Approfondimenti

30 aprile 2019

Festa dei Lavoratori: 4 film sul mondo del lavoro oggi

di Alice Marinello
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Il 1 maggio è la Festa dei Lavoratori perché a fine ’800 gli operai di tutto il mondo chiedevano e ottenevano, a suon di scioperi e rivolte, una riduzione delle ore di lavoro, un aumento dei salari e maggiori diritti sul posto di lavoro. Non è cambiato niente, a pensarci.

Oggi è la Festa dei Lavoratori, ma non lo è per tutti.
Chi un impiego ce l’ha, ringrazia per questa giornata spensierata; chi ce l’ha, ma lavora nel terzo settore, al 90% non si godrà la festa perché è costretto a lavorare per chi invece se la spassa; e poi c’è chi il lavoro non ce l’ha e allora questa sarà una giornata come tutte le altre.

Per allietarla un po’ – soprattutto perché di questi giorni il meteo non gioca a favore delle nostre gite in campagna – non possiamo fare altro che proporvi qualche bella pellicola che prende di mira lo status quo del mondo del lavoro odierno, dove tutto è lecito e niente è scontato.

Prima però, vale la pena di raccapezzarsi su quanto sta accadendo in Italia.
Se guardiamo i dati Istat del primo trimestre 2019, vediamo come il mondo del lavoro sembri in ripresa: il tasso di occupazione sale e i salari tendono a crescere. Contemporaneamente però le industrie – in particolare quella dell’auto – sono in netta recessione. L’incertezza economica che ne deriva fa sì che aumenti il lavoro a tempo determinato, part-time e occasionale a scapito del lavoro stabile.
E qui sta il paradosso: il lavoro cresce perché aumentano le assunzioni, ma poiché si tratta di contratti a termine è come se la stessa quantità di lavoro che c’era prima – e il salario che ne deriva – fosse oggi distribuita tra più lavoratori; questo secondo l’Internazionale.

Resta da dire che l’occupazione stenta a crescere in primis tra i giovani, nella fascia 15-34 anni, che sono anche coloro che tendono a emigrare nella speranza di veder riconosciuta all’estero quella Laurea che in Italia spesso è scomoda, non pagata come dovrebbe. “High skilled, vade retro” si legge sul Il Sole 24ore. E soprattutto c’è un problema: il fattore seniority applicato alla retribuzione. Vuol dire che lo stipendio e gli aumenti si basano sui livelli di anzianità, anziché sul merito, cosa che poteva andare bene per quei lavoratori di fine ’800, mentre oggi le dinamiche sono ben diverse.

Certo ognuno di noi vive quotidianamente la realtà lavorativa dall’interno e parlare solo di dati rischia di compromettere gli aspetti psicologici della questione. Il modo migliore di affrontare questa prospettiva, secondo noi, è quello di ricordare 4 film italiani su tutti che ridicolizzano e estremizzano all’inverosimile alcune situazioni rendendole fin quasi penose, ma tanto tanto esilaranti, pur nella loro tragicomicità.

Addio fottuti musi verdi
Per la regia di Francesco Capaldo, i TheJackaL si mettono alla prova con il tema del precariato in una commedia inverosimile e demenziale: Ciro è un grafico precario, ma un giorno finalmente firma un contratto più che stabile con degli alieni che dallo spazio gli commissionano il loro nuovo logo prima di distruggere il pianeta.

Smetto quando voglio
Scritto e diretto da Valerio Attanasio, è una commedia che racconta ancora una volta il precariato dal punto di vista di una generazione di laureati, che non hanno ancora trovato un lavoro stabile e che per vendetta mettono in campo i loro studi e competenze, iniziando a produrre e vendere una nuova droga.

C’è chi dice no
Con Luca Argentero, Paola Cortellesi e Paolo Ruffini, la pellicola racconta di tre ex compagni di scuola che si ritrovano dopo vent’anni e scoprono di avere un problema comune: le loro carriere lavorative vengono costantemente interrotte dall’arrivo di raccomandati. Insieme decidono di dire “No” e innestano una serie di brutti scherzi per spingere i nuovi arrivati ad andarsene.

Scusate se esisto!
Con Paola Cortellesi sceneggiatrice e protagonista, il film racconta le vicende di una brillante studentessa con una grande carriera lavorativa all’estero, che decide di tornare in Italia ritrovandosi a dover fare i conti con precariato, lavori sottopagati e… sessismo.