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9 aprile 2019

Da 3MsC a Lo Spietato: la carriera di Riccardo Scamarcio

di Gaia Giuffredi
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Da 3MsC a Lo Spietato: la carriera di Riccardo Scamarcio

Dimenticate il bad boy dei primi anni duemila.
Dimenticate il ragazzaccio dall’occhio verde e il giubbotto di pelle, che con la sua espressione tormentata aveva fatto cadere ai propri piedi stuoli e stuoli di ragazzine.

Riccardo Scamarcio è cresciuto, signori e signore, e con lui i ruoli che interpreta.
E la sua ultima fatica lo dimostra.

Lo Spietato sarà disponibile su Netflix a partire dal 19 aprile e prima in sala dall’8 al 10 aprile. Il film vuole raccontarci una storia vera, quella del criminale Sante Russo, ed è “una specie di commistione di diversi generi cinematografici, una storia di gangster, ma anche una comedy e un racconto del sociale nella Milano del boom economico degli ’80 racconta il regista Renato De Maria.

Tratto dal romanzo Manager Calibro 9 di Luca Fazzo e Piero Colaprico, è un film che colpisce per il suo tono scanzonato, per il ritmo brillante e soprattutto per l’interpretazione del suo protagonista, appunto Scamarcio.

Racconta della Milano del gioco e del fumo, della violenza e degli affari.
È l’ascesa di un criminale, che cresce entrando e uscendo dal riformatorio e vede in quella vita al limite l’unica possibile per lui, l’unica che potrebbe davvero soddisfare tutti i suoi bisogno, più di una onesta.
Un genere che in Italia piace. Ma, soprattutto, un ruolo non del tutto estraneo a Scamarcio.

Andiamo con calma, però, e ripercorriamo la sua carriera con i suoi film più famosi, vedendo cosa l’ha portato a diventare l’attore che conosciamo noi oggi.

1. Tre metri sopra il cielo (2004)

Non è il suo primo ruolo, ma sicuramente è quello che l’ha consacrato come attore di culto degli adolescenti: il suo Step, personaggio del romanzo di Federico Moccia, verrà anche premiato con il Globo d’Oro come miglior attore esordiente.

Quante erano innamorate di lui all’epoca? In quanti avevano sbavato male per quel personaggio così ribelle dal cuore tenero?

Se anche il film non è mai stato considerato un capolavoro dalla critica, è di certo una pellicola che, nel bene o nel male, ha segnato una generazione. E, cosa non da poco, ci ha fatto conoscere Riccardo Scamarcio.

2. Romanzo criminale (2005)

A dirigerlo è Michele Placido, che lo sceglie per “il Nero”, un neofascista senza scrupoli.

Di nuovo è un personaggio tratto da un libro, quello di Giancarlo De Cataldo, ma è la sua prima volta come criminale e l’interpretazione convince il grande pubblico.

Non un ruolo da protagonista qui, ma Scamarcio è comunque in grado di ritagliarsi una parte che, fino a qualche pellicola prima, avremmo ritenuto impossibile per lui.
Sfrutta la sua aria da duro e si cala in un personaggio violento, risultando più che credibile a chi lo guarda.
Quando verrà girata la serie tv, non saranno in pochi quelli che dovranno abituarsi a un nuovo “Nero”.

3. Mine vaganti (2010)

Forse la sua interpretazione più commuovente è quella che regala in questa pellicola di Ferzan Ozpetek. Girata nella sua Puglia, lo vede vestire i panni di un omosessuale deciso a dichiararsi alla propria famiglia, che però viene anticipato in questa sua scelta dal fratello maggiore.

Convinto di non poter dare un altro dispiacere ai genitori e ai parenti, il Tommaso di Scamarcio fa un passo indietro, visto anche l’infarto che ha colpito il padre alla dichiarazione del fratello.

Delicato e tormentato, questo personaggio è alla ricerca di se stesso e di una sicurezza che solo l’affetto e l’accettazione di una famiglia ti possono dare. Scamarcio lo interpreta alla perfezione.

4. Loro (2018)

Qui è Sergio Morra, un talent scout, se così lo possiamo definire, che ha un unico scopo nella vita: conoscere Lui, dietro la cui maiuscola e aura di mistero e potere si nasconde Silvio Berlusconi.

Lascia la sua Taranto e ha un piano: sa cosa piace al politico più potente in Italia – siamo nel 2006 -, sa come avvicinarlo. Sarà la sua scuderia di ragazze avvenenti il suo biglietto da visita, il suo lasciapassare per quella villa che è la sua meta. Per quella vita che non ha fatto altro che sognare e inseguire da sempre.

È ispirato alla figura di Gianpaolo Tarantini, che però si è dissociato completamente dal modo in cui è raccontata la vicenda, da quelle “cene eleganti” che l’ex premier era solito dare.

Dunque ne ha fatta di strada Riccardo Scamarcio, da quando era il “bello e dannato” del nostro cinema.
Quel ragazzo che a soli sedici anni si era trasferito a Roma e ha puntato tutto su se stesso e sulla carriera di attore ha vinto la scommessa, dimostrando che con lo studio e con l’impegno si può arrivare dovunque. I premi sono dalla sua.

Un curriculum denso di interpretazioni importanti e forti, anche.

Dicono di lui che lascia il segno, che i suoi personaggi ti entrano dentro grazie alle mille sfaccettature che è in grado di far risaltare.

Che dire, dunque, se non che aspettiamo con ansia di vederlo nei panni di Sante Russo per applaudirlo ancora una volta?