Approfondimenti

4 giugno 2018

Infanzia rubata, anche il cinema la racconta

di Sumana Rana
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Il 4 giugno di ogni anno, da quando nel 1982 è stata istituita dall’ONU, viene celebrata la Giornata internazionale dei bambini innocenti vittime di aggressioni.

Questa è una giornata dedicata a un problema molto grave dove l’infanzia viene rubata e bambini subiscono violenza fisica, sessuale, psicologica, o non ricevono attenzione e protezione degli adulti loro responsabili.
Abusi subiti sia in aree geografiche caratterizzate da povertà ed emarginazione, sia in paesi che sono teatro di guerra, sia tra le mura domestiche o negli ambienti dove i bambini dovrebbero essere tutelati e protetti.
Abusi che si protraggono nella vita adulta e incidono sul benessere delle persone.

Si stima che il 23% della popolazione mondiale abbia subito una qualche forma di violenza fisica nell’infanzia/adolescenza, e che il 20% delle donne e dal 5 al 10% degli uomini abbia subito violenza sessuale da bambini.
Piccoli, adolescenti, non desiderati o voluti. Contesti di disabilità, povertà, scenari di guerra o culturali che non riconoscono la parità tra uomini e donne. Tutti questi sono fattori determinanti sulla probabilità di essere vittime di abusi.

Tra i minori in carico ai servizi sociali circa il 50% è stata vittima di trascuratezza materiale o affettiva, il 16,6% ha subito una violenza assistita, il 12,8% è stato vittima di maltrattamento psicologico, il 6,7% di violenza sessuale.

Non dimentichiamo lo sfruttamento lavorativo minorile. I dati sono preoccupanti: un bambino su 6 lavora nei paesi in via di sviluppo e addirittura uno su 4 nell’Africa subsahariana. Le attività che svolgono la metà di questi bambini sono pericolose e possono ledere alla loro salute e incolumità.

Sembra il minimo ricordare le mutilazioni genitali femminili a cui vengono sottoposte 125 milioni di bambine e donne in tutto il mondo, spesso prima dei 5 anni d’età.

Il 15% delle vittime minorili in Europa sono ragazze inserite nel mercato della prostituzione e spesso provenienti da Nigeria, Cina, Romania e Bulgaria.

Senza spostarsi troppo, in Italia un minore su 100 è vittima di maltrattamenti.
Cosa si può fare? Progettare programmi di prevenzione e sensibilizzazione. Fornire gli strumenti adeguati a professionisti e personale per individuare soggetti a rischio. Rispondere alle esigenze delle vittime di abusi. Infine, promuovere il confronto e dialogo risultano alcune delle soluzioni per affrontare questa tematica delicata. Anche il linguaggio cinematografico risulta un ottimo strumento di formazione e apprendimento fondato sulla visione, analisi, comprensione e rielaborazione di esperienze.

Ecco 8 film che trattano di questo tema delicato.

Gli anni in tasca (1976)
Per la regia di Francois Truffaut, racconta la storia del piccolo Julien: sottratto alla madre che lo maltrattava e percuoteva e affidato ai servizi sociali. Sotto accusa c’è il mondo degli adulti, non sempre in grado di percepire le necessità dei bambini o addirittura colpevole di brutalità nei loro confronti. Si tratta di una denuncia che mette sotto la luce del sole anche quei meccanismi che si innescano dalla violenza domestica.

I Quattrocento colpi (1959)
Sempre di Francois Truffaut, il film descrive la sottile linea che separa l’abuso da comportamenti che non sembrano appartenere alla categoria dei maltrattamenti, pur essendo lesivi dello sviluppo psicologico.  La pellicola sottolinea quanto sia difficile individuare l’abuso in contesti quotidiani e apparentemente normali.

In El bola (2000)
La macchina da presa, diretta da Achero Mañas, indaga dietro la facciata rispettabile di una famiglia borghese. Il padre di Pablo, in distorti tentativi autoritari, picchia e umilia il figlio.

Matilda 6 mitica (1996)
Danny De Vito dirige il film che ha segnato l’infanzia di molti. Matilda nutre un profondo amore per i libri e ha una grande fantasia, ma non viene compresa dai suoi genitori estremamente superficiali e materialisti, che le negano la possibilità di studiare.

Fuga dalla scuola media (1996)
La regia è di Todd Solondz e la trama vede la dodicenne Dawn: sgraziata, non troppo intelligente e pure poco simpatica. La ragazzina viene ignorata dalla famiglia, molto più attenta alla sorella minore, e col suo bisogno di sentirsi amata e protetta diventa un simbolo dell’adolescenza.

Il giardino delle vergini suicide (1999)
La regia di Sofia Coppola raffigura la provincia americana degli anni ’70 e narra con distacco la storia di cinque sorelle adolescenti letteralmente soffocate dal perbenismo dell’ambiente che le circonda e dalla rigida educazione cattolica imposta dei genitori.

L’uomo senza volto (1993)
Un ragazzino orfano di padre chiede aiuto a un ex docente universitario, accusato di pedofilia, per superare gli esami per entrare all’accademia militare di West Point. Il sogno del piccolo è quello di servire la nazione. La madre pacifista addita infatti i problemi di apprendimento del figlio come tare ereditate dal padre, morto in manicomio. La pellicola è diretta e interpretata da Mel Gibson.

Gente comune (1980)
Prima regia di Robert Redford, la pellicola si sviluppa tra la ricca borghesia. La madre sceglie il giovane protagonista come capro espiatorio della morte del fratello maggiore. In questo film, vediamo come la figura dell’analista è determinante per la guarigione: lo psicologo adottare un comportamento paterno col ragazzo, ma anche risoluto nei confronti della madre.