Approfondimenti

16 aprile 2019

Chaplin, dopo 130 anni

di Silvia Pegurri
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130 anni fa nasceva uno dei volti più emblematici e iconici del cinema.
Con i suoi baffi e la bombetta si è impresso nell’immaginazione comune delle persone in tutto il mondo, lasciando un’eredità che continua tutt’ora.
Charlie Chaplin, con il suo sguardo malinconico risaltato dal trucco, è riuscito a rappresentare i vizi e le virtù delle persone, rendendoli attuali anche a più di cinquant’anni di distanza.

Il tutto è iniziato il 16 aprile 1889 a Londra: figlio di un’attrice, orfano di padre, Charles ben presto decide di seguire le orme materne e diventare attore.
Nel 1910 entra nella sua prima compagnia teatrale e inizia a calcare i palcoscenici di Parigi e New York, ma la prima grande occasione si presenta nel 1914 grazie a un ruolo comico.

Nasce così il vagabondo, il personaggio che ha reso Chaplin famoso in tutto il mondo. Bombetta, scarpe larghe, giacca corta e baffetti, la maschera conquista ben presto tutti raccontando la società del suo tempo con graffiante ironia.

Con la prima pellicola, in bianco e nero e muta, Charlot l’ingombrante è consacrato alla fama mondiale. La vera svolta, però, arriva con Il Monello, in cui affronta temi legati alla sua stessa infanzia. Seguono La febbre dell’oro, Le luci della città e Tempi moderni, in cui continua a ironizzare sulle contraddizioni della società moderna che tende a schiacciare l’uomo come un ingranaggio, in una visione totalmente industrializzata dell’uomo.

Nel 1940 esce uno dei suoi film più iconici, un manifesto di speranza e allo stesso tempo, sconforto nei confronti dell’umanità. Il Grande Dittatore è subito un successo, ma quello che per Chaplin era un film ironico sulle dittature presto si è trasformato in un manifesto per la libertà personale, contro ogni tirannia e oppressione.

Il film infatti uscì molto prima che la strage perpetrata contro la comunità ebraica, gli opponenti politici, gli omosessuali e, in generale, chiunque fosse considerato inadatto dal regime nazista di Hitler, fosse resa nota al pubblico. La pellicola assunse così tutto un altro significato, mentre il discorso finale del “dittatore” rimane tutt’ora una delle più potenti dichiarazioni di libertà mai espresse.

Le sue idee progressiste però non piacevano a tutti, soprattutto in un periodo in cui in America imperversava l’anti-comunismo Maccartiano. Mentre Chaplin si trovava in Europa per il film Le luci della ribalta gli fu revocato il permesso di soggiorno negli Stati Uniti. Iniziò quindi il suo esilio volontario in Svizzera, dove visse con la famiglia fino al giorno della sua morte, il 25 dicembre 1977.

La sua eredità però non si è conclusa con la sua morte e tutt’oggi il suo sguardo malinconico continua a conquistare le platee di tutto il mondo.