Approfondimenti

28 agosto 2018

La guerra cinese contro Winnie The Pooh

di Sara La Cagnina
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Gli spettatori prendono posto, le luci si abbassano, lo spettacolo inizia.
Bambini e famiglie, ragazzi e ragazze un po’ nostalgici si preparano a vedere per la prima volta sul grande schermo l’orsacchiotto con cui tanti di loro hanno passato l’infanzia: Winnie The Pooh.

È lui infatti, insieme a Christopher Robin e agli amici del Bosco dei 100 Acri, ad essere il protagonista di Ritorno al bosco dei 100 Acri, in uscita il 28 agosto nelle sale italiane.

Nonostante l’intero mondo sia in eccitazione, c’è un paese che non potrà prendere parte a questo spettacolo. In Cina infatti, il piccolo orsetto di peluche è stato bandito dal presidente Xi Jinping.

L’uomo, segretario del partito comunista, assunse il ruolo di governatore nel 2013. Pochi mesi dopo, durante la visita del presidente cinese in America, che si concluse con un incontro con l’allora presidente Barack Obama, sulle piattaforme social cinesi fece la sua apparizione questo meme.

Il meme in questione, creato da alcuni oppositori del presidente, proponeva un confronto tra una foto di Xi Jinping in compagnia di Barack Obama, ed una in cui Winnie the Pooh starebbe passeggiando insieme a Tigro.
Diventato immediatamente virale, il meme portò alla nascita di altri numerosi post in cui veniva rimarcata la somiglianza fra l’orsetto di peluche e il nuovo governatore.

Dobbiamo ricordare che, nonostante la Cina sia ancora oggi soggetta a una forte censura mediatica, le piattaforme social (come Weibo) o di messaggistica privata (WeChat), sono ancora presenti. Furono appunto quest’ultime a permettere una così veloce diffusione delle immagini in questione.

Ben presto, Winnie The Pooh divenne un vero e proprio simbolo di opposizione. Negli ultimi anni infatti, numerosi cittadini hanno cominciato ha contestare la durata del contratto di governo, ad oggi di 10 anni. Secondo una riforma che si sarebbe dovuta attivare nel marzo 2018, questo lasso di tempo si sarebbe potuto ampliare, permettendo al leader di governare fino alla morte.

Un altro meme fu ancora creato nel 2014, quando Xi Jinping incontrò il primo ministro giapponese Shinzo Abe. In questo caso, il politico giapponese vestì i panni del malinconico asino Ih-Oh.

A dare ancora maggior rilievo alla vicenda, ci pensò lo stesso presidente che, insieme ai suoi associati, decise di bandire il dolce Winnie dal paese, rendendo impossibile trovare una sua immagine nel mondo del web.
Come conseguenza, anche il rilascio della pellicola Ritorno al Bosco dei 100 Acri è attualmente vietato.

Purtroppo, l’orsacchiotto amante del miele non è l’unico personaggio bandito dal governo cinese. Nell’ultimo anni infatti, anche il simpatico maialino chiamato Peppa Pig sembra aver fatto la stessa fine. Il personaggio, ritenuto troppo sovversivo, è infatti censurato sui social media in tutto lo stato.
Fu il giornale inglese Global Times a riportare la notizia, specificando come, secondo lo stato cinese, le influenze sovversive di Peppa Pig rischino di penalizzare la morale positiva della società.

Insomma, mentre la Cina affronta una censura mediatica sempre più forte, a noi viene offerta una nuova possibilità di riscoprire il Bosco dei 100 Acri, questa volta in una nuova ed originale pellicola. Approffitarne è d’obbligo!