Approfondimenti

23 maggio 2019

Falcone, l’esempio, il cinema (e le polemiche)

di Anna Martellato
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Ventisei anni senza Falcone, ma anche ventisei anni con Falcone.
Perché se la mafia e la codardia l’hanno strappato al mondo, è anche vero che con la sua morte si è accesa la speranza e la determinazione di sopprimere ogni atto mafioso. Da parte di istituzioni, scuole, ragazzi, donne, bambini, uomini di stato.

Il magistrato che ha sfidato la mafia e l’omertà è stato ucciso, ma sono nate la forza e il coraggio di migliaia di persone che hanno deciso di dire no al circuito mafioso.
Ispirati dalla sua forza, dalla sua lealtà e da quel senso di giustizia super partes difficile da trovare.

Giovanni Falcone è stato ucciso il 23 maggio 1992, vittima della mafia insieme alla moglie Francesca Morvillo e ai tre uomini della scorta: Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. Falcone fu ucciso in quella che comunemente viene chiamata la strage di Capaci, dal luogo dove è stato attivato il detonatore dell’ordigno usato nel mortale attentato al giudice.

Mille chilogrammi di tritolo sistemati all’interno di fustini in un cunicolo di drenaggio sotto l’autostrada, detonati alle 17:58 del 23 maggio di 27 anni fa.
Assieme al collega e amico Paolo Borsellino, Giovanni Falcone è una delle personalità più importanti e prestigiose nella lotta alla mafia in Italia e a livello internazionale.

Non è possibile cancellare, uccidere, detonare il suo esempio. Per questo ricordiamo. Per farne un monito per il futuro e trasformarlo in azioni concrete per l’oggi.

Falcone diceva sempre che la lotta alla mafia non si vince soltanto con la repressione: quella “deve essere forte, degna di uno Stato di diritto – ha affermato in un’intervista rai la sorella del magistrato, Maria Falcone – Bisogna creare un consenso popolare perché si possa vincere”.

Il cinema, da sempre, su questo ha un grande ruolo. Che in questi casi diventa un compito, un dovere, una missione.
Quest’anno non senza qualche polemica.

Il traditore (2019)
La 72esima edizione del Festival di Cannes vede in concorso un titolo italiano, Il traditore di Marco Bellocchio. Il film è dedicato alla complessa figura del pentito Tommaso Buscetta e interpretato da Pierfrancesco Favino. Era chiamato il boss dei due mondi, Buscetta, la cui famiglia fu interamente sterminata dai Corleonesi, suoi rivali mafiosi. Ed era collaboratore dei giudici Falcone e Borsellino.
I familiari delle vittime delle strage di Capaci però hanno ritenuto offensiva la decisione di “marketing” facendo uscire nelle sale il film di Marco Bellocchio su Tommaso Buscetta, Il Traditore, proprio nel giorno dell’anniversario dell’attentato, il 23 maggio.
Ne è seguito un (civilissimo) botta e risposta su Instagram tra il figlio di Antonio Montinaro, uomo della scorta di Falcone ucciso nell’agguato, e l’attore Pierfrancesco Favino.

Polemiche a parte, ecco gli altri titoli da non perdersi.

Era d’estate (2015)
Isola dell’Asinara, estate del 1985. In una notte come tante sbarcano sull’isola Giovanni Falcone (Massimo Popolizio) e Paolo Borsellino (Beppe Fiorello) con le proprie famiglie. Il trasferimento è improvviso, rapido, non c’è nemmeno tempo di fare i bagagli, d’altronde la minaccia, intercettata dai Carabinieri dell’Ucciardone, è grave: un attentato contro i due giudici e i loro familiari partito dai vertici di Cosa Nostra. È un’estate calda, come non se ne vedevano da tempo, e nella piccola foresteria di Cal d’Oliva, i due magistrati e le loro famiglie vivono completamente isolati dalla piccola comunità di civili dell’Asinara, controllati a vista da una pilotina e dalle guardie penitenziare. Una condizione che non tutti riescono a sopportare.

Giovanni Falcone (1993)
La storia del Giudice Giovanni Falcone, nel corso di un decennio – dall’81 al ’92 – svolge la sua missione contro lo strapotere della mafia. All’inizio, in quanto collaboratore del Giudice Rocco Chinnici, sulla scia dell’uccisione del Generale Dalla Chiesa, Falcone ipotizzò l’esistenza di un “terzo livello” della famigerata “Cupola”, ed un progetto che prevedeva radicate collusioni tra i boss mafiosi (i Corleonesi, i Greco, i Riina ed altri) con importanti uomini politici.

Falcone, l’uomo che sfidò Cosa Nostra (2006)
Palermo, 1980. Il Consigliere capo della Procura Rocco Chinnici affida a Giovanni Falcone, da poche mesi giudice istruttore, un’inchiesta pericolosa. Falcone si trova, così, ad indagare sulle connessioni fra mafia e gang di New York e, nel frattempo, s’innamora della collega Francesca Morvillo. Passa il tempo e il lavoro del giovane giudice diventa sempre più una minaccia per gli affari di “cosa nostra”.