Approfondimenti

9 marzo 2017

Kong: Skull Island, l’evoluzione del “mostro” al cinema

di Michela Fontana
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Il 9 marzo torna al cinema il gorilla più famoso e imponente di tutti i tempi: King Kong, già protagonista di sette lungometraggi e in arrivo ora sul grande schermo con Kong: Skull Island, diretto da Jordan Vogt-Roberts e distribuito dalla Warner Bros.

Carl Denham, il documentarista che nel King Kong originale del 1933 organizza la spedizione sull’Isola del Teschio, l’aveva previsto: una creatura così avrebbe attratto e incuriosito un’infinità di spettatori. E infatti eccoci qui, a 84 anni dalla sua prima apparizione siamo ancora affascinati da quest’essere mastodontico e le sue avventure fuori dall’ordinario ci intrigano ancora a tal punto da portarci in sala per saperne di più.

Kong: Skull Island è ambientato nel 1973, anno in cui una società segreta chiamata Monarch scopre, grazie alle prime tecnologie satellitari, l’esistenza di una misteriosa isola nel Pacifico ancora inesplorata. La società decide di mandare un gruppo di scienziati, soldati e reporter a sondare il territorio: l’équipe sarà inaspettatamente costretta ad affrontare un gorilla alto trenta metri e altre minacciose creature preistoriche, in una lotta per la sopravvivenza contro la natura selvaggia. I partecipanti della pericolosa missione di ricerca sono, tra gli altri, Tom Hiddleston il cacciatore, Samuel L. Jackson il tenente colonnello, John Goodman il dottore e Brie Larson la fotoreporter.

Dopo essere stata uccisa per aver “guardato in faccia la bellezza” nel primo film nato dal sodalizio tra Merian C. Cooper ed Ernest B. Schoedsack, “la bestia” è tornata a far parlare di sé nel 1962 con Il trionfo di King Kong, dove Ishiro Honda l’ha fatta prevalere in un titanico scontro con un avversario della sua mole, Godzilla. Nel 1967, poi, il malvagio Doctor Who ha tentato di sottometterla e servirsene allo scopo di dominare il mondo in King Kong – Il gigante della foresta, per la regia dello stesso Ishiro Honda.

L’Ottava Meraviglia del Mondo è stata portata sotto le luci della ribalta anche dai due remake intitolati entrambi King Kong: il primo del 1976 diretto da John Guillermin, che nello stesso anno ne propose pure un sequel, King Kong 2, dove il gigantesco gorilla veniva riportato in vita dal coma grazie all’aiuto di Lady Kong, dalla quale riuscirà ad avere un erede per poi però essere nuovamente abbattuto; e il secondo girato nel 2005 dall’abile mano (e mente) di Peter Jackson (Il Signore degli Anelli), supportato da un cast di nomi illustri (Jack Black, Adrien Brody, Naomi Watts) e da un’ottima troupe di addetti agli effetti speciali.

Anche il figlio Kiko ha avuto l’onore di una pellicola a lui dedicata, uscita appena otto mesi dopo il grande kolossal della RKO del 1933, Il figlio di King Kong. Alto la metà del padre e dotato di un animo docile, il tenero scimmione ha salvato i protagonisti di questa avventura diverse volte, arrivando a sacrificarsi per tenere in vita proprio Denham, il regista che nel primo episodio aveva fatto catturare il padre.

Il reboot di Vogt-Roberts dovrà confrontarsi solo in parte con i film sul re di Skull Island che l’hanno preceduto. Essendo ambientato negli anni ’70, si allontana dall’originale e dal remake di Jackson collocati negli anni ’30 richiamando invece quello di Guillermin. Ma il rimando si limita a questo, la nuova avventura si svolge interamente sull’Isola del Teschio e non riprende la trama di nessuno dei suoi predecessori, si può perciò ritenere un racconto a sé stante che non rende esplicite grosse pretese se non quella di cavalcare la fama del primate che è oggi una delle icone cinematografiche più conosciute al mondo.

Delle sette pellicole citate, solo tre hanno ottenuto un gran successo di pubblico e critica: il pionieristico King Kong del 1933, il remake del 1976 (premio Oscar per migliori effetti speciali e Golden Globe alla miglior attrice debuttante Jessica Lange) e quello del 2005 (due Oscar per il sonoro e premio BAFTA per i migliori effetti speciali). Tutti i sequel e reboot girati finora sono invece risultati dei flop, a livello sia artistico che economico.

A questo punto siamo molto curiosi di vedere come se la caverà Kong: Skull Island, se seguirà il destino dei suoi simili o riuscirà a dissociarsene grazie alla sua qualità, o alle giuste scelte di marketing.