Approfondimenti

21 agosto 2017

Dirty Dancing ci fa ballare da 30 anni

di Silvia Pegurri
Continua a leggere

La danza ha sempre avuto il potere di liberare gli uomini da preoccupazioni e problemi, in una sorta di catarsi quasi magica.
È proprio su questo potere che si basa il celebre film Dirty Dancing, che oggi compie 30 anni.

Scritto da Eleanor Bergstein e diretto da Emile Ardolino, è la prova che non c’è bisogno di attori famosi e di un grande budget per creare un successo, ma di una buona storia e molta passione. È infatti entrato subito nell’immaginario comune come uno dei film più romantici e spontanei di sempre. Infatti nonostante le coreografie siano studiate fino al minimo dettaglio, la cosa che colpisce è la naturalezza con cui gli attori le compiono. Ci sembra di essere presenti, immersi nell’atmosfera frizzante e vivace delle feste degli anni ’80, tra gonne enormi, capelli cotonati e pantaloni a vita alta.

Dirty Dancing non si ferma qui, riuscendo a farci dimenticare, anche se solo per un momento, le convenzioni sociali e le apparenze. Nella danza tutto si abbandona, e le persone sono unite dalla musica, dimenticandosi dell’etnia, del sesso o della posizione sociale. L’importante è il ritmo e quello che si sente in quel momento.
Non sorprende quindi che questo film abbia colpito i giovani dell’epoca, assetati di cambiamento e rivoluzione, non più legati alle strette convenzioni dei loro padri, in un’eterna ricerca di una maggiore libertà.

Frances “Baby” Houseman (Jennifer Grey), figlia di un ricco dottore, fa sicuramente parte di questa giovane categoria. È un esempio dei tempi che passano, spesso troppo velocemente per le vecchie generazioni. Per questo, annoiata dai balli lenti e monotoni proposti dall’hotel in cui alloggia, si allontana verso i quartieri dei lavoratori, dove scopre una festa.
L’atmosfera cambia immediatamente: i ragazzi e le ragazze ballano vicino, incuranti di quello che altri potrebbero pensare, tra mosse sensuali ed avventate; un’atmosfera che colpisce e incanta subito Baby. È proprio qui che conosce Johnny Castle (Patrick Swayze), giovane e avvenente insegnante di ballo, che la trasporterà in un mondo completamente nuovo e proibito. I due si avvicineranno, grazie alla danza, fino ad innamorarsi perdutamente. Ma il destino sembra loro avverso: equivoci, complotti e sfortuna li separano, fino al ballo finale e all’iconica frase “Nessuno mette Baby in un angolo”. Una scena, questa, che per sempre rimarrà impressa nelle menti degli spettatori, con il volo d’angelo di Baby, simbolo della libertà ritrovata e conquistata.

Nulla sarebbe stato lo stesso senza la colonna sonora: Time of my Life di Bill Medley e Jennifer Warnes. Questa canzone ricorda a tutti di vivere la propria vita a pieno, senza compromessi e senza paura, seguendo sempre l’amore. Non bisogna avere timore di vivere, di sfidare le autorità, e ballare. Diventerà quindi la colonna sonora di un’intera generazione, che ha voglia di divertirsi ed essere libera.

Il giovane pubblico non fu l’unico ad apprezzare la pellicola, come dimostrano i numerosi premi vinti: un Academy Award per miglior canzone originale, due Golden Globes e un Grammy Award.

L’enorme successo del film non riuscì però a salvare lo Studio Vestron, che fallì a causa di una serie interminabile di flop, e i diritti della pellicola vennero quindi ceduti alla Lionsgate Entertainment. Nel 2004 uscì anche un sequel, Dirty Dancing: Havana Nights, mentre nel 2017 un remake omonimo, ma nessuno dei due è riuscito a conquistare i cuori degli spettatori quanto l’originale, ormai insuperabile.

Perché nonostante siano passati già 30 anni dalla sua uscita, rimane comunque attuale: lo spirito giovane, la voglia di cambiare e di vivere la propria vita persiste, nonostante gli adolescenti dell’epoca si siano ormai trasformati in genitori, impresari, medici o, perché no, insegnanti di danza.