Approfondimenti

31 gennaio 2018

Gérard Depardieu si avvicina ai 70 anni

di Michela Fontana
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Alto, massiccio, sfacciato, un naso pronunciato reso unico da una fossetta, un viso squadrato e un sorriso beffardo, due occhi nocciola profondi, ironici, buoni o minacciosi all’occorrenza. Il suo aspetto dice molto di lui, ma non tutto. E come potrebbe?

Gérard Depardieu compirà 70 anni alla fine di questo 2018 e non può certo lamentare di aver avuto una vita piatta. Sia sul piano personale che su quello professionale, l’attore francese naturalizzato russo ne ha passate così tante che non avrà difficoltà a trovare storie da raccontare ai suoi nipoti, anche se ci viene difficile immaginarlo seduto in poltrona a rimpiangere i vecchi tempi guardando con invidia alla nuova generazione; ci sembra più plausibile una visione di lui seduto a una grande tavolata, con un calice di vino in mano e impegnato in una fragorosa risata. Sì, perché Depardieu è uno che la vita la affronta con ardore, un vero protagonista, non certo uno che se ne sta a guardare.

Come egli stesso racconta nell’autobiografia del 2014, Ça s’est fait comme ça (È andata così), la sua esistenza è stata turbolenta fin dalle prime battute, quando era solo un feto e sua madre già voleva liberarsi di lui. “Sono sopravvissuto a tutta la violenza che la mia povera madre inflisse a se stessa con ferri, aghi e altre cose nel tentativo di uccidere il feto dentro di lei”, è la scioccante dichiarazione che si legge in questo libro, scritto senza peli sulla lingua e anzi, con una schiettezza cinica e disarmante cui ormai il vecchio Gérard ci ha abituati.

La madre era una casalinga, il padre un fabbro che faceva il volontario nei vigili del fuoco e che il figlio descrive come un “analfabeta alcolizzato”. Da bravi cinefili, la sua gioventù la definiremmo bruciata: il giovane Gérard rubava, si prostituiva, aggrediva e saccheggiava alcuni dei suoi avventori, violava le tombe per recuperare qualche oggetto prezioso. All’età di 15 anni ha passato in carcere tre settimane per aver rubato un’automobile e, a giudicare da quanto narra di aver fatto, gli è andata anche fin troppo bene.

Una gioventù di povertà e sregolatezza, e quest’ultimo attributo, al contrario del primo, non si può dire che in età adulta l’abbia abbandonato: la sua dipendenza dall’alcol, da cui ha provato a disintossicarsi nel 2000, gli ha procurato ben due incidenti motociclistici molto seri e il ritiro della patente per un lungo periodo nel 1990. Ha anche avuto un infarto, a seguito del quale ha subìto un’operazione a cuore aperto con tanto di quintuplo bypass. Il rapporto con i figli (in totale quattro, avuti da tre donne diverse nessuna delle quali è la sua compagna attuale, la scrittrice franco-americana Clementine Igou) è sempre stato difficile, riflesso inesorabile di quello che ebbe lui con la sua famiglia d’origine. Nel 2008 il primogenito Guillaume, all’età di 37 anni, è morto, vittima delle complicazioni di una polmonite, dopo una vita di eccessi dalla quale però si era redento un paio d’anni prima della sua scomparsa.“Ero un alcolizzato. E visto che nella mia famiglia il vizio del bere lo si tramanda da generazioni, ho preferito interrompere la tradizione. Ci sono troppe persone che sognano per me un destino da poeta maledetto, come Rimbaud, morto a 37 anni. Ho un paio d’anni scarsi a disposizione, preferisco arrivarci in buono stato”, aveva dichiarato in un’intervista a Vanity Fair nel 2007.

Una vita privata, quella di Gérard, all’insegna del completo disinteresse per regole e convenzioni e di una passione travolgente per il vino, che gli ha creato non pochi problemi ma gli ha anche regalato molte soddisfazioni: in veste di imprenditore vinicolo ha disseminato cantine in giro per il mondo, anche in Italia, nell’isola di Pantelleria. Del resto con l’Italia ha sempre avuto un forte legame, sia nella carriera che lontano dai riflettori, tanto che per anni ha avuto una casa a Lecce in cui spesso andava a rilassarsi, salvo poi abbandonarla nel 2014 a seguito di un’accesa diatriba con il proprietario di un locale del centro, punto fermo della movida leccese e situato proprio sotto casa sua. Nel 2012 ha invece trasferito la propria residenza in Belgio, per sfuggire a una legge, più tardi dichiarata incostituzionale, che era stata introdotta dal premier francese Hollande e prevedeva una tassazione del 75% sui redditi più alti, e un anno dopo l’amico Putin gli ha offerto pranzo e cittadinanza, entrambe occasioni che Depardieu non si è lasciato scappare, entrando così in possesso del passaporto russo.

Se la sua vita privata ha forse poco da invidiare, non si può dire lo stesso di quella professionale: pochi attori viventi possono vantare di aver lavorato con i maestri della Nouvelle Vague, tali Francois Truffaut, Jean-Luc Godard, Claude Chabrol e uno dei loro principali ispiratori Alain Resnais. Gérard si è dato molto da fare anche in Italia, collaborando con alcuni dei più grandi registi del nostro paese: Mario Monicelli, Luigi Comencini, Bernardo Bertolucci ed Ettore Scola sono solo alcuni dei rinomati artisti nostrani che hanno voluto Depardieu in una loro produzione. Sembrano figurare più nomi importanti nella sua filmografia che dentro a un libro di storia del cinema!

Il suo curriculum è dunque ricco di film di qualità, vere chicche per il mondo cinefilo, ma non mancano di comparire anche diversi blockbuster, quelle grandi produzioni che l’hanno reso celebre in tutto il mondo. Impossibile infatti non ricordarlo nei panni del buon Obelix nelle pellicole tratte dalla serie a fumetti Asterix, o in quelli del perfido compare di Crudelia De Mon (la straordinaria Glenn Close) ne La carica dei 102 – Nuovo colpo di coda (2000). Depardieu era anche uno dei tre moschettieri ne La maschera di ferro (1998), Porthos, mentre John Malkovich e Jeremy Irons interpretavano Athos e Aramis. Sempre insieme a John Malkovich fu il principale interprete della popolarissima miniserie televisiva del 2000 I miserabili, basata sull’omonimo romanzo di Victor Hugo. Per il ruolo di Cyrano in Cyrano de Bergerac, poi, oltre ad acquisire una grande popolarità ottenne anche diversi riconoscimenti e una nomination agli Oscar nel 1990. La sua eccezionale carriera, che ormai ha superato la soglia dei 160 film, fu premiata già nel 1997 alla 54esima Mostra di Venezia con un Leone d’oro meritatissimo.

Come dicevamo, Gérard Depardieu è un protagonista, un personaggio che non si dimentica. Uno che professionalmente ammiri e ti sembra inarrivabile, mentre personalmente giudichi, ma cerchi di giustificare. Uno che ha lavorato con Godard e che ti capita di incontrare a Vicenza, in Piazza dei Signori, ovviamente a bere vino, vestito da campagnolo con tanto di macchie di cibo sulla canotta. Gérard Depardieu, quasi 70 anni, è uno che il percorso se lo crea da sé e che le regole gli fanno un baffo, Gérard Depardieu è un mito contemporaneo.