Approfondimenti

20 agosto 2019

Cinque anni senza Robin Williams: perché ci manca così tanto

di Giulia Sambo
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Sembra incredibile, eppure sono già passati cinque anni dalla morte di Robin Williams. L’11 agosto 2014 il mondo perdeva per sempre uno dei suoi talenti più grandi. Il Re del sorriso – non per forza di felicità, spesso anzi di velata malinconia – lasciava il suo amato pubblico a bocca aperta, per l’ultima volta.

Cinque anni fa Robin Williams salutava tutti con un gesto coraggioso e disperato, a soli 63 anni, nella sua casa di Tiburon (San Francisco).

Cinque anni dopo quel triste giorno Robin Williams ci manca. Terribilmente. Ci mancano i suoi show e le sue interpretazioni, ci mancano la sua bravura innata e le sue capacità di trasformista. Ci manca ogni singolo Robin che abbiamo assaporato in ogni suo film.

Ci manca per il suo anticonformismo

Sul set Robin Williams non ha mai avuto paura di lasciarsi andare alle emozioni, non ha mai temuto il giudizio altrui. Nel capolavoro diretto da Barry Levinson Good morning, Vietnam (1987), on air alla radio esclama: “Radio Saigon! Sempre meglio di Radio saigonorrea o ci vuole la penicillina!”; è un disk-jockey anticonformista che esprime se stesso no matter what, divenendo presto il più seguito dalle truppe americane. Ostacoli a parte, ci ha insegnato ad avere il coraggio delle nostre azioni.

Ci manca per la sua creatività

Sul grande schermo Robin Williams ha sempre avuto il privilegio di – e la personalità per – essere libero da regole e restrizioni. Intelligente e innovativo, ne L’attimo fuggente di Peter Weir (1989) ci ha conquistato con il suo amore per la letteratura e i suoi modi stravaganti di trasmetterlo agli altri. “Qualunque cosa si dica in giro, parole ed idee possono cambiare il mondo”, ripete con entusiasmo ai suoi ragazzi. Ci ha indicato la via per il successo, mostrandoci l’importanza della creatività.

Ci manca per la sua umiltà

Non dica così, non c’è spazzatura nel sentimento! Il sentimento è immaginazione, è passione, è bellezza. E poi… si trovano cose bellissime nella spazzatura”. Robin Williams è stato più sostanza, che immagine. Nel corso della sua carriera ha prestato il volto a personaggi di ogni genere, riuscendo a dare dignità anche ad un barbone. Come in La leggenda del Re Pescatore (1991) di Terry Gilliam, Leone d’Argento a Venezia, in cui interpreta il clochard Parry. Ci ha insegnato che l’apparenza spesso inganna.

Ci manca per la sua simpatia

Con i suoi personaggi Robin Williams ha fatto ridere intere generazioni di bambini. “Ehi, scusa un momento. No, dico ce l’avessi con me? Mi hai strofinato la lampada?! Mi sei venuto a svegliare?! Mi hai portato qui?! E adesso mi vorresti piantare in asso?!? Ma io non credo proprio! Te lo puoi scordare! Io esaudisco i tuoi desideri, quindi SEDUTO! In caso di emergenza le uscite sono qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, dovunque! I signori passeggeri sono pregati di allacciare le nappe di sicurezza. Si paaaaaaaaaaaarteeeeeeeee!”. Una sola parola: Aladdin (1992).

Ci manca per le sue doti nascoste

Perché Robin Williams ci è piaciuto (e continua a piacerci) così tanto? Perché ogni volta è riuscito a stupire, superando le aspettative di pubblico e critica. In Mrs. Doubtfire – Mammo per sempre di Chris Columbus (1993), diventa addirittura donna e dona al mondo una delle sue interpretazioni meglio riuscite. “Esistono tanti tipi diversi di famiglia. […] Ma se c’è l’amore, cara, quello è un legame autentico”: ci ha illuminato anche con un reggiseno e un paio di calze addosso.

Ci manca per la sua saggezza

Nel suo brillante percorso di attore, Robin Williams si è sempre prestato alla perfezione per il ruolo del saggio; in Will Hunting – Genio ribelle di Gus Van Sant (1997) è un acuto e sensibile psicologo che si prende l’incarico di aiutare il giovane Will. “Avrai dei momenti difficili, ma ti faranno apprezzare le cose belle alle quali non prestavi attenzione”; così ci ha donato perle di saggezza che custodiremo per sempre nel cuore, frasi celebri che condivideremo con tutti all’infinito.

Ci manca per il suo sorriso

Aggiungiamo contagioso. Robin Williams è stato il Re del sorriso al cinema, come abbiamo già sottolineato in apertura. E lo ricorderemo per sempre così, sorridente. “Ridere non è solo contagioso, ma è anche la miglior medicina”, è convinto di questo in Patch Adams di Tom Shadyac (1998) mentre indossa camice bianco e naso rosso da clown. E allora prendiamola tutti con un sorriso, la vita.

Ridiamo e rideremo ancora pensando a te, Robin.