Approfondimenti

23 ottobre 2017

Le iene: 25 anni dal primo capolavoro di Tarantino

di Michela Fontana
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23 ottobre 1992: arriva nelle sale Le iene, primo capolavoro di Quentin Tarantino.

All’epoca squattrinato commesso di una videoteca (già, i bei tempi delle videoteche!), il giovane Quentin ebbe la fortuna di far capitare la propria sceneggiatura tra le mani di Harvey Keitel, il quale ne fu rapito e decise di diventarne co-produttore. Con un budget comunque molto ridotto (1,2 milioni di dollari), l’esordiente regista riuscì fin da subito a imporre su Hollywood la sua artistica eccentricità. Questo a partire dal titolo, in lingua originale Reservoir Dogs, nato dall’unione lessicale di due dei film preferiti da Tarantino: Au revoir, les enfants (Arrivederci, ragazzi – 1987) e Straw Dogs (Cane di paglia – 1971). Il primo richiedeva una pronuncia troppo complessa che il cineasta del Tennessee decise di ridurre ai minimi termini con un semplice “reservoir”.

La storia è questa: sei perfetti sconosciuti vengono assoldati dal malavitoso Joe Cabot (Lawrence Tierney), insieme al figlio Eddie “il Bello” (Chris Penn, fratello del planetario Sean), per un grosso colpo.
Lasciamo al boss l’onore di presentarvi la squadra:

L’obiettivo è rapinare una gioielleria. Qualcosa però va storto e il gruppo si trova coinvolto in una strage che farà, alla fine, nientemeno che diciassette vittime. A qualcuno sorge il dubbio: la polizia è intervenuta sul luogo della rapina troppo tempestivamente, dev’esserci dunque un infiltrato. Ma chi è? Il professionista dalla morale facile Mr. White, l’attento e puntiglioso Mr. Pink, o magari il taciturno Mr. Blue? E perché non l’estroso Mr. Brown, o il bravo ragazzo Mr. Orange? Non scordiamoci poi del sadico Mr. Blonde.

Il segreto verrà svelato solo alla fine, nel frattempo la strage continua tra balletti maniacali e un intreccio di violente accuse che culminerà nel celebre mexican standoff della scena finale, quella classica situazione cinematografica in cui ognuno punta l’arma verso qualcun altro ed è a sua volta tenuto sotto tiro.

Con il suo film d’esordio, Quentin faceva già della sua firma un marchio distintivo. Concitati dialoghi dai toni espliciti e frizzanti (la parola “fuck” viene qui pronunciata circa 250 volte), montaggio circolare fatto di anticipazioni, rimandi e studiati ammiccamenti (pensate che è considerato uno dei migliori film sulle rapine senza che questa sia mai effettivamente rappresentata), riflessioni morali celate sotto una violenza inaudita (concentrata, in questo caso, quasi esclusivamente nell’angusto rifugio degli otto criminali): sono questi i principali ingredienti che hanno fatto de Le iene un cult e di Tarantino un acclamato regista.

Parliamo, tra l’altro, di uno di quei film da rivedere ancora e ancora, tante sono le chicche da scoprire. Voi da quanto tempo non lo riguardate? O magari non l’avete proprio mai visto? Grave. È l’occasione giusta per rimediare. E non preoccupatevi, i 25 anni di ritardo vi saranno perdonati: non è mai troppo tardi per un cult.