Approfondimenti

15 settembre 2017

Giornata Internazionale della Democrazia: 10 film che ne parlano

di Silvia Pegurri
Continua a leggere

Il 15 settembre si celebra la Giornata Internazionale della Democrazia, un’opportunità per riflettere sulla nostra storia e sui sacrifici di chi, prima di noi, si è battuto per renderci liberi.
Essa è la base della nostra società, perché nessun governo può dirsi tale senza l’approvazione del popolo. Per citare l’articolo 21 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo: “La volontà popolare è il fondamento dell’autorità del governo”.
La democrazia è un tema caro a tutti, soprattutto in tempi di crisi e paura, che spingono le masse a decisioni impulsive, dettate più “dalla pancia” che dalla testa.
È quindi logico che sia stata la musa per numerose pellicole, che cercano di farci riflettere sui valori che reggono la nostra società, sulla loro fragilità e forza. Si racconta di uomini e donne straordinari che grazie al loro impegno e ai loro sacrifici riescono a rivoluzionare un paese, oppure di persone comuni in una perpetua lotta personale contro ciò che ritengono sbagliato.

Per quanto tutte queste storie siano diverse rimangono indissolubilmente collegate da un unico valore, un filo rosso che unisce non solo i film, ma tutti noi: la democrazia.

Goodbye, Lenin! (2003) – regia di Wolfgang Becker


Una fervente sostenitrice della Repubblica Democratica Tedesca, Christiane, soffre di un infarto alla vista del figlio tra i protestanti contro il regime socialista. Cade in un coma lungo otto mesi, durante i quali è però cambiato tutto: il Muro di Berlino è caduto, eliminando quarant’anni di socialismo e avvicinando le “due Germanie”. Pur di evitare di sconvolgere la madre i figli decidono di fingere che nulla sia successo, come se la Repubblica Democratica Tedesca fosse ancora viva e vegeta nel loro piccolo appartamento. I loro sforzi sono vani e la madre soffre di un secondo attacco cardiaco. Prima di morire riesce a rivedere il marito, scappato anni prima oltre il muro, alla ricerca di una vita più libera.

V per Vendetta (2005) – regia di James McTeigue


L’Inghilterra non è più quella che conosciamo: ogni casa è sorvegliata, microfoni e telecamere sono ad ogni angolo e le persone hanno la tendenza a scomparire per sempre dietro a cappucci neri. In questa società, dove ogni cosa sembra essere controllata da un governo repressivo e dittatoriale, compare V, un giustiziere mascherato in una lotta personale per la libertà, accusando il governo di averlo ucciso, togliendogli la sua identità. Non esiste un uomo dietro a V, dietro agli esplosivi che piazza nei suoi attentati, bensì un’idea: i cittadini non dovrebbero avere paura dei loro governi, i governi dovrebbero avere paura dei loro cittadini. Un’idea che, come lo stesso V proclama, è a prova di proiettile e non può essere uccisa da nessuna dittatura.

L’uomo dell’anno (2006) – regia di Barry Levinson


Chi non vorrebbe vedere Crozza al governo? Oppure Mentana, che con le sue risposte ai commenti della sua pagina facebook è diventato una vera e propria Web Star?
Un pensiero simile è passato attraverso le menti degli americani ne L’uomo dell’anno, che spingono il popolarissimo conduttore comico Tom Dobbs a candidarsi. La votazione, svolta attraverso delle innovative macchine, sembra essere a favore di Dobbs, che viene quindi eletto presidente degli USA. La compagnia di produzione delle macchine elettorali sta mantenendo un enorme segreto: un bug ha attribuito a Dobbs dei voti non suoi, falsificando così le elezioni. La correttezza del nuovo “presidente” sovrasta ogni interesse economico e in diretta televisiva rivela di non essere lui il vero presidente. Il suo gesto gli permetterà di continuare la sua carriera con un talk show, più apprezzato che mai, e di apparire sulla copertina del Time come uomo dell’anno.

Milk (2008) – regia di Gus Van Sant


A volte in poco tempo, da una posizione di poco potere, si possono raggiungere grandi obiettivi se solo si ha la determinazione per portare avanti una causa in cui si crede. Lo dimostra la storia di Harvey Milk, che fece parte del consiglio delle autorità di vigilanza di San Francisco per soli 11 mesi, ma che riuscì a dare più diritti alla comunità gay in un periodo in cui l’omofobia era preponderante nella società americana. La sua morte prematura, causata da un attentato, scatenerà proteste pacifiche in tutta la città, che lo trasformeranno in un simbolo del potere delle minoranze. Il suo sacrificio è ancora oggi impresso nella memoria della comunità gay americana, ben lontana da dimenticare il suo coraggio.

L’Onda (2008) – regia di Dennis Gansel


Pensate che una dittatura in Germania non sarebbe più possibile? La domanda, per quanto possa sembrare assurda a molti, trova la sua risposta in questa pellicola di Dennis Gansel, tratta dal romanzo di Tod Strasser.
Rainer Wenger, insegnante tedesco, deve affrontare con i suoi studenti il tema dell’autocrazia, che però non appassiona i giovani e che non riescono a comprendere come una dittatura potrebbe nascere nella Germania moderna. Crea quindi un esperimento, in cui crea una vera e propria organizzazione, per unire la classe e farla identificare come un gruppo unito. Viene istituita un’uniforme, un simbolo e un saluto ufficiale, ma ben presto il progetto sfugge di mano al professore, portando alla tragica morte di uno degli studenti.

Swing Vote (2008) – regia di Joshua Michael Stern


Per un errore un intero paese rimane in sospeso, un solo voto sta per decidere chi sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America. Eppure il protagonista di questa faccenda non è un grande imprenditore, uno statista o un politico, bensì un padre nella media. Bud Johnson è una persona normale, sicuramente non un intellettuale, una brava persona che però non ha nessun interesse nella politica del suo paese. La figlia Molly, vergognandosi di lui, cerca di votare al suo posto, ma un errore manda in tilt le macchine elettorali e il suo voto risulta essere nullo. Non si può sapere che candidato Bud/Molly abbia votato, quindi il voto dovrà essere rifatto. I due aspiranti presidenti, entrambi desiderosi di vincere, iniziano a farsi gara per accaparrarsi il suo voto fino a tradire i propri ideali pur di assecondarlo. Bud comincia ad allontanarsi sempre di più da sua figlia, capendo infine che il suo voto è veramente importante e che il suo diritto non dovrebbe essere svenduto così facilmente. Si riavvicina quindi a Molly, per poi tenere un dibattito tra i due candidati, per poter creare al meglio il futuro del suo paese.

The Lady (2011) – regia di Luc Besson


Il film diretto da Luc Besson è sicuramente uno dei più significativi esempi di come la lotta per la democrazia possa essere portata avanti grazie alla dedizione di una donna e delle persone che la supportano. Dopo una vita passata in Inghilterra con il marito, Aung San Suu Kyi, figlia di un leader indipendentista del Burma, è costretta a tornare nel suo paese natio a causa delle condizioni di salute precaria della madre. Una volta arrivata si rende conto che un cambiamento politico è necessario per il benestare del paese, in cui povertà e ingiustizie sono all’ordine del giorno. Fonda quindi un partito politico e vince le elezioni del 1990. Nonostante il popolo l’abbia scelta come leader, lo stesso non si può dire dell’esercito, che con un colpo di stato mette Suu Kyi agli arresti domiciliari, separandola dalla sua famiglia. Ma i suoi sacrifici non passano inosservati, e le viene insignita del Nobel per la Pace.

Lincoln (2012) – regia di Steven Spielberg


Uno dei problemi principali che ha dovuto affrontare la democrazia americana è sicuramente stato la schiavitù. Per anni migliaia di persone di colore sono state sfruttate, maltrattate e uccise per essere usate come schiavi dai loro padroni bianchi. Fu una delle cause della guerra civile e ancora oggi se ne sentono le conseguenze. Entra quindi in gioco Abraham Lincoln, forse il più famoso dei presidenti degli Stati Uniti, che grazie ai suoi sforzi e alle sue lotte riesce a far approvare dalla Camera dei Rappresentanti il XIII Emendamento della Costituzione, che di fatto renderà illegale la schiavitù, in un enorme passo avanti per la società americana.

Il Dittatore (2012) – regia di Larry Charles


La democrazia ha ispirato anche delle commedie, più o meno riuscite. Una di queste è Il Dittatore, che vede come protagonista Sacha Baron Cohen nei panni di Hafez Aladeen, dittatore dello stato immaginario dello Wadiya, infantile, violento, sessista ed antisemita. Suo zio però non ha intenzione di lasciarlo al potere a lungo e, durante una visita al consiglio delle nazioni unite a New York, cerca di assassinarlo e sostituirlo con un sosia. Dopo numerose peripezie riesce a dimostrare di essere lui il vero Hafez Aladeen e con un colpo di scena dichiara che il Wadiya diventerà una repubblica. Le elezioni verranno però truccate e Aladeen tornerà al potere come se nulla fosse.
Il film viene ironicamente dedicato alla memoria di Kim Jong-il, dittatore nord coreano, ed è inteso come critica verso le dittature. La critica però sembra non aver apprezzato lo sforzo, giudicando le battute presenti in tutto il film estremiste, razziste e stereotipate.

Selma – La strada per la libertà (2015) – regia di Ava DuVernay


Chi non conosce Martin Luther King? Un leader di un’intera comunità, che ha sacrificato la sua vita per l’uguaglianza di un intero popolo. Il suo celebre discorso I have a dream è ormai impresso a fuoco nella nostra memoria storica come simbolo di speranza e uguaglianza. Questo film si concentra sui mesi precedenti a questo discorso, con la lotta della comunità nera per il diritto al pieno voto di tutti i cittadini americani, bianchi o neri che fossero. A Selma, in Alabama, la comunità afro-americana organizza una marcia pacifica per cercare di promuovere la loro causa. Durante il tragitto incontrano, però, solamente la violenza di uno stato ancora razzista, radicato in convinzioni antiquate e bigotte. Gli scontri vengono però trasmessi in televisione e ben presto non sono solamente gli afro-americani a protestare, a loro si uniscono anche dei bianchi. La marcia, la non violenza, l’unità nonostante le differenze funzionano. Poco dopo viene proclamato il suffragio universale, in un’America che si dimostra davvero patria della libertà.