Approfondimenti

4 agosto 2017

Marilyn Monroe e le 10 lezioni di vita per le ragazze (e i ragazzi) d’oggi

di Anna Martellato
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Sexy, tremendamente sexy. Inaffidabile e volitiva, di una bellezza prorompente e seducente che si imponeva sulla scena. Marilyn Monroe aveva un tale sex appeal che l’aria attorno, al solo suo entrare in una stanza, si caricava di tensione, per poi sciogliersi in una risata contagiosa, con quel modo di sorridere un po’ così. Lo faceva inclinando leggermente la testa verso l’alto, mostrando il collo, una cosa che faceva impazzire da morire gli uomini, sposati e non. Le tremava leggermente il labbro superiore, quando rideva. Perché tra la punta del naso e la bocca il suo labbro era troppo corto e qualcuno le aveva detto di “tirare il labbro superiore verso il basso”, quando rideva, altrimenti si vedevano le gengive. Così lei provò e riprovò, fino a quando il suo sorriso divenne perfetto, tranne che per quel lieve tremore.

Se c’è una diva, a questo mondo e nell’altro, è Marilyn Monroe. Una che a letto indossava solo due gocce di Chanel n.5. Che portava tacco 11, rasava le sopracciglia ad ali di gabbiano e disegnava sugli occhi codine con l’eyeliner. Che chiedeva al parrucchiere la tonalità di biondo “dirty pillow slip” (federa sporca). Una che dal 1960 ha una stella sulla Walk of Fame di Hollywood, è stata proclamata dall’American Film Institute la sesta più grande attrice della storia del cinema, ha vinto tre Golden Globe, due nomination al premio BAFTA, un David di Donatello e che è stata ritratta da Andy Warhol, Christo, Salvador Dalì, influenzando così la cultura di massa, oltre al cinema.

Niente male per quella Norma Jane, diciannovenne carina ma acerba che vinse la fascia di Miss lanciafiamme in quel servizio fotografico innocente scattato in fabbrica nel 1945, le cui immagini dovevano servire per “tenere su il morale delle truppe al fronte”.

Ma forse quello che è più struggente in Marilyn, quello che ci tiene incollati a lei è quel contrasto affilato, quella bambina sola e abbandonata, che in fondo viveva in lei sotto quegli abiti stretti e brillanti, sotto le pellicce bianche e il rossetto vermiglio e quell’aria da svampita un po’ su di giri, mentre schiocca le dita sul microfono prima di cantare “Happy Birthday Mr President” a uno stregato J.F. Kennedy. Quella tristezza di fondo sgorgava da un’infanzia senza una madre, affetta da schizofrenia paranoide, e lei sballottata da un orfanotrofio e l’altro, tra violenze e molestie, fino a scoprire che aveva qualcosa di diverso dalle altre ragazze, che aveva un potere sugli uomini, che riusciva a “fare l’amore” con la telecamera.

Vita intensa, instabile e turbolenta, bruciata a 36 anni appena da un’overdose di barbiturici proprio il 5 agosto di 55 anni fa.

Lei però è un po’ ovunque, grazie ai suoi film e ai suoi insegnamenti. Quali? Molti. Ne abbiamo estrapolati dieci. Dieci lezioni di Marilyn per le ragazze (e i ragazzi) d’oggi. Perché in quel suo fare sfrontato e ammiccante ci sono delle pillole di saggezza utili a noi, sciocchi schiavi dell’ultimo look su Instagram, occupati ad apparire uguali agli altri a testa china sul cellulare. Occupati ad accontentarci e a seguire sogni imperfetti. Marilyn è il nostro antidoto. Prendete appunti…

Non accettate le briciole. Ci hanno fatto donne, non formiche”. Care ragazze tatuatevi questo, bene in evidenza, la prossima volta che volete farvi un tatuaggio. Perché troppo spesso ci accontentiamo di briciole. Non solo in affari di cuore, s’intende, ma anche in tutto il resto. Al lavoro (quando ci pagano meno di quanto valiamo), a casa (quando ci danno per scontate) e in generale, nella vita. Se non ci accontentiamo delle briciole diciamolo. Alziamo la testa e pretendiamo altro, spiegando come ci sentiamo e le nostre ragioni. È il primo vero gesto d’amore verso noi stesse.

Trova qualcuno che ti rovini il rossetto, non il mascara”. Quando stai con una persona ci stai perché ti fa stare bene, non perché ti fa stare male. Al di là dei grovigli che ci tengono legate a questa, delle assurde motivazioni che ci diamo ogni volta che il mascara cola. Dovremmo ricordarci questo, ogni volta che ci aggiustiamo il trucco. E quando comincia a diventare un’abitudine, meglio cambiare aria (e comprarsi un rossetto nuovo: ce ne sono così tanti, in giro).

L’imperfezione è bellezza, la pazzia è genialità, ed è meglio essere assolutamente ridicoli che assolutamente noiosi”. Apriamo qui il capitolo imperfezione/paragrafo 1. Perché ogni volta che guardiamo Instagram vediamo altro che stampini, ragazze dalle labbra pompate, dai capelli dritti, dalle pose tutte uguali. Alla ricerca della perfezione, tutte rincorrendo un’ideale fisico che non ci appartiene, a postare le stesse frasi, a fare le stesse pose, le stesse smorfie, gli stessi selfie, a twittare gli stessi hashtag. Amiamo le nostre imperfezioni, la nostra pazzia, il nostro essere ridicoli. Non saremo popolari come Chiara Ferragni, ma se non altro saremo meno noiosi.

La vita non diventa più facile, sei tu che diventi più forte”. Lo sapeva bene Marilyn, perché l’infanzia ha segnato tutta la sua vita e forse anche la sua morte. La vita non è mai facile. È una lotta continua, per alcuni fatalmente più per altri. C’è un altro adagio che si incastra con questo ed è “ciò che non uccide fortifica”. Più che dirvi che è vero, possiamo solo dire che saranno il tempo e la vita a darci questa consapevolezza. E allora saremo invincibili.

Se riesci a far ridere una donna le puoi far fare qualsiasi cosa”. Cari maschietti, prendete appunti su questa frase di Marilyn. Potete anche essere il sosia di Charlie Hunnam, ma fidatevi che non c’è serata più triste per noi ragazze che quella passata a sbadigliare.

Non essere gelosa se vedi il tuo ex con un’altra. La mamma ci ha insegnato che devi dare i giocattoli usati ai meno fortunati”. Quanti pianti e quante tragedie per aver visto lui attraversare la strada mano nella mano con un’altra? Una biondina, o una moretta, di cui ignoravate l’esistenza? E sì che lui vi aveva lasciate perché non si sentiva pronto… perché non vi meritava. No? Be’, ascoltate zia Marilyn e non disperate. E adesso alzate la testa, schiena dritta, sorriso e via.

Il silenzio è l’unica risposta logica da poter dare agli stupidi“. Quanti di noi passano ore chini sullo smartphone alle prese con stupide illazioni, post idioti su Facebook (come se dire la propria opinione fosse la cosa più importante del mondo), sapendo benissimo che la nostra risposta scatenerà inulti crociate da parte del popolino, spoglio di ogni freno inibitorio e critico? Meglio passare ad altro… come insegna Marilyn. Dovrebbe essere questa la regola n.1 per i social.

Non vorrei mai essere una donna pelle e ossa. Il mio corpo mi piace così com’è. E poi le curve stanno così bene su una donna!”. Capitolo imperfezione/paragrafo 2. Le curve iniziano a imperversare (grazie al cielo) sui media e anche nei concorsi: le modelle curvy sono oggi una realtà. Nonostante questo a noi, donne della terra di mezzo, che non siamo curvy ma non siamo neanche magry, ci tocca lottare per i soliti tre chiletti e il rotolino che ti si è appollaiato comodamente proprio lì, nei soliti punti critici. E allora giù di creme, di squat e di addominali. E di dieta. Sbagliamo tutto. Invece di confrontarci con i canoni di una qualunque modellina, iniziassimo a farlo con i canoni di Marilyn? La prima passa voltando pagina, la seconda è un’icona da sessant’anni a questa parte. Fate voi.

Una carriera è una cosa meravigliosa, ma non ti può scaldare in una notte fredda”. No, aspettiamo ad andare a vivere insieme. Perché adesso la cosa importante è stabilizzarsi un po’ con il lavoro, sai, il contratto si rinnova ogni tre mesi. Se mi impegno ne terranno conto, la stabilità arriverà presto. Sì, stavolta hanno assunto l’altro, ma la prossima vedrai che toccherà a me. In fondo ho lavorato anche il weekend, se lo ricorderanno. Si ricorderanno che ho rinunciato alle vacanze estive per quello stage, poi per forza mi prendono, magari hanno bisogno. Mi hanno detto che ne riparliamo tra tra sei mesi. No, adesso c’è un sacco di lavoro e sono super presi, mi hanno detto a settembre. Forse a dicembre. Certamente con l’anno nuovo… a marzo…

C’è un momento che devi decidere: o sei la principessa che aspetta di essere salvata o sei la guerriera che si salva da sé. Io credo di aver già scelto… mi sono salvata da sola”. Forse non ci è riuscita del tutto, forse alla fine qualcosa in lei aveva estremamente bisogno di qualcuno che la salvasse, qualcuno che la amasse per quello che era e non per quello che rappresentava. In fondo c’era ancora quella piccola Norma Jane che aveva bisogno di una carezza, un’amorevole carezza e nient’altro. Cosa sarebbe stata Marilyn se si fosse davvero salvata da sola? È stata una ragazza in gamba per 36 anni, ma le cose della vita, la fama, la notorietà e gli intrighi di potere che le ruotavano intorno erano più grandi di lei. Sarebbe stata una grande icona, forse sempre circondata da eccessi; o forse no, magari sarebbe diventata una regista, avrebbe scritto un libro, avrebbe creato una fondazione per le bambine maltrattate. Sarebbe diventata ambasciatrice dell’Onu, magari avrebbe intrapreso la carriera politica, sarebbe stata eletta al Congresso. Forse avrebbe trovato qualcuno che la amava diversamente da tutti quelli che dicevano di amarla e avrebbe avuto una figlia, una bambina bella come lei.

Sarebbe stata una bella vita, Marilyn, se l’avessi voluto. Ecco la sua ultima lezione: viviamo la vita che vorremmo vivere. C’è sempre tempo per morire, perché in fondo la vita è sempre troppo breve per sprecarla, per regalarla a chi non se lo merita. La felicità è l’unico fine.