Approfondimenti

29 marzo 2018

Nelle pieghe del tempo: la fiaba Disney con Oprah Winfrey

di Marco Rizzini
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Nelle pieghe del tempo: la fiaba Disney con Oprah Winfrey

Ho visto il trailer di Nelle pieghe del tempo e non ci ho capito granché. Riassumendo i concetti in ordine sparso, potrei citare che il plot tratta di viaggi spazio-temporali e presenta dei ragazzini come protagonisti, che è una fiaba Disney moderna, politicamente corretta e con un’ottima colonna sonora.

E Oprah Winfrey presente nel cast, il che negli States è un elemento di grande peso. La signora della tv americana è capace di spostare gli equilibri dell’opinione pubblica con una sola puntata di talk show, di convogliare il voto di quelle che un tempo erano minoranze a suo piacimento. Dopo il fervente discorso sui diritti umani e delle donne alla presentazione dei Golden Globes post caso Weinstein, in tanti si sono chiesti se ci fosse di mezzo la lotta intestina tra le due donne colored più influenti della storia recente: Oprah Winfrey e Michelle Obama.

E cosa bolle in pentola? Beh cari miei, non serve un fine analista per capirlo. Dopo il primo presidente afroamericano, la politica ed i media spingevano per la prima presidente donna, pompando a più non posso la quasi impresentabile Hillary. E invece no, ecco il parvenu dai capelli d’arancio farsi largo nell’arena a suon di populismi.

Vabbè si salterà un giro, forse due, il tempo adatto per preparare il carico da novanta e proporre all’elettorato americano il super-sayan dei candidati meritevoli: la donna afroamericana.

Oprah sta preparandosi il terreno. È abile, scaltra e la gente la ama. Non c’è salotto televisivo dove lei non sia presente.

E Michelle Obama? Dopo tonnellate di articoli su tutti i media del mondo su quanto fosse bella e quanto fosse buona, da qualche tempo rimane in silenzio. Starà pensando alla prossima mossa, difficile immaginare la non capitalizzazione del suo esser moglie di uno dei presidenti più amati dai media americani e globali. Premio Nobel per la Pace dal bombardamento facile, ma in odor di santità in quanto amante del basket.

Il passaggio dal mondo dello spettacolo alla Sala Ovale non sarebbe una novità per il panorama americano, quello da First Lady a Presidente invece sì. Ne riparliamo tra qualche anno, chissà se ci ho visto lungo.

Alla regia Ava DuVernay, giovane regista afroamericana famosa per Selma – La strada per la libertà (2014) e per 13th (2016).
Non credo vedrò mai questa pellicola: credo sarò impegnato con delle repliche di Domenica Live, aspettando che la mia amata Barbara D’Urso si faccia avanti per diventare Premier nel nostro stupendo Paese.