Approfondimenti

11 maggio 2018

Dalì e il cinema: un sogno lungo una vita

di Anna Martellato
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Orologi molli, occhi giganti, simboli di una vita in bilico tra surreale e reale. Se vi siete mai chiesti come sarebbe vivere in un mondo tra fantasia e realtà, tra genialità e delirio, ispiratevi a Salvador Dalì.

Oggi festeggiamo il giorno della sua nascita, avvenuta a Figueres, in Spagna, l’11 maggio 1904. La sua vita fu strana fin dal principio: dopo tre anni dalla morte del primo fratello, il padre pensò bene di chiamarlo allo stesso modo. Il suo carisma e la sua arte si impongono presto: è appena adolescente quando espone i primi dipinti al teatro comunale della sua città, riscuotendo un certo apprezzamento dalla critica.

Sono gli anni della rottura con il passato, del futurismo, della tecnica che inizia a dilagare nelle arti e nelle vite, seppur ancora sia molto limitata. Sono gli anni in cui la società cambia, le élite si frazionano e scompare il mondo dorato di fine ‘800. Sono gli anni che precedono due conflitti mondiali, due bombe atomiche, la conquista dello spazio e l’avvento di internet. È proprio in questi anni dove il ‘900 è solo un embrione, che anche le arti guardano altrove.

Cubismo, dadaismo, futurismo e surrealismo. Proprio in questa fucina di avanguardie Dalì conquista la scena con immagini, oggetti surreali, simboli che richiamano alla psicanalisi freudiana.

Anche il legame col cinema del pittore spagnolo e il è forte: Dalì ha avuto un sodalizio intellettuale, oltre che con il poeta Federico Garcia Lorca, anche da Luis Buñuel, regista per cui ha prodotto scenografie teatrale e cinematografica. Non solo Bunuel: anche Walt Disney e Alfred Hitchcock sono stati fatalmente attratti dal mondo di Dalì… Vediamo in quali film.

Un chien andalou (1929)
Questo film di Buñuel è un cortometraggio di 17 minuti famoso proprio per la sua particolare scena d’apertura: si vede un occhio umano squarciato con un rasoio. In verità l’occhio non appartiene a una persona, ma a un vitello morto. Nonostante il montaggio faccia credere che appartenga alla donna a cui il regista stesso sta tenendo l’occhio sinistro ben aperto con la forza, dopo aver affilato un rasoio, fa una certa impressione. E anticipa i tempi.

L’âge d’or (1930)
Il secondo film prodotto insieme a Buñuel si intitola L’âge d’or e venne girato nel 1930 a Parigi, ma fu boicottato da fascisti e gruppi antisemiti, che fecero irruzione nella sala di registrazione. In questo film l’immaginario simile a quello dei sogni si mescola al mondo reale: le inquadrature e le immagini cambiano all’improvviso e le scene si interrompono conducendo lo spettatore in una direzione completamente diversa da quella che stava seguendo solo un momento prima.

Io ti salverò (1945)
Una sua chicca di Dalì la troviamo anche qui, in uno dei film più psicoanalitici di Alfred Hitchcock, Io ti salverò, dove John Ballantyne, un giovane Gregory Peck che soffre d’amnesia e che si sospetta essere un assassino, c’è una sequenza onirica in cui sono presenti delle scenografie firmate Dalì. Fu proprio Hitchcock a chiedere all’artista di rappresentare graficamente alcune scene del sogno del protagonista del film, ma queste non piacquero al produttore, Selznick. Benché si sia fatto uso della maggior parte delle immagini di Dalí, fu tagliata una sequenza onirica in cui Ingrid Bergman (la protagonista femminile) si trasformava in una statua della dea Diana. Qui c’è tutt’oggi un piccolo mistero: la pellicola di questa scena è andata perduta, anche se restano delle immagini. Nel progetto originario la scena del sogno doveva durare circa venti minuti e comprendere anche una scena in una sala da ballo con dei pianoforti sospesi e delle figure immobili che fingevano di danzare, ma non fu girata.

Destino (1945-2003)
Ebbene sì: Dalì collaborò anche con Walt Disney. Il progetto risale al 1945 ed è un cartone animato intitolato Destino, che però non fu completato a causa di difficoltà economiche legate alla Grande Guerra: è stato però terminato nel 2003 da Baker Bloodworth e Roy Disney. In questo breve film di animazione, con le musiche eseguite dal cantautore messicano Armando Dominguez, ci sono immagini surreali di vari personaggi che volano, camminano e danzano. Il cortometraggio dura 6 minuti e 32 secondi e rappresenta un personaggio disneyano con le fattezze di una principessa, che interagisce con scene e figure surreali tipiche dell’opera di Salvador Dalí.
Da vedere!