Approfondimenti

11 novembre 2018

Generazione perduta: i giovani della prima guerra mondiale

di Alice Marinello
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Oggi, 11 novembre, si commemora l’armistizio di Compiègne che cento anni fa pose fine al primo grande conflitto che decimò l’Europa.

Una guerra che portò con sé molte novità: un nuovo modo di combattere, la guerra di trincea, nuove tecnologie belliche, l’uso di gas nervino.

Scoppiata nel luglio 1914, la Grande Guerra vide in prima fila migliaia di giovani pronti a sacrificarsi per un’ideale, desiderosi di dimostrare il proprio valore. In tanti partirono troppo giovani, inconsapevoli di quello che avrebbero visto, ma soprattutto in troppi partirono: solo in Italia – entrata in guerra nel maggio 1915furono cinque milioni i soldati chiamati al fronte.

Il mio bisnonno fu Cavaliere dell’Ordine di Vittorio Veneto. Il Presidente della Repubblica Italiana gli conferì questa onorificenza nel 1968, al 50esimo anniversario della fine della Prima Guerra Mondiale.

Non era uno dei Ragazzi del ‘99, ma il suo cuore ardeva come i loro quando prese le armi per difendere la propria patria, nata solo mezzo secolo prima.

Negli anni ‘20 Hemingway parlò di generazione perduta riferendosi alla leva dei diciottenni, quelli che non tornarono più a casa o che, quando ci riuscivano, erano irrimediabilmente cambiati nel fisico e nell’anima.

C’è un film del 2014 diretto da James Kent, Generazione Perduta, basato sulla biografia di Vera Brittain, ragazza inglese benestante, il cui perno è proprio l’agonia del giovane soldato chiamato al fronte e della sua famiglia che a casa non vorrebbe mai ricevere quel telegramma. Un film struggente quanto ineluttabile, come il suo titolo originale Testament of Youth.

La guerra fu anche un passo avanti nell’emancipazione della donna: la stessa Vera Brittain si adoperò al fronte come infermiera, nella speranza di poter salvare il fratello.

In Italia poi si ha testimonianza dei primi uffici stampa, chiamati “Uffici notizie”, dove le donne si preoccupavano di compilare un archivio dei caduti per dare notizie certe alle famiglie.

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Quando la guerra finì a migliaia si riversarono nelle piazze, felici e fieri di aver vinto per la nazione e ancor oggi, il 4 novembre – giorno dell’armistizio italiano –  il Presidente della Repubblica pone una corona d’alloro sulla statua del milite ignoto, all’Altare della Patria.

Nel Regno Unito, invece, ogni 11 novembre, nel Remembrance Day la Regina lascia al cenotafio di Londra un Poppy Wreath, ovvero una ghirlanda di papaveri; questo fu il primo fiore che i soldati videro sbocciare nel Nord della Francia dopo l’armistizio.