Approfondimenti

20 marzo 2017

Giornata della felicità: 5 film che la raccontano (in modo molto diverso)

di Anna Martellato
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La felicità. Quanto aneliamo a questa parolina di otto lettere? Ma sappiamo cos’è e dov’è davvero la felicità?

Ognuno di noi in fondo ha i suoi livelli di felicità. Solo noi sappiamo cosa ci rende felici. Ma c’è una regola generale a cui spesso non si pensa: a volte la felicità sta in niente. In piccole cose. Un fiore, un gelato, un sms, un raggio di sole, una birra con l’amico di sempre, una parola buona o solamente riuscire ad aiutare qualcuno. Forse è lì che la dobbiamo cercare, in mezzo alle cose più semplici e nell’altruismo.

Pensare anche agli altri e non solo a se stessi, come se in questo mondo si vivesse a compartimenti stagni, è la chiave per essere felici: sia noi che gli altri.
La ricerca della felicità è un scopo fondamentale dell’umanità: per questo il 20 marzo si celebra la Giornata della felicità e chissà se è un caso che cada alle porte della primavera.

La Giornata è cosa recente nella nostra storia: è stata istituita dall’Assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite nel 2012. Una risoluzione che “invita tutti gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, e altri organismi internazionali e regionali, così come la società civile, incluse le organizzazioni non governative e i singoli individui, a celebrare la ricorrenza della Giornata Internazionale della Felicità in maniera appropriata, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica”.

E il cinema? Come affronta il tema della felicità? Vi proponiamo cinque film che contengono nel loro titolo in modo esplicito la parola felicità e abbiamo cercato di capire come è vista: in ogni pellicola la felicità è raccontata da voci diversissime e con storie differenti, attraverso i decenni. Ma tutti questi titoli hanno in realtà un comune denominatore, che è anche un insegnamento prezioso: siamo al mondo per essere felici.

È arrivata la felicità (1936, Columbia). Diretto dal grande Frank Capra, che di felicità ne sapeva un bel po’ (vedi alla voce La vita è meravigliosa), È arrivata la felicità si è pure aggiudicato il premio Oscar per la miglior regia. Presentato in concorso alla quarta Mostra del cinema di Venezia, ricevendo una segnalazione speciale, nel 2002 ne è stato realizzato un remake, Mr. Deeds, con Adam Sandler e Winona Ryder. Questa la trama: un poeta di campagna, Deeds (interpretato dal divo dell’epoca Gary Cooper, il George Clooney degli anni ’40), riceve un’eredità di venti milioni di dollari. Arrivato a New York si difende sagacemente dalla rapacità di diversi avvoltoi che mirano alla sua ricchezza. Ma resta facile vittima delle seduzioni di una giornalista che invece si spaccia per una povera fanciulla. Deeds s’innamora, ma quando comprende che la ragazza voleva avvicinarlo per scrivere un articolo su di lui, decide di dividere tutto il suo patrimonio tra i poveri e ritornarsene al suo paese. La giovane giornalista (che alla fine si è innamorata di lui davvero) riuscirà a rimettere a posto le cose?

La ricerca della felicità (2006, Medusa Film). Toccante film di Gabriele Muccino, con Will Smith e suo figlio (allora ancora un bambino) Jaden. Smith interpreta il padre di famiglia Chris Gardner che fatica a sbarcare il lunario. Quando la madre del piccolo Christopher, che ha solo cinque anni, decide di andarsene, Chris, trasformato in un padre single, continua a cercare un impiego meglio retribuito utilizzando le sue notevoli capacità di venditore. Ma riesce ad ottenere solo un posto da praticante non retribuito, sperando in un futuro. Senza stipendio, Chris e il figlio vengono sfrattati dall’appartamento e costretti a dormire nei ricoveri per i senza tetto, nelle stazioni degli autobus, nei bagni pubblici o ovunque trovino un rifugio. Ma alla fine riusciranno, insieme, a trovare la felicità.

L’arte della felicità (2013, Luce Cinecittà). Film italiano d’animazione, diretto da Alessandro Rak. Questa la trama, che si apre sotto un cielo plumbeo, tra i presagi apocalittici di una Napoli all’apice del suo degrado: Sergio, un tassista, riceve una notizia che lo sconvolge. Niente potrà più essere come prima. Ora Sergio si guarda allo specchio e quello che vede è un uomo di quarant’anni, che ha voltato le spalle alla musica e si è perso nel limbo della sua città. Il taxi diviene il microcosmo in cui si rinchiude per fuggire al suo mondo, ma dentro cui il mondo entra ed esce attraverso i suoi passeggeri. Mentre fuori imperversa la tempesta, l’auto comincia così ad affollarsi di ricordi, di speranze, di rimpianti, di nuove occasioni. Ora sa chi sono i passeggeri: sono anime, fantasmi, memorie, strade. Tornerà, dopo la pioggia, il sole?

Il sentiero della felicità (2014, Cineama). Con questo film il cantante Francesco Gabbani con il suo “Occidentali’s Karma” troverebbe pane per i suoi denti (o forse no, dipende dai punti di vista). Sta di fatto che Il sentiero della felicità è una singolare biografia su Paramahansa Yogananda, famoso yogi che negli anni ’20 ha introdotto lo yoga e la meditazione nel mondo occidentale (eh sì, Gabbani: è grazie a lui se hai vinto Sanremo, in fondo in fondo). Questo film però è stato tra i primi cinque documentari più visti negli USA e parla della vita e degli insegnamenti di Paramahansa Yogananda. Il quale è autore di Autobiografia di uno Yogi, un classico della letteratura spirituale che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo e che ancora oggi costituisce un riferimento essenziale per ricercatori, filosofi e cultori dello yoga. Ommmm.

Mister felicità (2017, 01 Distribution). Il napoletano dalla risata d’oro è lui, Alessandro Siani. In questa commedia uscita l’1 gennaio Siani veste i panni di Martino, napoletano indolente e disilluso residente in Svizzera dalla sorella Caterina, che di mestiere fa la donna delle pulizie. Dopo un imprevisto che costringe all’immobilità la giovane sorella, Martino prende il suo posto alle dipendenze di un mental coach specializzato nello spronare le persone attraverso il pensiero positivo e l’azione. Martino, in sua assenza, ne approfitta per fingersi il suo assistente: uno dei suoi primi pazienti sarà la famosissima campionessa di pattinaggio Arianna Croft che, dopo una brutta caduta sul ghiaccio, ha perso completamente fiducia in se stessa e amore per il proprio sport.