Approfondimenti

21 febbraio 2019

Oltre la storia d’amore: Life itself è storia di vita

di Alice Marinello
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Nella mischia dei film romantici usciti il giorno di San Valentino ce n’è uno un po’ fuori dal coro.
La vita in un attimo non è una tragedia, non è una commedia, ma non è neanche prettamente un film sentimentale. È di tutto un po’.

Andiamo con ordine. Uscito lo scorso 14 febbraio con il titolo originale Life Itself, il film è diretto da Dan Fogelman, già produttore della serie televisiva statunitense This is Us e sceneggiatore dei film d’animazione Cars, Bolt e Rapunzel.

Il cast arricchisce non poco la trama, anche se i personaggi restano sulla scena per poco tempo, come fossero semplici comparse di un avvenire che li trascende – e poi capiremo perché.

Oscar Isaac e Olivia Wilde sono gli interpreti principali nei panni dei giovani newyorkesi Will e Abby. In parallelo, anche Antonio Banderas, Sergio Peris-Mencheta e Laia Costa hanno un ruolo determinante per lo svolgersi dell vicende: Mr Saccione, Javier e Isabel sono originari dell’Andalusia, in Spagna, dove la coppia lavora l’uliveto di Saccione.
Poi c’è lei: Olivia Cooke, che interpreta la figlia ribelle e fragile di Will e Abby. Infine c’è Alex Monner nei panni di Rodrigo, figlio di Javier e Isabel, cui Mr Saccione si preoccupa di dare un’educazione e una vita migliore.

Il fatto è che le due famiglie non si conoscono, eppure le loro vite si intrecciano continuamente, definendo quel fil rouge che è sia scopo che causa del film: l’Amore, quello con la A maiuscola.
Se leggete la sinossi ufficiale del film, state sicuri che non riuscirete a decifrare in anticipo come le vicende si leghino le une alle altre.

Come accennavo, i personaggi nascono, agiscono e muoiono sulla scena in breve tempo e nel fare questo lasciano dietro di sé una traccia indelebile. E così succede che chi viene dopo porta con sé le conseguenze di quel che è stato prima, con la consapevolezza e il timore che ciò che è stato influenzi in modo deterministico la sua vita.

Di qui, la tesi del regista che permea e crea le basi per l’intera pellicola: la vita è un narratore inaffidabile. Essa lega i destini delle persone senza che queste lo sappiano, unisce anche quando divide, ma finché non la si sperimenta non si può sapere come andrà a finire. La morale allora è proprio questa: i successi, i fallimenti, l’amore, la morte, tutto vale la pena di essere vissuto. La vita vale la pena.

Life Itself – più che la traduzione italiana – è il titolo perfetto per un film che ha l’ambizione, nel mese degli innamorati, di ricordare che la vita in sè, con i suoi misteriosi percorsi, ha il potere di stupire e rigenerarsi in ogni tempo e luogo.

La bellezza della vita nonostante tutto è un messaggio positivo che si sposa appieno con la colonna sonora scelta da Abby e Will: l’album Time out of Mind di Bob Dylan, le cui tracce accompagnano i capitoli in cui Fogelman scandisce la pellicola. In particolare una, Make you feel my love, rafforza il messaggio del regista:

“When the rain is blowing in your face
And the whole world is on your case
I could offer you a warm embrace
To make you feel my love”.

La vita è così: ti coinvolge nel suo grande abbraccio anche dopo averti bruscamente gettato a terra.