Approfondimenti

10 maggio 2017

Tra leggenda e verità: la spada di King Arthur è in Italia

di Anna Martellato
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La spada nella roccia? Esiste. Non è solo al cinema, come in questa ultima versione della leggenda di Re Artù, King Arthur, rivisitazione in chiave fantastica del celebre racconto con Charlie Humman, firmata da Guy Ritchie, nelle sale dal 10 maggio distribuita da Warner Bros. Perché la leggenda non è solo leggenda, ma è anche un po’ verità. Ed è in Italia.

È la spada di San Galgano, una spada del 12esimo secolo conficcata in una roccia identica a quella che il giovane Artù avrebbe estratto diventando re d’Inghilterra. Una leggenda e una realtà, che troviamo sulle dolci colline di Chiusdino, vicino a Siena, nella Rotonda di Montesiepi. È una valle verde e selvaggia, quella di Chiusdino. Un luogo incantato che sembra essere la Bretagna. È lì che si trova la spada di San Galgano.

C’è una leggenda. Ed è quella di Galgano Guidotti da Chiusdino. Era un giovane scapestrato che a 33 anni ebbe in sogno una visione di San Michele e si fece cavaliere. Ma dopo una seconda visione divenne eremita. Fu in segno di rinuncia alla violenza che Galgano conficcò la spada nel terreno – con gesto simmetrico e opposto a quello di Artù – adorandola come croce. In seguito compì alcuni miracoli e morì nel 1181.

Della figura e del mito di San Galgano si appropriarono i Cistercensi, che si stavano espandendo in tutta Europa. Si installarono dapprima nella Rotonda, ed eressero dal 1218 la vicina Abbazia, ora senza tetto e con un prato verde come pavimento. In questo modo i Cistercensi condussero un culto eremitico che in quelle zone era già forte.

Quella di San Galgano, cavaliere che rinuncia alla violenza conficcando la spada nel terreno, non è l’unica figura centrale dell’epoca: c’è anche San Bernardo di Chiaravalle, combattente per la fede che guida le Crociate, e San Francesco, nato nell’anno in cui Galgano muore.

Di certo i Cistercensi sfruttarono alcuni elementi della figura del santo, probabilmente adattandole alle leggende e alla letteratura del tempo. Ma i collegamenti con la leggenda di Re Artù sono più diretti di quanto si possa immaginare. A dirlo anche il CICAP, Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze, che ha aperto una serie di indagini scientifiche volte al tentativo di acquisire ulteriori conoscenze certe.

Di certo c’è che la figura di San Galgano è ancor in parte “un enigma”, scrive il CICAP, che vanta tra i suoi fondatori Piero Angela. Che tra i Trovatori (che portarono in Europa le leggente arturiane) c’è anche Guglielmo Decimo d’Aquitania, che nel 1137 sparì durante un pellegrinaggio e che molte biografie assicurano essersi trasformato in Guglielmo di Maravalle, l’eremita installatosi in quella zona tredici anni più tardi. Che Guglielmo Decimo era padre di Eleonora d’Aquitania, prima sposa a re Luigi Settimo di Francia e poi moglie di Enrico d’Inghilterra e con lui madre di otto figli tra i quali Riccardo Cuor di Leone e Giovanni Senza Terra.

Possono essere solo favole, eroi, miti. Oppure storie vere di uomini realmente vissuti, che il tempo plasma in racconto che, infine, diventa leggenda.