Approfondimenti

3 maggio 2018

È la stampa, bellezza: 5 film per la libertà di informazione

di Anna Martellato
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“È la stampa, bellezza!”.
Questa frase riassume tutto il fascino che il giornalismo, e chi questo mestiere lo fa, esercita su tutti noi e anche sulla settima arte, il cinema. La figura del cronista, solo contro tutti, una sorta di piccolo eroe che scopre la verità è da sempre molto amata. E non solo perché è il mestiere (umano) che si è scelto Superman (Clark Kent, remember?).

Il mondo è cambiato: il mestiere non è più di pochi, ma di molti e molto spesso non è neanche un mestiere (la piaga del precariato ha incancrenito anche questo settore).

Una figura, quella del giornalista, che resta comunque tra le preferite da raccontare. Il cinema ha saputo farlo nel migliore dei modi, ma non bisogna credere che il giornalista abbia il diritto di raccontare la verità: casomai ha il dovere di farlo. In virtù del dovere di informare i cittadini. Ed è su questo basilare valore che si basa oggi la libertà di stampa. Ovvero la liberà di espressione negata in moltissimi paesi e che Rsf, Reporter Senza Frontiere ogni anno mostra in una classifica (l’anno scorso eravamo al 52esimo posto nel mondo, anche se ci sono paesi che sono messi molto, molto peggio).

Oggi, nel mercato delle fake news e nella corsa sfrenata alla notizia più grossa (o più grassa), il mestiere è stato stravolto. Ma c’è anche il giornalismo serio, vivaddio, quello delle fonti accreditate, quello che fa inchiesta, quello che non suppone o che non insinua, ma che prova e racconta. E informa. A volte pagando un prezzo molto, troppo alto. È il giornalismo che rischia, che scava sotto la superficie delle cose, che va fino in fondo e non si accontenta dell’informazione edulcorata e smerciata tanto per dare un contentino.
Perché quando lo si fa come lo si deve fare, il giornalismo è il mestiere più bello del mondo.

Abbiamo scelto 5 film mitici che proprio oggi, 3 maggio, giorno in cui ricorre la giornata mondiale della libertà di stampa, ci mostrano il giornalismo che vogliamo e di cui abbiamo fortemente bisogno, oggi più che mai.

Tutti gli uomini del presidente (1976)

Grande film con protagonisti Dustin Hoffmann e Robert Redford per la regia di Alan J. Pakula che racconta la vera vicenda dei giornalisti Bob Woodward e Carl Bernstein. Woodward è un giovane e oscuro cronista del Washington Post. Cinque uomini, il 17 giugno 1972, vengono arrestati mentre effettuano un furto con scasso al quartier generale della Convenzione democratica, situato nel palazzo del Watergate. Woodward intuisce che si tratta di qualcosa di ben più grosso che una semplice scaramuccia fra due partiti rivali. Insieme al più esperto collega Carl Bernstein, inizia delle indagini che suscitano perplessità in alcuni responsabili del giornale, tra cui Ben Bradlee che favorisce la continuazione dell’inchiesta ma costringe i due giovani alla garanzia della certezza. Lentamente vengono fatte sensazionali scoperte che coinvolgono alte sfere della politica, la CIA, l’FBI, la Casa Bianca, e che, rese di pubblico dominio dagli articoli del giornale, suscitano indifferenza, scetticismo, ostilità, minacce e agguati, sino a che non esplode in tutta la sua violenza il “caso Watergate” con le conseguenti inchieste, i processi, le condanne, le dimissioni di Nixon.

Good night and good luck (2005)

Diretto e interpretato da George Clooney il film racconta di Edward R. Murrow, un famoso anchor man della CBS. Venuto a conoscenza di una lista di proscrizione redatta dal senatore Joseph McCarthy in cui vengono inseriti i nominativi di tutti coloro che sono sospettati di avere simpatie filo-comuniste, decide di divulgare la notizia e di dedicare parecchie puntate del suo show, See it now, alla controversa figura del politico. Nonostante le intimidazioni e le minacce di morte, Edward riuscirà, anche grazie all’appoggio del suo produttore Fred Friendly, a liberare l’America dal fanatismo del maccartismo.

Veronica Guerin (2003)

Cate Blanchett recita nel ruolo di Veronica Guerin, la giornalista irlandese reporter per il Dublin Sunday Indipendent. La Guerin nel 1996 scoprì e denunciò i nomi dei più potenti criminali e trafficanti di droga della città di Dublino. Un anno dopo venne assassinata per mano di coloro che essa stessa aveva accusato. Un film forte, com una delle migliori attrici dei nostri giorni, che racconta la storia di una eroina, una donna vera, con le sue paure, le sue contraddizioni, la volontà testarda di andare fino in fondo, come scisse nel 2003 il Corriere della Sera a proposito di questo film.

Fortapàsc (2008)

Per la regia di Marco Risi questo film racconta la storia vera accaduta nel 1985: Giancarlo Siani viene ucciso con dieci colpi di pistola. Aveva 26 anni, faceva il giornalista, o meglio era praticante, abusivo, come amava definirsi. Lavorava al Mattino, prima da Torre Annunziata e poi da Napoli. Era un ragazzo allegro che amava la vita e il suo lavoro e cercava di farlo bene. Aveva il difetto di informarsi, di verificare le notizie, di indagare sui fatti. È stato l’unico giornalista ucciso dalla camorra. Noi qui lo seguiamo negli ultimi quattro mesi della sua vita. La sua ultima estate quando, dal Vomero, dove abitava, tutti i giorni scendeva all’inferno di Torre Annunziata, regno del boss Valentino Gionta. Tutto, in quel periodo, ruotava intorno agli interessi per la ricostruzione del dopo terremoto e Giancarlo vedeva. E capiva. Lo vediamo muoversi fra camorristi, politicanti corrotti, magistrati pavidi e carabinieri impotenti, come un giglio nel fango. Proprio la sera in cui venne ucciso, a Napoli Vasco Rossi teneva un concerto al quale Giancarlo sarebbe dovuto andare con la sua ragazza…

The Post (2017)

Un brillante film sul giornalismo con due grandi del cinema come Maryl Streep e Tom Hanks non poteva sfuggirci. Chiudiamo il cerchio della nostra cinquina (e lo riapriamo, per chi ha visto le ultime scene di questo film…) con The Post. Il thriller politico di Steven Spielberg racconta il dietro le quinte della pubblicazione dei Quaderni del Pentagono, avvenuta all’inizio degli anni ’70 sul Washington Post. L’occultamento dei documenti top secret sulle strategie e i rapporti del governo degli Stati Uniti con il Vietnam tra gli anni quaranta e sessanta innesca una battaglia senza precedenti in nome della trasparenza e della libertà di stampa. In particolare, la pubblicazione dei cosiddetti Pentagon Papers diviene manifesto della ferma e decisa rivendicazione del diritto di cronaca e della libertà di informazione da parte di due figure molte diverse ma accomunate dal coraggio e da una forte etica professionale: l’editrice del giornale Kay Graham, prima donna alla guida della prestigiosa testata, e il duro e testardo direttore del giornale Ben Bradlee. I due metteranno a rischio la loro carriera e la loro stessa libertà nell’intento di portare pubblicamente alla luce ciò che quattro Presidenti hanno nascosto e insabbiato per anni. Nonostante i meschini tentativi del governo di contenere la fuga di informazioni riservate, i media diffondono la notizia schierandosi dalla parte dei cittadini.