Approfondimenti

8 agosto 2017

La Torre Nera: sarà un flop?

di Michela Fontana
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Arriva nelle sale italiane La Torre Nera, quel film un po’ fantasy, un po’ western e un po’ horror di cui si è sentito tanto parlare. Dal 10 agosto potremo infatti esprimerci sulla pellicola che ha sollevato tantissime attese per il cast, ma soprattutto per la mastodontica opera omonima da cui è tratto, nata dalla penna del maestro dell’horror su carta Stephen King.

L’epica battaglia tra il bene e il male sarà questa volta orchestrata dal danese Nikolaj Arcel e vedrà contrapporsi Idris Elba, nei panni del pistolero Roland Deschain, e l’ormai leggendario Matthew McConaughey, col volto del malefico stregone Walter o’Dim, anche noto come l’Uomo in Nero. Il punto di vista sarà, com’è solito nei romanzi di King, quello di un ragazzino, Jake, che nella moderna New York verrà tormentato da quelli che all’inizio crederà essere solo sogni. Quando però verrà catapultato in un universo parallelo, il Medio-Mondo, il suo destino gli sarà sempre più chiaro: dovrà combattere al fianco del pistolero per difendere la Torre Nera, struttura portante che funge da connessione tra tutti i mondi.

Il film non è un semplice adattamento cinematografico ma il debutto di un progetto ambizioso: l’inizio di un epilogo, si può dire, l’avvio di una saga crossmediale che spezzerà l’eterno ritorno definito dai romanzi attraverso una serie TV già in produzione e, se tutto va secondo i piani, un sequel del film cui lo stesso King ha fatto cenno in un’intervista. Questo progetto potrebbe però aver già subìto una battuta d’arresto: nonostante l’approvazione dello scrittore, la critica statunitense non è stata affatto generosa, accusando la pellicola di un’eccessiva semplificazione e di un disonorevole impoverimento della dimensione oscura. Un film troppo immaturo e banale, che non rispecchia la densità narrativa dei libri e che non è in grado di travolgere lo spettatore.

La sua genesi, in effetti, sembra essere stata tutt’altro che serena: tra voci e successive smentite, la produzione ha affrontato non poche difficoltà, prima tra tutte la ricerca di un regista, che ha visto scartare nomi del calibro di J.J. Abrams e Ron Howard, a causa di divergenze creative.

Al suo debutto negli Stati Uniti, ha scalzato tuttavia dalla vetta della classifica del botteghino Dunkirk, opera drammatica di Christopher Nolan sulla Seconda Guerra Mondiale. Quest’ultimo, però, era alla sua seconda settimana in sala e in ogni caso gli incassi non sono stati strepitosi, di certo non quelli che si augurava la Worner Bros. per un blockbuster con una così forte presa sul pubblico e per il cui budget sono stati impiegati 60 milioni di dollari. I 19,5 milioni guadagnati in patria nel primo weekend non sono bastati a mettere a tacere le voci di un grande flop, anche se è vero che è stato uno dei fine settimana più fiacchi dell’anno per le casse dei cinema di tutto il mondo.

Rimane il fatto che tra il sentito dire e l’esperienza diretta c’è di mezzo un abisso: allora guardiamolo e scopriamo se dobbiamo prendere le sue parti o unirci ai critici nella sua condanna. Per come Matthew ci ha abituati, potrà valerne la pena anche solo per la sua presenza…