Approfondimenti

27 gennaio 2017

Giorno della Memoria: Il viaggio di Fanny e i 5 film sulla Shoah

di Anna Martellato
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Nel 1945 si aprirono i cancelli di Auschwitz. La Shoah, il ruolo del cinema, il dovere di non dimenticare e i film da vedere.

27 gennaio 1945: i cancelli di Auschwitz si aprirono, mostrando al mondo intero l’atrocità nazista. È in questa data, ogni 27 gennaio, che tutti noi ricordiamo la Shoah, l’orrore senza fine, la marcia della morte cui erano costretti i prigionieri nei campi di concentramento nazisti. Ne siamo convinti: è grazie al cinema e alle coscienze che ha saputo smuovere sull’argomento, toccando le corde di ognuno di noi, che oggi ancora non si dimentica il 27 gennaio. Affinché pagine nere come l’Olocausto non si ripetano. Ci sono altre pagine nere della nostra storia che purtroppo non hanno ancora trovato eccezionali registi come Spielberg a testimoniarne l’orrore: storie e vittime che per noi non sono di “serie B” e di cui vi parleremo attraverso il cinema, scovando registi intraprendenti e coraggiosi che le hanno mostrate con lo stesso intento di chi ha raccontato la Shoah, ovvero non dimenticare.

Quest’anno il cinema ricorda l’Olocausto con Il viaggio di Fanny, di Lola Doillon. Basato su una storia vera, il film racconta la vicenda di Fanny, una ragazzina ebrea di tredici anni che nel 1943, durante l’occupazione della Francia da parte dei tedeschi, viene mandata insieme alle sorelline in una colonia in montagna. Lì conosce altri coetanei e con loro, quando i rastrellamenti nazisti si intensificano e inaspriscono, scappa nel tentativo di raggiungere il confine svizzero per salvarsi. Un viaggio emozionante sull’amicizia e sulla libertà, raccontato attraverso gli occhi dei bambini, che consentirà ai giovani spettatori di comprendere più a fondo il dramma della guerra e della persecuzione razziale.

Ecco i cinque film da vedere per non dimenticare la Shoah (ma ce ne sarebbero molti, molti altri…).

Schindler’s List – La lista di Schindler. È il film per eccellenza sull’Olocausto, quello che tutti abbiamo visto e che, a rivederlo, fa venire la pelle d’oca. Uscito nel 1993 e magistralmente diretto da Steven Spielberg, vede un indimenticabile Liam Neeson nel ruolo del protagonista: l’industriale tedesco Oskar Schindler, bella presenza e temperamento avventuroso. Siamo a Cracovia nel 1939 e Oskar Schindler riesce a manovrare i vertici nazisti per tentare di rilevare una fabbrica per produrre pignatte e marmitte. Schindler, sempre più nelle grazie dell’alto comando nazista e di Goeth, costruisce un campo per i suoi operai, dove le milizie non possono entrare senza la sua autorizzazione. Con l’aiuto dell’inseparabile Itzhak Stern, il contabile ebreo, compila una lista di 1100 persone ebree perché vengano a lui affidate come operai. Per sette mesi la fabbrica produce appositamente granate difettose, finché l’armistizio non trova l’industriale senza denaro. I suoi operai gli donano un anello d’oro con su incisa una frase del Talmud: “Chiunque salvi una vita salva il mondo intero”. Schindler’s List nel 1994 ha vinto sette Oscar tra cui quello per il miglior film.

La chiave di Sara. Parigi, 16 luglio 1942, durante l’occupazione tedesca della Francia. Sara Starzynski, una bambina ebrea di dieci anni, sta giocando con il fratellino Michel quando, all’improvviso, sente bussare con energia alla porta; lì per lì pensa che sia il padre, salito dal suo nascondiglio in cantina. È così che inizia La chiave di Sara, film che scorre su due binari e unisce il passato al presente, ai giorni nostri. Julia Jarmond, giornalista americana che vive in Francia da vent’anni, sta facendo un’inchiesta sui dolorosi fatti del Velodromo D’Inverno, il luogo in cui vennero raggruppati migliaia di ebrei parigini prima di essere deportati nei campi di concentramento. Lavorando alla ricostruzione degli avvenimenti, si imbatte in una fotografia: ritrae Sara nel luglio del 1942. Ciò che per Julia era solo materiale per un articolo diventa una questione personale, qualcosa che potrebbe essere legato a un mistero della sua famiglia. Che cosa significa quella chiave che Sara teneva in mano? Per scoprirlo guardate il film. Uscito nel 2010 e distribuito in Italia da Lucky Red, è interpretato da Kristin Scott Thomas con la regia di Gilles Paquet-Brenner.

La vita è bella. Un insolito modo di vivere la vita anche nelle avversità più dure. Una lezione che ci travolge con la sua immensa freschezza, la sua tragica bellezza, le sue note di “Beautiful that way” che è impossibile scordare. La vita è bella è considerato il capolavoro del regista e attore Roberto Benigni, e gli valse ben tre Oscar (oltre a moltissimi altri premi). Il film rappresenta una delle più celebri opere incentrate sul tema dell’Olocausto: ma in questo caso la storia viene esorcizzata ponendo l’attenzione sull’effetto che essa può avere su un bambino. Guido e Dora si innamorano e formano una famiglia. Da lì il film si sposta nel 1944, quando la famiglia viene deportata. Guido resta con il figlio Giosuè, che ha solo sei anni: per tutto il tempo cerca di nascondergli la realtà terribile che li sta assalendo e fin da quando sono sul treno gli racconta che stanno tutti prendendo parte a un enorme gioco a premi, in cui il premio finale è rappresentato da un vero carro armato, per ottenere il quale, però, è necessario superare diverse prove. Spassosa nella sua drammaticità è la scena in cui Guido si erge a interprete di un soldato tedesco per spiegare ai prigionieri le regole del gioco. Poetico, tragico e divertente insieme, la pellicola ha guadagnato in tutto il mondo quasi 229 milioni di dollari, diventando il quarto incasso nella storia del cinema italiano e il secondo film in lingua non inglese più visto negli USA.

Il Pianista. Il Pianista è un film di Roman Polanski ed è tratto dal romanzo autobiografico omonimo di Władysław Szpilman. La pellicola racconta la storia del pianista ebreo Szpilman e tutte le vicissitudini da lui vissute: dallo scoppio della seconda guerra mondiale con l’invasione della Polonia da parte delle truppe tedesche, all’occupazione di Varsavia con la creazione del ghetto, la vita e la sopravvivenza al suo interno, poi la fuga e la sopravvivenza fuori, fino alla liberazione della città da parte dell’Armata Rossa.

Ogni cosa è illuminata. Questo di Liev Schreiber non è tra i più popolari film sull’Olocausto, di sicuro non ha riscosso lo stesso successo di Schindler’s List o de La vita è bella. È per questo che lo includiamo nella nostra classifica, che dovrebbe – lo sappiamo – essere molto più lunga (altro film da vedere sulla Shoah, per esempio è Il bambino con il pigiama a righe di Mark Herman). Ma Ogni cosa è illuminata va visto. E letto. È infatti la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Jonathan Safran Foer. Lo scrittore parte alla ricerca della donna che ha salvato suo nonno durante la seconda guerra mondiale, in una piccola città ucraina cancellata dalle carte geografiche dall’invasione nazista. Quello che inizia come un viaggio per ricomporre la storia di una famiglia nelle circostanze più assurde, si trasforma in un’esperienza sorprendente e ricca di rivelazioni, sull’importanza della memoria, la natura pericolosa dei segreti, l’eredità dell’Olocausto, il significato dell’amicizia e, soprattutto, l’amore.