Approfondimenti

14 marzo 2018

Maria Maddalena, prima femminista della storia

di Anna Martellato
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Maria Maddalena ha il volto di Rooney Mara, candidata all’Oscar per Carol (2015) e diventata famosa grazie alla Lisbeth Salander di Millennium – Uomini che odiano le donne (2012). Nella pellicola di Garth Davis da oggi nelle sale, dove Joaquin Phoenix interpreta un carismatico Gesù di Nazareth si narra la storia di Maria Maddalena, nota a tutti come “la prostituta”, “la peccatrice”, figura per troppo tempo ignorata e lasciata ai margini della storia. Ma questo film, distribuito da Universal Pictures, ha tutta l’intenzione di volerle restituire attualità e modernità.

Il film narra la storia di una giovane donna in cerca di una nuova vita, che sia finalmente libera dalle tradizioni familiari e dalla società fortemente gerarchica e maschilista del suo tempo. Troverà l’occasione per intraprendere un cammino di crescita grazie al neonato movimento religioso e sociale fondato dal carismatico Gesù di Nazareth. In questo contesto riuscirà finalmente a trovare il proprio posto nel mondo, avviandosi a un viaggio di maturazione interiore che culminerà nella città di Gerusalemme.

Qual è, al di là del film, la lettura moderna di questo personaggio? Perché questa donna ci riguarda a distanza di 2018 anni? Cosa ci può dire?

Anche se Maria Maddalena è purtroppo svanita nell’agiografia edificante del perdono e del peccato, in una concezione cristiana molto riduttiva, la sua figura è molto più moderna di quel che si possa pensare: incarna una donna che ha sfidato le mentalità maschiliste e moraliste dell’epoca, uscendone come persona viva, fedele, appassionata, carica di affettuosità ma anche forte, capace di prendere decisioni concrete. Femminista, la chiameremmo noi oggi, nel suo significato più autentico.

Ma partiamo dall’inizio. La religione ebraica era una religione fortemente maschilista, in cui una donna senza figli o era una maledizione o era una prostituta.

Maria Maddalena era una prostituta. Il perbenismo farisaico che serpeggiava negli ambienti borghesi della capitale l’aveva ormai classificata tra le donne perdute, la feccia della società.

Di Gesù di Nazareth Maria Maddalena era venuta a sapere molte cose: iniziò così a interessarsi a quell’uomo dai modi aperti e forti, coerente fino all’osso, capace di confondere i superbi e i presuntuosi e prese a seguirlo. L’episodio narrato dal Vangelo che si svolge a casa di Simone, durante un banchetto, quando Maria Maddalena ruppe un vaso pieno di profumo e lo versò ai piedi di Gesù asciugandoli con i suoi capelli, dice tutto. Tra gli ebrei infatti, il gesto aveva un significato profondo, di stima e affetto: compiuto da una prostituta, inorridiva. Sul banchetto scese una cappa di gelo, ma tra la meraviglia di tutti Gesù le dice: La tua fede ti ha salvato.

Così facendo la riabilita: Maria Maddalena diventa il simbolo di una vera e propria rivoluzione femminile (ben prima delle correzioni sintattiche di cui ci lodiamo, convinti che trasformando le parole si faccia più, in realtà, di vuota retorica).

Le donne della comunità primitiva cristiana le sono sempre state grate. In fondo, lei per prima ha visto il maestro risorto, dove la più grande rivoluzione della storia ha vinto la morte.

E a quella rivoluzione era presente una donna: Maria Maddalena.

Con la gentile collaborazione di Don Giuliano Bissoli.