Approfondimenti

23 marzo 2017

Elle, Verhoeven scardina la grammatica dello stupro

di Michela Fontana
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Il 23 marzo nelle sale italiane arriva Elle, il thriller psicologico di Paul Verhoeven che ha sconvolto il pubblico al Festival di Cannes ed è stato molto apprezzato dalla critica internazionale. Il film, prodotto in Francia e distribuito in Italia da Lucky Red, ha ottenuto infatti numerosi premi e candidature tra cui due César per miglior film e migliore attrice protagonista, due Golden Globe per miglior film straniero e miglior attrice in un film drammatico e la nomination agli Oscar nella categoria delle interpreti femminili. Il merito di questo successo sembra dunque da spartire tra Verhoeven e la donna che ha saputo esprimere sul grande schermo l’intensità emotiva del suo racconto: Isabelle Huppert.

Ciò che il regista ci narra in questa pellicola è l’enigmatica psiche di Michèle, donna imperturbabile e carismatica che riserva la stessa disarmante freddezza ad affari e relazioni interpersonali. Leader di una società che produce videogiochi molto violenti, divorziata da un compagno troppo debole e figlia di un difficile passato, Michèle vede cambiare la sua vita nella notte in cui un uomo coperto da un passamontagna fa irruzione in casa sua aggredendola e violentandola. La donna, più perplessa che traumatizzata dall’evento, intraprende un’indagine personale per ritrovare il suo aggressore e, una volta rintracciato, instaura con lui un rapporto dai risvolti pericolosi e imprevedibili.

Paul Verhoeven è un cineasta olandese definito spesso “provocatorio” che è riuscito a imporre il suo genio artistico a Hollywood con lungometraggi come RoboCop, Atto di forza e Basic Instinct. Alla sorprendente età di 78 anni, il regista ha ancora voglia di stupire il suo pubblico mettendolo di fronte a una narrazione filmica inusuale, e per farlo questa volta ha scelto di farsi ispirare da Philippe Djian, autore del romanzo Oh… da cui è tratta la sceneggiatura di Elle. Dopo aver scandalizzato il mondo con l’accavallamento di gambe più famoso della storia del cinema, quello di Sharon Stone in Basic Instinct (1992), Verhoeven torna a suscitare scalpore con questa pellicola che è tuttavia molto diversa dai suoi precedenti lavori. Il regista stesso la definisce una pellicola sulle persone, e quindi molto lontana da un film come RoboCop, ma anche molto europea, e di conseguenza ugualmente distante da un thriller psicologico tipicamente statunitense come Basic Instinct, in cui azione e violenza sono elementi preponderanti rispetto ai personaggi e alle relazioni che tra essi intercorrono. E proprio negli Stati Uniti Elle è stato protagonista di un’accesa polemica, promossa per lo più da movimenti femministi che lo hanno accusato di amoralità e incitamento alla violenza.

La protagonista femminile che è il motore di questo film, tuttavia, pare essere un personaggio molto forte e incisivo, ambiguo e complicato, che incuriosisce lo spettatore sfuggendo alle logiche narrative tradizionali della donna che ha subìto uno stupro. Un personaggio a cui, stando alla critica, Isabelle Huppert ha saputo dare una rara consistenza emotiva nonostante la dimensione apparentemente glaciale della sua sfera sentimentale. E dire che Verhoeven questo film voleva girarlo a Hollywood, ma è stato costretto ad abbandonare l’idea perché nessuna delle attrici contattate si è voluta cimentare in questa ardua impresa. E’ il caso di Nicole Kidman, Sharon Stone, Julianne Moore e Diane Lane, che hanno tutte rifiutato la parte. E’ stata forse questa la grande fortuna del regista che, approdato in Francia, ha trovato l’interprete perfetta per la sua opera, la Huppert, una donna che non si è mai fatta spaventare da ruoli difficili e controversi ma che anzi proprio di essi ha fatto la sua virtù. La beniamina di Claude Chabrol, uno dei padri fondatori della Nouvelle Vague, ha infatti costruito il suo successo sulle parti drammatiche. Tra le numerose performance in cui la ricordiamo Le cose che verranno di Mia Hansen Løve, Amour e La pianista di Michael Haneke, 8 donne e un mistero di François Ozon e quelle nate proprio dal sodalizio con Chabrol: Grazie per la cioccolata, Il buio nella mente, Madame Bovary e Un affare di donne.

Elle è quindi un film nuovo e intrigante, che trova la sua principale forza in una protagonista raccontata e interpretata con originalità ed energia, una protagonista che pur avendo subìto una violenza rimane il soggetto più pericoloso della storia. Significativamente, il trailer si chiude con queste parole dell’ex marito: “La più pericolosa Michèle sei comunque tu“. Andate a vederlo, nel bene o nel male non vi lascerà indifferenti.