Approfondimenti

24 maggio 2018

Kechiche torna al cinema con Mektoub, My Love: Canto Uno

di Ilaria Ciccarese
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Oggi esce al cinema Mektoub, My Love: Canto Uno, il nuovo lavoro di Abdellatif Kechiche. Il regista vinse la Palma d’Oro a Cannes nel 2013 con La vita di Adele, film che tutti ricordano per il forte impatto mediatico che è stato in grado di creare.

La pellicola che il regista tunisino presenta oggi, come suggerisce il titolo, è solo la prima parte di un progetto più ampio, che crescerà e si evolverà, portando alla luce nuovi imprevedibili risvolti. Il nuovo lavoro artistico di Kechiche è incentrato sulla descrizione del passaggio dalla giovinezza all’età adulta.

Il tutto è ambientato sulla costa francese,  nel 1994, una data non troppo lontana da noi, ma tanto quanto basta per notare l’assenza delle realtà tecnologiche che ad oggi fanno parte integrante della nostra quotidianità. I protagonisti di questo lungometraggio vivono la loro estate come la maggior parte degli adolescenti contemporanei, senza però cellulari e social media. Come tutti gli adolescenti sono incuriositi da ciò che non conoscono, in primis: l’amore.

Alcuni dei protagonisti lavorano, altri sono turisti in vacanza. Ciò che li accomuna è il posto in cui vivono e l’aria festiva dell’estate che scorre tra mattinate in spiaggia e nottate in discoteca. La trama, così raccontata, non suggerisce nulla di diverso dal solito, ma il solo fatto che la regia sia nelle mani di Kechiche è un buon motivo per dare fiducia a questo lungometraggio.

Il film ha partecipato alla 74esima mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dove è stato apprezzato dalla critica. In quest’occasione il regista ha dovuto rispondere a diverse domande provocatorie incentrate sullo sguardo carnale e ossessivo con cui ha seguito le storie dei suoi protagonisti. Niente di nuovo rispetto ai suoi film precedenti quindi, infatti anche quelli erano fortemente espliciti e senza alcuna censura, ma a quanto pare, in questo ultimo lavoro, il regista tunisino avrebbe esagerato.

Durante una conferenza stampa, svoltasi a Venezia, una giornalista ha domandato a Kechiche come mai le riprese più carnali riguardassero quasi esclusivamente solo le donne, il regista ha risposto: “Per me è naturale riprendere il corpo femminile così perché è fonte di vita, luce, nutrimento. Ritengo che le donne dei miei film e di questo in particolare siano esempi da seguire, perché sono coraggiose, intraprendenti e vivono con grande libertà la loro vita. Non hanno paura di fare delle scelte e nemmeno io di riprenderle“.

Se nella Vita di Adele, sono romanzate le vicende d’amore della sola protagonista, in questo nuovo lavoro Kechiche ha ampliato il raggio d’azione, focalizzandosi su più personaggi, tutti protagonisti. Non ci resta quindi che recarci nelle sale e vedere se, anche questa volta, il regista tunisino sarà in grado di sorprenderci con una nuova ed emozionante storia d’amore.