Approfondimenti

29 luglio 2019

Il Signore degli Anelli: tempo e natura

di Sharon Finetto
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29 luglio 1954: J. R. R. Tolkien pubblica Il Signore degli Anelli.

Ebbene sì, 65 anni fa ha visto la luce una delle opere più importanti (se non la più importante) della storia della letteratura fantasy: difficilmente nelle opere successive non si trova alcun richiamo alla storia della Terra di Mezzo, così come difficilmente qualcuno non conosce la trilogia di film diretti da Peter Jackson, che ha portato sul grande schermo il vastissimo mondo creato da Tolkien.

Signore degli Anelli

Ed è proprio di questo che parleremo: di come la trilogia di film è riuscita con successo a trasmettere i messaggi che Tolkien ha lasciato attraverso le sue opere.

Permettetemi tuttavia una breve riflessione: che messaggi possiamo ricavare oggi, nel 2019, in un libro di 65 anni fa? Come può nell’epoca della tecnologia e dei cambiamenti sempre più rapidi essere ancora attuale un messaggio lasciato negli anni 50?

Lo stesso Tolkien ci insegna che il tempo è relativo: 65 anni potrebbero sembrare tanti per uno hobbit, che vive in media 100 anni, ma sembrerebbero pochissimi per un elfo di migliaia di anni; questo tuttavia non ci aiuta a trovare una risposta.

La risposta si può trovare in una caratteristica fondamentale che riguarda i personaggi e i temi trattati, caratteristica che è stata perfettamente trasposta dalla trilogia di film, l’assolutezza: all’interno dell’assoluta lotta tra bene e male si agiscono, collaborano e si scontrano tra loro personaggi che rappresentano degli archetipi, e proprio attraverso questi personaggi sono poste all’attenzione delle tematiche assolute, generali, quasi astratte, che proprio per questa loro caratteristica sono facilmente applicabili a qualsiasi situazione.

Ed è proprio in questo dialogo tra assoluti che viene inserito un messaggio importante, messaggio mai esplicito ma perennemente presente per tutta la durata di questo lungo (sfido chiunque ad uscire indenne da una maratona sulla versione estesa di tutti e tre i film) viaggio: la sete di potere che attraverso l’industria, il progresso tecnologico, va a distruggere la natura o ogni sua forma di vita.

Il film in cui si nota maggiormente questo messaggio è Le due torriSaruman, corrotto dalla sete di potere, inizia a distruggere la foresta di Fangorn per ampliare la sua enorme “industria” in cui vengono prodotte armi per l’esercito di Sauron e in cui vengono creati gli uruk-hai.

Contrapposti a Saruman ci sono gli Enti pastori di alberi, che rappresentano la natura incontaminata che si ribella di fronte alla vista della propria distruzione.

Altri indizi sull’importanza dell’elemento naturale si possono trovare per tutta la durata della trilogia: al bene corrisponde sempre una natura rigogliosa e florida, al male d’altro canto corrispondono territori aridi e bui, privi di ogni forma di vita. Gli esempi a riguardo sono innumerevoli, al verde della Contea possiamo contrapporre il grigio di Isengard, allo splendore di Gran Burrone contrasta l’oscurità di Mordor.

Potremmo andare avanti ancora molto, ma è necessario fare un ultimo e importante riferimento. Tra i luoghi che vediamo nella trilogia – in particolare nel film Il ritorno del re – possiamo trovare un luogo particolare, un luogo positivo ma che in qualche modo è stato degradatocorrotto: Minas Tirith, e tale corruzione a livello naturale corrisponde alla morte dell’Albero Bianco di Gondor. Con il ritorno del re e della pace vedremo l’albero rifiorire rigoglioso, con una natura che torna a vivere corrispondentemente al ritorno allo splendore della città.

Signore degli Anelli

Che cosa possiamo ricavare da tutto ciò? Un elemento che di solito assume un ruolo di sfondo, di contorno, nell’opera di Tolkien e nella trilogia cinematografica diventa un vero e proprio protagonista che contribuisce a dare al racconto l’epicità che tutti conosciamo.

Oggi, a 65 anni dall’uscita del Signore degli Anelli, possiamo affermare che quest’opera è ancora in grado di far riflettere sulla bellezza e sull’importanza della natura in un tempo in cui troppo spesso è data per scontata. Magari la prossima volta che qualcuno deciderà di riguardare la trilogia sentirà il desiderio di fare una passeggiata in un bosco, chi può dirlo?