Approfondimenti

1 maggio 2018

Cinema e lavoro: lo specchio dei nostri tempi

di Anna Martellato
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Ci chiediamo spesso, e soprattutto in giornate come questa, come il primo maggio, la giornata del lavoro: qual è il ruolo del cinema?

La risposta, in realtà, è proprio nella domanda. Il cinema ha un ruolo. L’ha sempre avuto. Di offrire uno spaccato, di denuncia, di critica, di approfondimento. A volte, poi, certi film e certi temi analizzati, sono un insieme di tutte queste cose, e sono il riflesso vivido della società in cui viviamo. Con i suoi problemi, con le sue regole, con la sua logica spesso contorta dove situazioni e condizioni al limite del sopportabile sono sì esempi estremi, ma estremamente reali.

Ecco allora che il cinema torna al suo ruolo privilegiato: quello cioè di portare alla luce, svelare e imprimere il nostro passaggio nella storia. E, sorprendentemente, farci scoprire, come in un lucido momento di rivelazione, ciò che siamo e ciò che scegliamo di essere.

Abbiamo scelto tre film sul mondo del lavoro di oggi, quello che contraddistingue i problemi dei nostri giorni, il riflesso della nostra società che (senza per questo voler fare di tutt’erba un fascio) ha perso forse di vista ciò che vale davvero.

Full monty (1997)
Film ormai cult, quello di Peter Cattaneo, che con ironia e discrezione da commedia riesce a diventare un film ironico ma intelligente. A Sheffield, maggior centro siderurgico britannico, sono finiti i bei tempi degli anni ’60. Acciaierie e fabbriche hanno chiuso i battenti, il lavoro si è automatizzato e molti operai sono stati licenziati. Tra questi c’è Gaz, separato dalla moglie alla quale è stato affidato anche il figlio adolescente che però, nonostante tutto, è disposto a dare ancora fiducia al padre. Intorno a Gaz si muove un gruppo di amici, tutti disoccupati ed in cerca di una soluzione. C’è anche Gerald che era un dirigente e che ancora non ha trovato il coraggio di dare la notizia alla moglie. Alla ricerca di un occasione, Gaz lancia l’idea di allestire un numero di striptease per raggranellare qualche soldo.

Due giorni, una notte (2014)
Sandra ha solo un fine settimana per riuscire a convincere i suoi 16 colleghi – con l’aiuto del marito – a sacrificare i loro bonus in modo che lei possa mantenere il suo posto di lavoro. Con Marion Cotillard, per la regia dei fratelli Jean-Pierre Dardenne e Luc Dardenne, questo film dà uno spaccato di una “guerra tra poveri”, una condizione sociale (e umana) in cui sempre più spesso siamo immersi.
Ottima l’interpretazione della Cotillard, un personaggio vero, umile senza umiliarsi, e fragile. La sua fragilità rappresenta tutti noi.

Tutta la vita davanti (2008)
Per la regia di Paolo Virzì, con Isabella Ragonese e tratto dal libro di Michela Murgia, Tutta la vita davanti racconta una storia di oggi (malauguratamente comune): una ragazza laureata finisce, come tanti della sua generazione, in un call center, alle prese con precariato lavorativo e sentimentale, colleghi alienati non meno dei loro dirigenti. Una commedia grottesca e surreale, ma non per questo meno realistica e a tratti poetica, che racconta il difficile inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Il vero nodo del film è: fino a che punto possiamo spingerci? Le risposte sono da ricercarsi non solo fuori ma anche dentro di noi: etica, ambizione, umanità, necessità.