Approfondimenti

27 luglio 2017

Prima di domani, pregi e difetti del film

di Silvia Pegurri
Continua a leggere

Come riproporre un tema trito e ritrito al cinema e magari attrarre un pubblico giovane? Questa la domanda che si è posta Ry Russo-Young nel dirigere Prima di domani, adattamento per il grande schermo dell’omonimo romanzo di Lauren Oliver e uscito nelle sale italiane lo scorso 19 luglio.

Lo stesso cast è giovane, ma non per questo inesperto o incompetente, come dimostra la magnifica performance di Zoey Deutch, alias Sam, protagonista di questa pellicola. Si tratta di un film difficile da recensire, che ha lasciato il pubblico diviso tra chi lo acclama e chi, invece, lo reputa un semplice cliché acchiappa-soldi. Gli spunti di riflessione infatti sono molti, ma lo stesso vale per le critiche, che vedono quest’opera come una copia di Ricomincio da capo, film del 1994 con Bill Murray.

L’adolescente Samantha “Sam” Kingston si sveglia nel suo letto, come ogni giorno. Ma a differenza delle altre mattine, questa è speciale: si tratta della giornata di Cupido, in cui a scuola gli ammiratori segreti possono mandare rose ai loro amati. Sam ne riceve una dal suo ragazzo, il bello e popolare Rob (Kian Lawley), e un’altra da un anonimo spasimante. Il tutto ha poco peso per lei, focalizzata principalmente sulle amiche. Fa parte infatti di quella casta, quasi sacra nell’immaginario americano, delle “mean girls” ovvero le ragazze belle, popolari e dispettose. E come poteva mancare, in un film che ha come protagonista una ragazza popolare, una festa a casa di un amico? La serata passa tra fiumi di alcool, risate e drammi. Juliet (Elena Kampourish), la vittima preferita delle “mean girls”, viene insultata e aggredita da Sam e company. La festa finisce, ma sulla via del ritorno un tragico incidente d’auto mette fine alle vite delle ragazze… o così sembra. Il giorno dopo Sam si risveglierà nel suo letto, come se nulla fosse accaduto, costretta a rivivere quella giornata innumerevoli volte, in un inferno che sembra non abbia intenzione di finire.

Come detto in apertura, è difficile elogiare questo film senza metterne in luce anche gli aspetti negativi. Non sarebbe infatti giusto parlare solo di uno o dell’altro, ed è forse anche questa caratteristica che rende interessante la pellicola.

Partiamo con i lati positivi: il suo pregio maggiore è quello di riuscire ad approcciarsi a un genere, lo young adult, senza forzare troppo i classici cliché esagerati e pacchiani che troppo spesso caratterizzano queste opere. Le protagoniste sono sì le classiche ragazze popolari, regine della scuola, ma vengono presentate come persone a tutto tondo, con una personalità e uno spessore che le distingue dagli stereotipi a cui ci si aggrappa per la realizzazione di film e personaggi facili. Lo stesso naturalmente vale per le vittime, ovvero gli “sfigati” della scuola, che impariamo a conoscere insieme a Sam, la quale realizza che quelli che per lei sono commenti o atteggiamenti da nulla, per loro sono vere e proprie sevizie, che sono costretti a subire ogni giorno a ripetizione.

Inoltre il film si aggrappa a un tema principale, forte e coerente: la ricerca di sé stessi in un momento della vita in cui è molto più facile continuare a fare quello che si è sempre fatto, piuttosto che cambiare e affrontare il futuro e gli altri. “Become who you are”, “diventa ciò che sei”, è il focus principale, una frase all’apparenza insensata o superficiale, ma che racchiude un intero mondo, in cui la protagonista sarà costretta a immergersi a forza per riuscire a scappare dall’infinito loop che è diventata la sua vita.

Questo film non è però esente da colpe, come dimostrano le recensioni e le critiche contrastanti. La principale, la più ovvia, è l’abuso del cliché della ripetizione di un giorno che diventa una trappola da cui si può uscire solo migliorando sé stessi. Sam va incontro a tutte le fasi del lutto: negazione, rabbia, negoziazione, depressione e, infine, accettazione. Accetta, come in tutte le opere di questo genere, le sue colpe, il fatto che lei è colpevole di essere superficiale, e magicamente cambia, migliorando la vita di chi le sta intorno.

Il finale è prevedibile, come lo è la trasformazione di Sam, chiara come il sole già dai primi minuti. Nella vita reale infatti non è così facile, né fattibile, cambiare così radicalmente in così poco tempo, e soprattutto, non è abbastanza chiedere scusa per rimediare a tutto. Dopo anni di bullismo e atteggiamenti snob sembra basti un giorno in cui si fanno dei complimenti, si manda una rosa, e si accetta l’amore vero per cancellare tutto. Perché nonostante Sam alla fine compia un gesto estremo pur di rimediare, quasi a dimostrare di essere veramente cambiata, questo non cambia il fatto che sia stata lei stessa a creare tutta la situazione.

Il voto finale? Un 6 ½, perché nonostante i difetti resta un film interessante, e nonostante i pregi, non riesce a convincere del tutto.