Approfondimenti

8 marzo 2019

Donne al cinema: la strada facile?

di Anna Pertile
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L’8 marzo è la festa della donna, una delle ricorrenze più apprezzate e celebrate.
In effetti, è più facile regalare una mimosa una volta l’anno che rispettare il femminile per 365 giorni l’anno. 365 è un bel numero, la situazione diventa impegnativa!

L’8 marzo è un’ottima giornata per ricordare le donne che hanno fatto la storia del cinema, le pioniere della settima arte.

Come Lois Weber, la regista più pagata di tutta Hollywood nel 1916, che non aveva paura di trattare temi come controllo delle nascite (Where are my children?), povertà e sfruttamento delle donne (Shoes).

O come Katharine Hepburn e Marlene Dietrich, primi modelli di femminilità dominante, molto distanti dalla realtà dei personaggi italiani dei “telefoni bianchi” di quegli stessi anni ‘60.

Oppure Cecilia Mangini, la prima donna a raccontare l’Italia del dopoguerra armata di determinazione e macchina da presa, liberandosi dai ruoli con cui il mondo dello spettacolo la incatenava.

O Lina Wertmüller, prima donna candidata all’Oscar per la regia nel 1975. Kathryn Ann Bigelow prima donna a vincere quell’Oscar nel 2010, 35 anni dopo.

O Helen Gardner. Janet Gaynor. Anna Magnani. Haifaa Al Mansour. Rachel Morrison.

L’8 marzo è l’occasione perfetta per parlare di queste portatrici di cambiamento.
In effetti, è più facile parlare dei passi già fatti, piuttosto che guardare la scalinata ancora da iniziare.

Le strade già battute non sono così emozionati come i sentieri, però. Non trovate?

L’8 marzo è il momento giusto per abbassare lo sguardo e studiare il percorso che le donne devono ancora percorrere tra le colline di Hollywood.

Con il movimento #MeToo, si è parlato tanto del femminile davanti e dietro alla cinepresa.
Ne hanno parlato tutti. Un’opinione se la sono fatta tutti. Non molti, tuttavia, hanno dato una visione oggettiva della situazione.

Come stanno davvero le donne all’interno dell’industria cinematografica?

Nessuno si stupirà nel sentir dire che il mondo della celluloide è maschile. E la ricerca che lo prova si chiama proprio It’s a Man’s (Celluloid) World, un lavoro della dottoressa Martha M. Lauzen.

I dati confermano che anche nel 2018 i personaggi maschili dominano lo schermo: il 65% dei ruoli con dialoghi sono maschili, mentre solo il 35% per la controparte femminile; percentuale maggiore dell’1% rispetto al 2017.

Spostando la lente d’ingrandimento sui film campioni di incassi dello scorso anno, vediamo le protagoniste femminili guadagnare un record storico, ovvero il 31%; nel 2017 la percentuale ammontava al 24%. Le attrici protagoniste nel 2018 sono state per il 70% bianche, per il 18% nere, il 4% latine e l’8% asiatiche.

Dove compaiono? Il 32% in commedie, il 29% in pellicole drammatiche, il 19% negli horror, il 10% negli sci-fi, mentre il 7% nei film d’azione.
Se il mondo femminile sembra girare attorno a commedie, drammi e horror, quello maschile ruota su dramma (31%), azione (21%) e fantascienza (15%).

Interessante, inoltre, sapere che una sorta di “sorellanza” esiste davvero. Nei casi in cui dietro alle scene c’è almeno una presenza femminile, regista o sceneggiatrice che sia, il 57% delle figure protagoniste sono donne. Quando l’esecutivo è esclusivamente al maschile, la percentuale scende al 21%.

Sappiamo però che delle percentuali importa poco in quella che è un’industria a tutti gli effetti. Parliamo dunque di Box Office.

Dietro le quinte, non c’è grande differenza se alla regia c’è una donna o se la penna che scrive la sceneggiatura è femminile. Infatti, in questo caso i film incassano in media 82,1 milioni di dollari; contro gli 81,9 milioni di produzioni tutte al maschile. Lo scarto non è significativo.

Le grandi discrepanze le troviamo, invece, tra le pellicole che hanno una protagonista femminile e quelle che hanno un uomo in quel ruolo.
I film con una donna protagonista godono di un budget minore: 45 milioni di dollari contro i 77,9 milioni dei film con protagonista maschile, quasi 35 milioni di differenza.
Se il personaggio principale è maschile l’incasso medio è di 101 milioni, mentre se è femminile è di 54,5 milioni, poco più della metà.
C’entrerà qualcosa il fatto che il budget a loro affidato è notevolmente inferiore?

Insomma, parlando di verdoni, le star donna non hanno ancora un buon investimento. Perché scrivo “non ancora”? Perché c’è chi crede che The future is female, ovvero il futuro sia donna.
A portare avanti questa teoria sono i dati raccolti dalla University of Southern California nel report Inequality across 1200 popular film. Tra i 100 migliori incassi del 2018, 40 sono pellicole con un’attrice in un ruolo fondamentale. Ci sono voluti circa 10 anni per duplicarne il numero; nel 2007 erano solo 20.

Quanti numeri sono serviti per confermare il fatto che la strada da percorrere è ancora parecchio lunga, anche per quella gabbia dorata di mondo hollywoodiano.
A tutte le star, a tutte le donne, questo 8 marzo voglio regalare un pensiero: belle le mimose, eh… ma con tutto quello che dobbiamo ancora camminare e tutte le intemperie che dovremo affrontare, non sarebbe meglio prendersi dei buoni scarponi?