Approfondimenti

15 dicembre 2016

C’era una volta Walt Disney. 50 anni fa la sua morte

di Giulia Sambo
Continua a leggere

Disney, un’istituzione nel mondo dell’animazione. Un colosso che ha reso felici milioni di bambini nel mondo, il regno fantastico dove i sogni diventano realtà, un parco divertimenti per tutta la famiglia. Ciascuno di noi associa a Disney un momento felice; i grandi classici e le nuove sperimentazioni sul grande schermo hanno e continueranno a lasciare segni indelebili nelle vite di tutti noi. Walter Elias “Walt” Disney è l’uomo che ha reso possibile tutto questo, scomparso a Burbank (California) il 15 dicembre 1966. Cinquant’anni sono volati – come Peter Pan sulla scia dell’Isola che non c’è, ma è come se lui non se ne fosse mai andato.

Chi era Walt Disney, che cosa ha inventato, che cosa ci ha lasciato.

Nato a Chicago il 5 dicembre 1901, Walter Elias Disney era il quarto di cinque figli. Sua madre, Flora Call, aveva origini tedesche mentre il padre, Elias Disney, era di discendenza irlandese e canadese. Una curiosità sull’origine del cognome Disney: sarebbe la trasposizione anglofona di D’Isigny, a sua volta derivante da Isigny-sur-Mer, villaggio della Francia settentrionale dove vivevano gli antenati francesi della famiglia di Disney. A 24 anni Walt ha sposato Lillian Marie Bounds, in Idaho; dal loro matrimonio, durato fino al 1966, è arrivata Diane Marie – prima e unica figlia biologica della coppia e qualche anno più tardi in adozione Sharon Mae.

Disney si è costruito una famiglia nel periodo immediatamente successivo alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ma è intorno al 1917 che ha iniziato a coltivare le sue passioni, quelle che lo avrebbero trasformato in un professionista dell’intrattenimento: viaggiare, disegnare e raccontare storie. Quando in Europa è scoppiato il conflitto, Walt ha trovato lavoro come venditore sui treni entrando così in contatto con luoghi e persone diverse. Nell’autunno dello stesso anno si è iscritto al liceo ed è diventato illustratore per il giornalino scolastico. Ha fatto una breve esperienza in un’agenzia pubblicitaria, un ambiente molto dinamico che gli ha permesso di incontrare un talentuoso animatore, Ubbe Ert Iwerks.

Tenacia e determinazione hanno da sempre caratterizzato l’attività di Disney, anche quando non era nessuno. Con Iwerks, nel 1920, ha fondato la Iwerks-Disney Commercial Artists che produceva animazioni pubblicitarie old style per i cinema di Kansas City; non soddisfatto Walt ha iniziato a fare degli esperimenti nel suo garage per innovare la tecnica. Nel 1922 ha lanciato la Laugh-O-Gram Films, con Iwerks dipendente, specializzata in cortometraggi animati con la tecnica live action; nel 1923 lo studio è fallito nonostante le produzioni avessero riscosso un discreto successo. Disney non ha mollato: si è trasferito in California dove ha fondato i Disney Brothers Studios con il fratello Roy; nell’ottobre dello stesso anno ha firmato un contratto con i distributori newyorkesi della serie Felix the Cat.

Nel 1926 i Disney Brothers Studios sono diventati Walt Disney Studios e infine Walt Disney Productions (1928). In quel fortunato periodo la società di animazione ha creato il primo personaggio icona popolare, Oswald the Lucky Rabbit, protagonista di una serie distribuita dalla Universal; Walt, penalizzato dai distributori sui diritti e sulla parte economica, ha deciso di proseguire da solo con l’aiuto di pochi fedeli tra cui Iwerks. Si dice che in un viaggio in treno da New York a Los Angeles abbia disegnato il “rivale” di Oswald: Topolino, poi ribattezzato Mickey Mouse dalla moglie Lillian. Deciso a stare al passo con i tempi, Walt ha capito che doveva realizzare il primo cartone con il sonoro: per creare Steamboat Willie, con Topolino, ha dovuto vendere l’auto.

Il resto è Storia. Walt Disney viene oggi considerato uno dei maggiori cineasti del 20esimo secolo e il padre dei film d’animazione. Detiene il primato di nomination agli Oscar – 59 in tutto – di cui 24 vinti (quattro alla carriera). A lui va il merito di aver armonizzato immagini e musica trasformandole in una forma d’arte. “Da oggi il mondo è più povero”, questo il saluto ufficiale del Presidente Reagan il 15 dicembre 1966, giorno della sua scomparsa.