Approfondimenti

12 settembre 2019

Cinema e giornalismo. Intervista a Giovanni De Mauro

di Giulia Sambo
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Il caso Spotlight, Truth – Il prezzo della verità e il più recente The Post, solo per citarne alcuni. Sono i film celebri che hanno portato sul grande schermo l’affascinante e allo stesso tempo difficile mestiere del giornalista, fatto di conquiste ma anche di inevitabili compromessi.

A proposito de Il caso Spotlight, incentrato sull’inchiesta che ha portato a scioccanti rivelazioni sui preti pedofili negli Stati Uniti, è stato descritto come “una pellicola che espone gli errori e i limiti del giornalismo. Per esempio l’incapacità di leggere per tempo i segnali più evidenti”. Ma allora come si fa buon giornalismo?

Lo abbiamo chiesto a Giovanni De Mauro, autore della recensione del film due volte Oscar nel 2016, e fondatore e direttore del settimanale Internazionale.

 

Quali sono le sfide del buon giornalismo oggi (e di un buon giornale)?

Una delle cose che ho imparato in questi anni è che generalizzare è sempre sbagliato. E che tutti i giornali sono diversi. I tratti che caratterizzano un buon giornale in un paese non sono necessariamente gli stessi in un altro. La mia dunque è una risposta molto soggettiva: per me fare buon giornalismo è cercare di fare bene il proprio lavoro. Ognuno di noi è consapevole di qual è la cosa giusta da fare; quindi di fronte a ogni decisione, piccola o grande, sa come dovrebbe comportarsi. Significa rispettare i lettori e le lettrici, cercando di fare bene il giornale, stimolando ed esprimendo opinioni diverse dalle aspettative.

Quali sono gli errori e i limiti del giornalismo oggi?

Nel caso di Internazionale, il limite principale è dato dall’idea stessa del giornale (pubblicare solo articoli usciti sulla stampa straniera). Questa è certamente una potenzialità, un elemento distintivo, un punto di forza che in qualche misura può rappresentare anche un limite: partiamo sempre dal risultato finale del lavoro dei giornalisti di tutto il mondo. È vero che abbiamo a disposizione gli articoli provenienti da tutto il pianeta, e in tempo reale, ma è anche vero che non possiamo modificare in nessun modo il materiale che selezioniamo. Spesso ci capita di non riuscire a trattare un argomento per l’assenza di articoli stranieri che ne parlino in modo convincente. Certamente per fare buon giornalismo la capacità di ascolto e di interpretazione dei segnali è fondamentale e, come dimostrato in Il caso Spotlight, spesso arriva da chi guarda al problema con occhi esterni.

Obiettività ed emozioni, testa e cuore: da che parte deve stare il giornalista?

Per me un giornalista senza emozioni e senza cuore è un giornalista che rischia di diventare cinico. Viceversa un giornalista non obiettivo, senza testa, è un giornalista che rischia di trovarsi a fare un altro mestiere. Per esempio quello di militante o attivista politico. Però per definizione un giornalista non può essere obiettivo: è un mestiere che presuppone un fortissimo grado di soggettività, nelle scelte che si fanno e perfino nei dettagli che si decidono di raccontare e in quelli che si decidono di tralasciare. Il giornalista deve ricercare l’onestà anche nel dichiarare le proprie opinioni. Tutti noi alla fine stiamo da una parte o dall’altra. Su questo non possiamo ingannare il lettore.

Il giornalismo sul web: l’informazione perde qualità rispetto alla carta stampata?

Non credo. Grandi quotidiani stranieri come il New York Times e Le Monde dimostrano che sul web un giornale può essere almeno altrettanto rilevante e qualitativamente importante. Ormai infatti, com’è giusto che sia, chi legge sulla carta e chi naviga sul web valuta prima di tutto i contenuti senza preoccuparsi troppo del mezzo. A mio parere l’informazione veicolata sul web non dovrebbe perdere qualità, anche se in molti casi questo accade.

Nella sua carriera le è capitato di avere tra le mani delle notizie che volutamente ha scelto di non pubblicare?

Come redazione non ci è mai capitato. Ci sono state sicuramente notizie che possiamo aver sottovalutato o che possiamo non aver dato con la rilevanza che avrebbero meritato. Ci sono state anche notizie che potevamo dare diversamente, ma non abbiamo mai omesso informazioni per scelta o autocensura. In tutti questi anni siamo stati sempre liberi di pubblicare il giornale che volevamo, errori e sottovalutazioni comprese. Tutto quello che abbiamo pubblicato è sempre stato frutto di nostre scelte, libere e consapevoli.