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29 novembre 2016

Clint Eastwood, “brutale” regista 86enne che ancora non molla

di Giulia Sambo
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Clint Eastwood, “brutale” regista 86enne che ancora non molla

Sarà anche bravo, cinematograficamente parlando – nel 2005 ha vinto un Oscar al miglior film e al miglior regista (Million Dollar Baby) e in carriera ha contribuito alla realizzazione di capolavori apprezzatissimi –, ma il personaggio Clint Eastwood o lo si ama o lo si odia. Urlando al mondo le sue opinioni politiche, con poca delicatezza e senza mezzi termini, è riuscito ad attirare a sé critiche e antipatie. Ha rimarcato la sua irremovibilità e rigidità di pensiero, è andato contro la maggioranza dicendo che Trump ha capito molte cose e che non se ne può più del politicamente corretto. In poche parole è riuscito a essere particolarmente “brutale”. Ecco. C’è da sapere che il 1 dicembre esce al cinema Sully, film in cui dirige Tom Hanks (tra l’altro di idee politiche opposte) e racconta la storia vera del pilota eroico Chesley Sullenberger. A 86 anni Clint, roccia tenace, non ne vuole sapere di fermarsi e continua ad esprimere le sue idee. Nel bene e nel male.

Trump e “l’epoca dei leccaculo”. Durante la campagna presidenziale americana, Hollywood ha preso posizione. Tra le voci più graffianti e definite, quella di Clint Eastwood, il quale si è esposto senza timore su Trump. “Lui ha capito molte cose – avrebbe detto in un’intervista – perché segretamente tutti si stanno stancando del politicamente corretto, di leccare il culo. È un’epoca di leccaculo quella in cui ci troviamo adesso. Siamo davvero in un’epoca di fighetti. Tutti camminano sulle uova. Vediamo gente accusare altra gente di razzismo e cose del genere. Quando sono cresciuto io, quelle cose non erano chiamate razziste”. Nelle ore successive alla vittoria del candidato repubblicano, il profilo Twitter di Eastwood è impazzito – sono anche sorti i primi dubbi sulla reale identità del gestore della pagina – in ogni caso in molti sono stati concordi nell’affermare che con Donald Trump ha vinto l’America rappresentata da Eastwood.

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America great again. Spesso i film di Eastwood, proprio come la campagna di Trump, dipingono un Paese di eroi, persone tese a raggiungere il proprio obiettivo, che non si arrendono e non hanno paura di andare controcorrente. Anche Sully, biopic in sala dal 1 dicembre – presentato in anteprima al Torino Film Festival – ha come protagonista un eroe dei giorni nostri, un pilota di aerei appunto (Sullenberger) che dopo aver salvato 155 vite in un ammaraggio, ha dovuto affrontare un lungo (e ingiusto?) calvario giudiziario. Un professionista che in emergenza ha agito d’istinto e ha salvato vite umane, pur non rispettando il protocollo – per davvero, nel 2009. Eastwood mette a fuoco il paradosso legato alla vicenda, stimolando il pubblico alla riflessione. Il suo 35esimo film da regista ci piacerà?

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Eastwood osso duro. Osso duro? Non nel film La vendetta del mostro (1955), per il quale ha ottenuto il suo primo ruolo: nella storia interpreta un tecnico di laboratorio mite e affabile. Difficile a crederci. Poi Eastwood ha iniziato a definire la sua personalità forte e marcata anche sul grande schermo. In Italia ha trovato la fama con la trilogia del dollaro di Sergio Leone, ma non sempre ha avuto fortuna: all’inizio il suo pomo d’Adamo sporgente gli ha creato qualche difficoltà. Ha rifiutato sia il ruolo di James Bond sia quello di Superman, ha composto da solo – sì perché è anche musicista e compositore – la colonna sonora del suo Million Dollar Baby. Anche nella vita privata non si è fatto mancare nulla: Eastwood ha avuto sette figli da cinque donne.

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