Approfondimenti

4 ottobre 2017

Blade Runner 2049: semplicemente il film dell’anno

di Marco Rizzini
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Domani 5 ottobre esce Blade Runner 2049, riduttivamente definibile il film più atteso dell’anno.
Io lo definirei il film più atteso degli ultimi trentacinque anni, da quando nel 1982 Ridley Scott sfornò quel capolavoro tratto dal best-seller di Philip K. Dick.

Per me Blade Runner significa tanto, tantissimo. La fantascienza intelligente, quella non di soli spari ma di pensieri ed interpretazioni più o meno ucroniche e profetiche del futuro. Da giovane studente universitario, ebbi la fortuna di sostenere anche un esame monografico al DAMS su di questa pellicola che amavo alla follia. Il tema degli androidi, delle Intelligenze Artificiali, dell’identità in un futuro di buio e depressione.

Alla regia troviamo Denis Villeneuve. Un professionista già rodato che ha scelto di confrontarsi in punta di piedi con un grande classico. Ribalterà il pregresso? Farà un gran casino inventandosi parti indegne? Sparatorie, esplosioni, critiche a Trump e propaganda di temi forti del politicamente corretto? No, ne sono quasi sicuro. Non sarà un altro Ghost in the Shell (2017), non sarà un’altra delusione.

Troveremo un noir esistenziale, un’ambientazione buia dove la colonna sonora riempirà i vuoti di questo futuro distopico, con i neon roventi sotto la pioggia incessante, in nubi nere di tempeste malate ed ideogrammi nippo-coreani. Troveremo temi più profondi di quelli che a volte si tende a rinchiudere nel genere della fantascienza.

Blade Runner è molto di più di sparatorie ed inseguimenti.
Siamo uomini o replicanti? Dove risiede il senso della vita? Siamo più umani noi o sono più umani quelli che sognano di essere umani? Gli androidi sognano pecore elettriche?
Non ci sono spoiler, ma tutti ricordiamo il personaggio di Harrison Ford nelle vesti del detective Rick Deckard, l’ultimo cacciatore alla ricerca di androidi sopravvissuti e mimetizzati tra gli umani. La rivolta della tecnologia, delle intelligenze artificiali, dei figli contro i padri. Ho di recente visto un capolavoro, tale Ex Machina (2014). Le intelligenze artificiali possono fare pena e compassione, ma poi appena raggiunto un posto al sole, saranno le prime a ribellarsi, ad uccidere e a ridere del vostro averli accolti con i cartelli “welcome” ed i sandali ai piedi. Una nuova razza più aggressiva, più vogliosa, più belligerante si affaccia sulle nostre spiagge. E la nostra epoca, fatalmente volge alla fine.

Riguarderò presto il primo Blade Runner mentre in spiaggia ho da poco riletto il capolavoro di Philip K. Dick. Un romanzo sporco composto da frasi brevi, ansiogeno come le gesta del detective che si ritrova a scontrarsi con domande più grandi di lui e di quello che si aspettava. La potenza visiva totalizzante della prima pellicola, dove il futuro è una catastrofe e rimane illuminato solo da quei neon rossi che fanno tanto vecchio futuro.

Blade Runner 2049 è il sequel del primo lavoro con Harrison Ford protagonista. Per coprire questa trentina d’anni di narrazione dall’ultimo episodio, Villeneuve ha richiesto a tre registi diversi di preparare tre corti. Il risultato di questo esercizio è di qualità semplicemente stupefacente. Le storie s’intersecano portando avanti la consecutio temporum nelle diverse decadi che ci separano dalla prima pellicola.

In Blade Runner 2049 vedremo molti attori di grido. Il personaggio principale questa volta sarà Ryan Gosling, per volere diretto di quel vecchio volpone di Ridley Scott nelle vesti di produttore. L’attore è tra i migliori della sua leva ed uno dei miei preferiti in assoluto. Vedremo come se la caverà alle prese con la pressione di dover gestire un mito. Sono sicuro che riuscirà a fare benissimo, stupendo ancora una volta il pubblico con la sua bravura.
Jared Leto, Harrison Ford, Sylvia Hoeks e tanti altri. In un film dove prevarrà, come nel testo e come nel primo episodio, un mondo di solitudine opprimente, di malessere postmoderno, di un’umanità che arranca avendo scelto l’anomia, la disgregazione, l’isolamento di individui slegati dal collante comunitario.

Nelle sale il 5 ottobre, con un giorno d’anticipo sulle sale americane.
Conto le ore.