Approfondimenti

8 marzo 2018

Il cinema per l’emancipazione femminile e il futuro di #MeToo

di Anna Martellato
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Come l’onda (diventata tsunami) come può diventare il primo mattone di una nuova società.

È partito tutto con una rivelazione e da allora l’onda di #MeToo non si è più fermata. Diventando tsunami. E, come ogni tsunami, ha inondato ogni cosa, trascinando nella sua corrente tutto (e il contrario di tutto).

Abbiamo visto i red carpet tingersi di abiti neri ai BAFTA e ai Golden Globes, dove il tema è stato ampiamente trattato. Anche Oprah Winfrey ne ha parlato, ritirando il Cecil B. de Mille Award e facendo commuovere chi la ascoltava. “Quindi stasera voglio esprimere gratitudine a tutte le donne che hanno sopportato anni di abusi e assalti perché loro, come mia madre, avevano figli da sfamare e bollette da pagare e sogni da seguire”. L’icona americana ha concluso il suo ringraziamento così: “Lei ha vissuto, come noi tutte abbiamo vissuto, troppi anni fa in una cultura distrutta da uomini brutalmente potenti. E per troppo tempo, le donne non sono state ascoltate o credute se avessero osato dire la loro verità sul potere di quegli uomini. Ma il loro tempo è finito. Il loro tempo è finito.

Ma oggi, a cinque mesi dallo scandalo Weinstein e degli uomini del mondo del cinema che hanno perpetrato abusi (o supposti tali) per anni, cosa resta di #MeToo?

La campagna #MeToo ha travolto ogni cosa, lanciata da Alyssa Milano, protagonista della serie tv cult degli anni ’90 Streghe: da allora, una serie di condanne mediatiche a produttori e attori ha rotto il muro del silenzio. Ma ha anche aperto una caccia alle streghe che evoca tanto le pratiche in uso durante la rivoluzione culturale cinese, quando “chi s’insubordinava veniva messo alla berlina”, ha dichiarato Pascal Bruckner, filosofo, scrittore e polemista francese che il 4 marzo scorso su Repubblica ha rilasciato un’intervista (da leggere, ritagliare e incorniciare). Così, ogni settimana deve avere il suo mostro, ogni attrice deve denunciare il suo porco; “dalla campagna francese sorella di #meetoo, #balancetonporc, denuncia il tuo porco”.

Ma siamo sicuri di non fare troppa confusione? Siamo sicuri che una avance (misurata), un corteggiamento, sia equivalente a una molestia, a una violenza, a una prevaricazione anche psicologica?
Alcune femministe sostengono non ci sia differenza tra violenze simboliche, verbali e fisiche, con il risultato che non si fa distinzione tra uno stupro, che è reato, la molestia, che è infrazione di legge e quella zona grigia di cui sempre parla Brukner, che è fatta di tutto il resto: sguardi, sorrisi (una differenza che invece bisogna fare, è capire quando queste avance non sono gradite e, quindi, tornare al proprio posto).
Siamo sempre in Francia, e le attrici sono mostri sacri come Catherine Millet e Catherine Deneuve, che, insieme ad altre parigine colte e brillanti ha pubblicato una lettera aperta sul tema, difendendo la “libertà di importunare”.

Le donne sono insorte, e a giusto titolo, contro le aggressioni, contro le molestie e contro quel sistema di prevaricazioni che per troppo tempo, nel mondo dello spettacolo, è stato dato “per scontato”. Tutti sapevano, tutti tacevano. Ora c’è una cosa che le donne devono avere il coraggio di fare, dopo questo tsunami che ha travolto tutto e tutti, ed è la grande scommessa sul futuro di #MeToo: fare ordine tra le macerie e costruire, giorno dopo giorno, una nuova consapevolezza. Partendo dalle donne, ma senza escludere da questo gli uomini. Il rispetto è, e deve essere, un valore condiviso, senza distinzione di sesso: non una caccia alle streghe.

Oggi, 8 marzo, vogliamo festeggiare con tre film che parlano di donne che non si sono arrese e che hanno iniziato, grazie al loro coraggio e alla loro forza, a costruire quel mondo che vorremmo.

We Want Sex (2010)
Al centro di questo film con protagonista Sally Hawkins, lo sciopero del 1968 delle operaie di una ditta della Ford. Le donne chiedevano fosse loro riconosciuta la stessa retribuzione dei loro colleghi maschi. Alla fine troveranno l’appoggio del minsitro Barbara Castle e vedranno accolte le loro richieste con l’approvazione dell’Equal Pay Act del 1970. Molto attuale, visto che oggi la disparità di stipendio, almeno in Italia, è una realtà.

The Help (2011)
Siamo nel Mississippi degli anni ’60: segregazione razziale e discriminazione sessuale si incrociano. La storia è infatti quella della giovane Skeeter (Emma Stone), ragazza bianca di buona famiglia che decide di raccontare in una serie di articoli le difficili condizioni di lavoro delle collaboratrici domestiche di colore che vengono sfruttate in tutto il Paese. Il suo sforzo cambierà per sempre la vita di queste persone.

La battaglia dei sessi (2017)
Il film racconta il leggendario incontro sportivo tra la campionessa di tennis Billie Jean King e lo sfidante Bobby Riggs, passato alla storia come La battaglia dei sessi.
1973, l’attempato Riggs (Steve Carell) sfila ancora sul campo come una star in passerella: “Non dico che le donne non dovrebbero stare in campo, altrimenti chi raccatterebbe le palle!”. La sfida è aperta. La giovane Billie Jean King (Emma Stone), paladina della lotta contro il sessismo, ascolta e memorizza le provocazioni dell’arrogante avversario, perché medita di rispedirle al mittente con un dritto e un rovescio direttamente sul campo di Houston. Il risultato del match è storia.