Approfondimenti

14 settembre 2017

Il cinema delle donne: da Alice Guy-Blaché a Sofia Coppola

di Anna Martellato
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Attrici, dive. Ma anche registe. Le donne che hanno rivoluzionato il cinema e influenzato con la loro opera dietro la macchina da presa l’arte, la cultura e la società sono tante. Ma poco riconosciute (e a volte anche poco conosciute) rispetto ai colleghi uomini.

Se ci si documenta, se si fa un po’ di ricerca però si apre un mondo. In primis si scopre che solo il 7 per cento dei 250 film di maggior successo economico di tutti i tempi è stato diretto da una donna e un solo Oscar per la regia è stato assegnato a una donna. E ancora: lo sapevate che tra il 2006 e il 2013 solo un film su 10 è stato diretto da una donna? In Italia non è che le cose vadano meglio: le registe sono il 25 per cento.

Diciamocelo: i riflettori per le donne, quando si parla di cinema, sono più che altro puntati fuori dalla cabina di regia. Le luci sono fisse sulle star, le attrici blasonate o meno: la bellissima, la bomba sexy, la capricciosa diva. Attenzione a non cadere nel tranello, però. Anche le bellissime, le bombe sexy e le dive capricciose hanno influenzato (e cambiato) la storia del cinema, lasciando un’impronta nella moda e nella società e persino nell’arte con bellezza, bravura, talento innato. Rita Hayworth, Elizabeth Taylor, Marilyn Monroe, Audrey Hepburn, tanto per citarne alcune. Oppure le italianissime Sofia Loren, Silvana Mangano, Stefania Sandrelli, Virna Lisi, Ornella Muti, Mariangela Melato e così via.

A dimostrarci che il cinema è anche donna è la talentuosa Sofia Coppola, classe da vendere – e non perché è la figlia di Francis Ford.
Sofia Coppola aveva già dato prova di sé con il suo esordio Il giardino delle vergini suicide (1999), come anche con Lost in Translation (2003).
Oggi ha scritto e prodotto L’inganno, remake del film La notte brava del soldato Jonathan (1971), oltre che adattamento cinematografico del romanzo A Painted Devil (1966) di Thomas P. Cullinan. Cast di primo livello: Nicole Kidman, Collin Farrell, Kirsten Dunst, Elle Fanning. Al Festival di Cannes, dove è stato presentato lo scorso giugno, L’inganno ha ottenuto ottime recensioni da parte dei critici e il premio per la miglior regia. Nelle sale dal 21 settembre, il film si svolge in un collegio femminile nello stato della Virginia, durante la Guerra di Secessione americana. Protette dalle spesse pareti del Farnsworth Seminary, le studentesse della scuola diretta da Miss Martha (Nicole Kidman) conducono una vita scandita dai pasti, dalla preghiera e dalle lezioni di francese. La gabbia dorata che l’istitutrice ha costruito intorno a loro è destinata a crollare, quando la guerra bussa alla porta nella forma di un soldato ferito e bisognoso di cure, John McBurney (Colin Farrell).

Non c’è solo Sofia Coppola a brillare nel firmamento del cinema in cui protagoniste sono le donne. Ne abbiamo scelte 7, in omaggio al numero che contraddistingue la settima arte.

    1. Alice Guy-Blaché, la pioniera.
      Il matrimonio, l’uguaglianza tra i sessi, il lavoro. Il suo stile è all’avanguardia perché realistico.
      Parliamo di Alice Guy-Blaché (1873-1968), regista e produttrice cinematografica francese. Viene assunta alla Gaumont come segretaria dove riesce a ottenere, dopo aver visto la presentazione del “Cinematographe” dei Fratelli Lumière, qualche metro di pellicola. Con quel poco raccimolato gira un cortometraggio, La Fée aux choux, realizzato nel 1896, un anno dopo l’invenzione del cinema. Autrice del primo film con un cast interamente formato da neri è stata la pioniera della sincronizzazione suono-immagine.
    2. Elvira Notari, la prima regista italiana.
      La prima donna regista italiana e una delle prime della storia del cinema mondiale. La rilevanza storica della sua figura è accostabile, per importanza, a quella di Alice Guy-Blaché. Ed è stata la più prolifica, con una produzione che, tra il 1906 e il 1929, conta oltre 60 titoli di lungometraggi e centinaia tra cortometraggi e documentari. Tutto uscito dalla sua casa di produzione cinematografica, la Dora Film, che negli anni ’20 apre anche un ufficio a New York per la gioia degli emigrati italiani. La sua opera è considerata precorritrice del Neorealismo: Elvira Notari gira i suoi film nei vicoli napoletani con una tale ruvidezza e realistica verità da essere giudicati a volte inammissibili da mostrare. Questo però fece di lei una grande, nuova eroina del cinema italiano.
    3. Ida Lupino, intensa e ribelle.
      Nata il 18 febbraio 1918 è stata un’attrice, regista, sceneggiatrice e produttrice cinematografica inglese. Spinta dai genitori, esordisce nel cinema a 15 anni e una volta arrivata a Hollywood diventa una delle attrici più intense degli anni a cavallo degli anni ’30 e ’50. Ma anche una delle più ribelli, pronta a rifiutare una parte se la ritiene “poco dignitosa”. Rifiuti pagati a caro prezzo: viene sospesa più volte. Proprio durante queste sospensioni si interessa alla regia: gira in tutto sei film con la sua casa di produzione indipendente, la Filmaker, tra la diffidenza generale (nessuna attrice prima di lei era passata dietro la macchina da presa), schiaccianti difficoltà economiche e aspre controversie per gli argomenti trattati (dallo stupro alla segregazione razziale). E, all’inizio degli anni ’60, sarà anche una delle prime registe televisive.
    4. Chantal Ackerman, il tocco di un capolavoro.
      Corre l’anno 1975 e Chantal Ackerman, nata nel 1950 da una famiglia di ebrei polacchi emigrati in Belgio, gira un film iperrealista. Il film si chiama Jeanne Dielman, 23, quai du Commerce, 1080 Bruxelles (abbreviato in Jeanne Dielman) e racconta tre meccanici e ripetitivi giorni della vita di una casalinga, una donna sola e dedita occasionalmente alla prostituzione per mantenere se stessa ed il figlio adolescente. Grazie a questo film la Akerman raggiunse la consacrazione e il riconoscimento internazionale, tanto che Gus Van Sant e Todd Haynes hanno affermato che il loro lavoro è stato molto influenzato da Jeanne Dielman.
    5. Lina Wertmüller, dietro occhiali bianchi.
      È stata la prima donna candidata all’Oscar (per tre categorie) come migliore regista per il film Pasqualino Settebellezze, nel 1977. Ha avuto due nomination per la Palma d’Oro al Festival di Cannes, due alla Berlinale e ha vinto dei premi alla carriera: David di Donatello (2010), Globo d’Oro (2009), Premio Flaiano (2008). Ah, ed è stata premiata al Festival di Locarno nel 1963 con la Vela d’argento per il film I basilischi.
      Di lei colpiscono subito gli inseparabili occhiali bianchi, un accessorio necessario che però che la rendono subito riconoscibile. È Lina Wertmüller, ovviamente. E non serve dire nient’altro.
    6. Jane Campion, ritratto (di donna) e lezioni (di piano).
      Regista, sceneggiatrice, produttrice cinematografica e attrice neozelandese nel 1993 dirige il suo film più noto, Lezioni di piano, con il quale ha vinto l’Oscar alla migliore sceneggiatura originale e la Palma d’oro al Festival di Cannes. Per i suoi lavori è considerata una femminista: spesso racconta di donne oppresse o in condizioni sfavorevoli. Suo è anche Ritratto di signora (1996) – basato su un romanzo di Henry James e In the Cut (2003) – dove è anche sceneggiatrice. Entrambi i film vedono come protagonista una bravissima attrice, tanto per restare in tema: Nicole Kidman.
    7. Kathryn Ann Bigelow, primato da Oscar.
      Il suo primo successo è Point Break – Punto di rottura (1991), vicenda ad alta tensione a base di inseguimenti e rapine in banca, con i giovani Keanu Reeves e Patrick Swayze, diventato cult movie iconico degli anni ’90.
      Ma il futuro ha riservato ben altro per Kathryn Ann Bigelow: è la prima donna a vincere il premio Oscar al miglior regista nel 2010 con il film The Hurt Locker di cui era anche produttrice. The Hurt Locker, film bellico ambientato in Iraq che segue le vicende di un gruppo di militari statunitensi è stato inizialmente poco considerato, ma si è rivelato un grande successo di critica. Agli Oscar su otto candidature si è aggiudicato sei premi: miglior film, miglior sceneggiatura originale, miglior montaggio sonoro, miglior sonoro, miglior montaggio e miglior regia. Cosa che, come dicevamo, ha reso la Bigelow la prima donna in assoluto, in settant’anni di storia del premio, ad ottenere questo riconoscimento. Il film ha vinto anche moltissimi altri premi, tra cui quello della Directors Guild of America, il BAFTA, il Satellite Award e una candidatura al Leone d’oro di Venezia.
      Da vedere anche il suo Zero Dark Thirty (2012).