da Cristina d’Avena: questa serie è stata fondamentale per creare un immaginario comune su Batman per la generazione nata tra gli anni ’80 e ’90, prendendo una direzione completamente autonoma dai film; viene ricordata come un prodotto di qualità, che mostra le diverse sfaccettature degli eroi e dei cattivi, complicando più che semplificando le cose, il tutto supportato da un ottimo doppiaggio, sia italiano che americano (abbiamo Mark Hamill, conosciuto ai più come Luke Skywalker, che dà la voce al Joker).

Batman avrà molte incarnazioni animate successive, però la serie creata da Bruce Timm rimane ancora oggi un caposaldo, non solo per nostalgici ma anche per creatori e produttori, come quelli della recente trilogia videoludica Batman: Arkham, che nonostante abbia toni decisamente più adulti, si rifà esplicitamente ai canoni imposti dalla serie animata, richiamando anche l’intero cast di doppiatori.

Tornando al cinema, dopo i film di Burton arrivano i due giocattoloni girati da Joel Schumacher, Batman Forever (titolo che è tutto un programma) e Batman & Robin. Nel primo film, il mantello è affidato a Val Kilmer e nel secondo a George Clooney, che fa fieramente sfoggio dei suoi “Batcapezzoli” e dei gadget più surreali, in un contesto decisamente idiota e fuori controllo. La comunità nerd, sempre auto-ironica, moderata e che non prende mai nulla sul personale, ha gridato allo scandalo contro Batman & Robin. Ok, il film rimane brutto e imbarazzante, ma chissà se rivisto oggi, dopo 20 anni di cinefumetti e con una forte riscoperta di ciò che è trash e anni ’90, può riservare qualche sorpresa? Non è che sia diventato improvvisamente un bel film, ma penso che ormai ci si possa ridere sopra con leggerezza, perché tutto si può dire, ma non che Batman & Robin non abbia carattere.

Comunque, come un papà che rimprovera i figli che ridacchiano a messa, ci ha pensato Christopher Nolan a riportare un po’ di serietà a Gotham, con la sua trilogia del Cavaliere Oscuro. A parte gli scherzi, sono dei bei film, che però, ancora una volta, non sono stati accolti tutti favorevolmente. Per quanto mi riguarda, sono stati la mia prima vera introduzione all’universo batmaniano, con il loro realismo, la loro profondità di tematiche e di personaggi: il Bruce Wayne di Christian Bale, il Joker di Heath Ledger, il Bane di Tom Hardy, ci hanno fatto emozionare e riflettere su che cosa sia un eroe, sul significato della follia e su quali fondamenta è costruita la società.

Certo, poi abbiamo tutti imparato che nella vita due risate ce le possiamo anche fare, ma la trilogia di Nolan è stata talmente importante ed ingombrante che i cinefumetti DC-Warner falliscono proprio perché non riescono a distaccarsi dall’eredità nolaniana: insistendo nel “darkettizzare” e nell’appesantire qualsiasi tematica, il Batman di Ben Affleck e il Superman di Henry Cavill risultano delle parodie tristi e cupe di loro stessi; e a questo punto è meglio Thor: Ragnarok che almeno ridi.

A proposto di risate, mi sono scordato di menzionare la serie live-action andata inonda tra il 1966 e il 1968 (quella con la sigla che fa “BATMAAAAN NANANANANANANANANA”, per intenderci) che rimane un prodotto di culto ancora oggi, come testimonia il fatto che è stata recentemente ripubblicata in cofanetto. Il Cavaliere Oscuro di Adam West, proprio come quello di Christian Bale, è alle prese con quei giorni in cui “non riesci a liberarti di una bomba”, però le similitudini finiscono qui, poiché il Batman degli anni ’60 è un tripudio di comicità e surrealismo perfettamente coerenti ad altri prodotti televisivi suoi contemporanei.

Siamo giunti alla fine di una personalissima carrellata di prodotti più o meno interessanti (per me) relativi al Crociato Incappucciato. Con quest’ultimo ho anche finito gli epiteti usati spudoratamente e in modo imbarazzato per non ripetere “Batman” ogni volta.

Per quanto riguarda i fumetti, sul web si trovano molte liste e classifiche di storie ritenute fondamentali, molto utili per rimproverare gli altri per non averle lette e grazie alle quali potrete bullarvi con gli amici per la vostra profonda conoscenza filologica ed esegetica del personaggio. Personalmente vi consiglio tutto ciò che è stato scritto da Grant Morrison; è incomprensibile nella giusta quantità, tanto da farvi dire “è bello perché si presta alla libera interpretazione” e “guarda qui, ha citato tale storia dell’anno millenovecentoqualcosa”. Se invece non vi sentite pronti per sperimentare il divino, Tom King sta scrivendo storie molto interessanti al momento.

Vi auguro quindi buona lettura e buona visione. Che la notte, il muso lungo e la giustizia siano sempre con voi, così come lo sono sempre con Batman!