Approfondimenti

6 maggio 2018

Dopo la guerra: Annarita Zambrano ci riporta all’omicidio Biagi

di Ilaria Ciccarese
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Dopo l’anteprima mondiale al Festival di Cannes, arriva nelle sale, il 3 maggio, l’opera prima di Annarita Zambrano: Dopo la guerra.  La regista ci fa rivivere gli anni del terrorismo italiano e ci riporta al delitto Biagi.

Prima di parlare della pellicola è importante quindi, rinfrescare la memoria.

Per fare chiarezza, ritorniamo al 1985 in Francia, quando il presidente Mitterrand promosse una legge col suo nome che prevedeva di offrire asilo politico ai terroristi italiani, eccezion fatta per i macchiati di delittiodi sangue. In realtà, anche i condannati avevano la possibilità di restare in Francia e ricostruirsi qui una nuova vita.

La dottrina venne abbandonata nel 2002, quando tornò al potere la destra. A Bologna, nello stesso anno, venne assassinato un professore giuslavorista, Marco Biagi, collaboratore del governo italiano impegnato, in quegli anni, nella modifica dell’articolo 18. Tale modifica prevedeva che le imprese con nuove assunzioni legali, anche oltre ai 15 dipendenti, non sarebbero state sottoposte all’articolo 18. Ricordiamo che l’articolo riconosceva ai lavoratori la tutela in caso di licenziamento ingiustificato. Le Nuove Brigate Rosse rivendicarono l’attentato di Biagi e l’attenzione si rivolse subito agli esuli in Francia.

Ora passiamo al film: siamo a Bologna e gli studenti manifestano contro la nuova riforma sul lavoro e l’abolizione dell’articolo 18. Viene contestato anche un professore giuslavorista collaboratore del governo, il quale viene assassinato sulle scale dell’università. L’attenzione ritorna agli ex Brigate Rosse che si sono rifugiati in Francia usufruendo della dottrina Mitterrand. La pellicola della Zambrano si concentra nel raccontare la storia di Marco, ex terrorista, condannato per omicidio e lontano dall’Italia ormai da 20 anni. Marco si è ricostruito una vita in Francia, con la figlia Viola, e ha tagliato tutti i contatti con la famiglia rimasta in Italia. Dopo l’omicidio del professore lo stato italiano chiede l’estradizione di Marco che decide di fuggire con Viola.

Intanto, la sua famiglia a Bologna, rimane sconvolta da nuovi sospetti e si riapre anche per loro una ferita mai completamente rimarginata. Su Anna, la sorella di Marco, ricade l’astio dell’opinione pubblica, tanto che è costretta a lasciare il suo lavoro di insegnante alle superiori. La storia si focalizza sulla relazione genitore/figlia: il padre sembra incapace di accudire la figlia, incapace di amare e anche la giovane sarà sostanzialmente vittima del passato di Marco.

Il film è riconosciuto di interesse culturale dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, fra gli attori troveremo l’interessante interpretazione di Giuseppe Battiston nel complicato ruolo di Marco. La Zambrano, dopo la presentazione del film, ha voluto rilasciare delle precisazioni: “Il film certamente non vuole dare risposte giuridiche, ma è piuttosto una riflessione sulla colpa, umana e politica. Su chi non vuole prendere una decisione. La ragion di Stato di fronte alla ragione umana.”

Non ci resta che assistere a questa interessante opera prima della regista italiana, un film sostanzialmente politico che ha l’arduo compito di far riflettere su un periodo abbastanza recente della storia italiana, in grado di incidere, come ci racconterà la pellicola, anche sul presente.