Approfondimenti

26 aprile 2017

Cinema e Resistenza, 3 film sull’argomento

di Anna Martellato
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Cinema e Resistenza. Un binomio quasi indissolubile per un’arte come il cinema che ha il dovere di raccontare, che è lo specchio di quanto ci accade intorno. Il cinema con i suoi film è testimonianza, è denuncia, è memoria. Ma è anche un modo per esorcizzare uno dei periodi più bui della nostra storia.

Ma cos’è la Resistenza? Perché la festeggiamo il 25 aprile? La Resistenza è il termine con cui si designa l’insieme dei movimenti politici e militari che in Italia, dopo l’armistizio, si opposero al nazifascismo nell’ambito della guerra per liberare il nostro Paese. Gli orientamenti politici riuniti sotto il cappello della Resistenza erano molteplici: comunisti, azionisti, monarchici, socialisti, democristiani, liberali, repubblicani, anarchici. Ma la maggioranza era riunita nel Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), i cui partiti avrebbero più tardi costituito insieme i primi governi del dopoguerra. Molti attori politici del Novecento che hanno ricoperto cariche di primaria importanza (tra cui Sandro Pertini, settimo Presidente della Repubblica) furono partigiani.

Ma, come la storia ci ha insegnato quell’8 settembre 1943 non fu la fine della guerra. Fu l’inizio. Porta la data del 25 aprile il giorno della Liberazione: un giorno fondamentale per la storia d’Italia che ha assunto un particolare significato politico e militare, in quanto simbolo della vittoriosa lotta di resistenza attuata dalle forze partigiane a partire dall’8 settembre 1943.

Ecco i film più belli che il cinema ci regala su questo periodo storico. Da non perdere.

Roma città aperta (1945). Struggente film di Roberto Rossellini che ha fatto scuola (e storia). Una delle opere più rappresentative della corrente del Neorealismo per far aprire gli occhi alla gente sulle atrocità della guerra che ancora aleggiava tutt’intorno. Iniziato nel gennaio del 1945, quando una parte dell’Italia non era ancora stata liberata, il film rielabora fatti e personaggi reali della resistenza nella capitale. Leggiamo così la Resistenza attraverso le storie dei preti Giuseppe Morosini e Pietro Pappagallo nel personaggio interpretato da Aldo Fabrizi, la morte di Teresa Gullace, uccisa mentre cercava di parlare col marito arrestato dai tedeschi rivisto nella popolana interpretata da Anna Magnani. Numerosi personaggi del film sono ispirati a figure reali del periodo dell’occupazione nazista di Roma, come don Pietro Pellegrini, ispirato a fon Pietro Pappagallo, che in fase di sceneggiatura fu modellato alla figura di don Giuseppe Morosini, arrestato dalla Gestapo, torturato, ucciso. Così come il personaggio della Magnani, ispirato a Teresa Gullace, madre di cinque figli e in attesa di un sesto, uccisa da un soldato nazista perché protestava per suo marito imprigionato alla caserma dell’81esima Fanteria. Con Roma città aperta la storia mostra orrori che prima teneva nascosti. E lo spettatore non può più fare finta di niente e girarsi dall’altra parte.

Accadde al commissariato (1954). Gli anni ’50 sono anni in cui l’Italia vuole lasciarsi alle spalle la tragedia che l’ha travolta durante la Seconda guerra mondiale. Ecco allora apparire le (burlesche, ironiche, ma mai oltraggiose) prese in giro di Alberto Sordi, che in un episodio del film Accadde al commissariato interpreta un conte decaduto, il nobile Alberto Tadini, il quale rivendica di aver fatto la Resistenza, sul fronte interno naturalmente… Il film è una commedia italiana in cui si mostra ironicamente quel che succede (o potrebbe succedere) a Roma in un ipotetico commissariato di polizia, nello spazio di ventiquattr’ore: una compagnia di rivista, ridotta sul lastrico per la fuga dell’amministratore; due giovani coniugi si tradiscono e si ingannano in mille modi; un bimbo, abbandonato dalla madre (che alla fine verrà a riprenderselo), un giovane fannullone che esce per le strade col gonnellino alla scozzese e viene arrestato. Oltre a Sordi ritroviamo attori noti come Walter Chiari e Lucia Bosé.

Il generale Della Rovere (1959). Torna Roberto Rossellini con un grande film con protagonista il grande Vittorio De Sica. Questa la trama: al tempo dell’occupazione tedesca un truffatore di nome Bertone, che è sempre vissuto di espedienti, viene arrestato dalle SS: è accusato di essersi fatto versare delle somme dai parenti dei fucilati e dei deportati, vantando inesistenti aderenze presso il Comando tedesco. Ora lo stesso Bertone è esposto al pericolo di essere fucilato; ma all’alto ufficiale che lo interroga viene l’idea di valersi dell’abilità dimostrata dall’imputato nel tessere imbrogli per i suoi fini. Gli offre quindi la libertà se acconsente ad entrare nel carcere di San Vittore, figurando di essere il generale badogliano Della Rovere, così da poter raccogliere le confidenze dei prigionieri politici ivi detenuti e procurare alle SS preziose informazioni. È una nuova lettura della Resistenza, un modo per invitare a riflettere, più che ad aprire gli occhi come invece era lo scopo di Roma città aperta. Un altro modo per capire, per ricordare e per fare della memoria il gene più forte del nostro Dna.