Approfondimenti

17 maggio 2018

Omofobia a Hollywood: cosa dicono i protagonisti?

di Anna Pertile
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Oggi, 17 maggio, è la giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. In questo giorno, nel nostro mondo dinamico e in continuo cambiamento, ci si deve fermare e chiedere a che punto siamo.
Con gli occhi puntati sul grande schermo, parliamo di come il cinema sta accogliendo il mondo LGBT+.

Gli Oscar sono stati presentati nel 2014 da Ellen DeGeneres e nel 2015 da Neil Patrick Harris, entrambi personaggi dello spettacolo americano apertamente omosessuali e grandi sostenitori delle campagne per i diritti LGBT+.

Negli ultimi anni sono aumentati i film che raccontano storie di amori omosessuali o che ci presentano personaggi transessuali. Chiamami col tuo nome, Una donna fantastica, La battaglia dei sessi e Atomica Bionda sono solo alcuni dei titoli del 2017 che trattano tematiche LGBT+.

Anche nelle serie televisive vediamo un aumento dei personaggi omosessuali, bisessuali, transgender o queer. Secondo i dati raccolti da GLAAD, nel 2018 si è arrivati alla percentuale di protagonisti televisivi LGBT+ più alta nella storia, ovvero il 6,4% .

Molti attori o registi sono grandi attivisti nella lotta per i diritti LGBT+. Vediamo che ne pensano loro: il Cinema è ancora omofobo?

Ian McKellen
Credo che il mondo sia molto migliorato. Per alcune persone – dice l’attore – è ancora difficile rivelare di essere omosessuale, c’è ancora paura. Un insegnante pensa che i suoi studenti non lo rispetteranno più, un politico che non sarà più votato, c’è chi non vuole avere problemi sul lavoro, chi non vuole far dispiacere i propri genitori. Ma non è vero che le persone non ti accettano: vedo ragazzi di 14 anni vivere apertamente la propria omosessualità, a me ci sono voluti 49 anni per farlo. E quando accade è bellissimo, la vita migliora perché non devi più nasconderti o dire bugie. La mia almeno è migliorata molto, persino la mia recitazione ne ha risentito positivamente”.

Torniamo indietro nel tempo, molto prima che Ian McKellen venisse riconosciuto ovunque come Gandalf o Magneto. Prima che diventasse Cavaliere delle Arti dell’Impero Britannico nel 1990, ma dopo il suo titolo di Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico, conferitogli nel 1979 dalla Regina Elisabetta II.

Nel 1988, il governo conservatore di Margaret Thatcher promuove la Section 28 che vietava di “promuovere” l’omosessualità o l’insegnamento nelle scuole della sua esistenza come accettabile reazione familiare.
Nello stesso anno, Ian McKellen fa coming out e a riguardo dice “È stata la cosa migliore che abbia fatto nella mia vita”.
L’attore shakespeariano pluripremiato nel 1989 è stato uno dei fondatori dell’associazione Stonewall, associazione benefica per i diritti gay, che si è battuta per l’abolizione della Section 28, avvenuta però soltanto nel 2003 sotto il governo di Tony Blair.

Ad oggi, McKellen continua ad essere un attivista convinto. In questa foto lo vediamo a capo del Pride di Manchester e sfoggia la maglietta con su scritto “Alcune persone sono gay. Fattene una ragione”.

Ellen Page
Nel giorno di San Valentino del 2014 Ellen Page è salita sul palco del Bally’s Hotel di Las Vegas, durante la conferenza Time to THRIVE, e ha detto: “Sono qui per aiutare gli altri ad avere una vita più semplice e più serena. Sono stanca di nascondermi e mentire. In poche ore il video ha girato il mondo, sostenuto dai colleghi attori.

Già nel 2015 in un intervista di La Repubblica, mentre presentava Freeheld – Amore, giustizia, uguaglianza, alla domanda sulla discriminazione degli omosessuali a Hollywood, Ellen Page rispondeva: “Io penso di sì. Le cose stanno cambiando molto, molto velocemente. E penso che più le persone verranno allo scoperto più questo cambiamento che vediamo tutto intorno a noi sarà completo. Ci sono state attrici come Zachary Quinto, Jane Lynch, attori come Patrick Harris… le cose stanno cambiando. E’ una vecchia idea che il coming out ti distrugge la carriera”.

Nel 2017 per Vanity Fair racconta di quando a 18 anni si è sentita violata sul set di X-Men – Conflitto finale. “Dovresti scoparla per renderti conto che è gay” questo è il commento che il regista Brett Ratner aveva fatto su di lei, circa 8 anni prima del suo coming out. Dopo il terremoto Weinstein, l’attrice ci tiene a specificare che gli abusi sul set possono essere di diverso tipo, anche verbali, e che “non dobbiamo consentire di normalizzare questo comportamento. Sono grata a tutti coloro che hanno il coraggio di parlare dei propri abusi, dei traumi che hanno subìto. Tu che rompi il silenzio, tu sei la rivoluzione”.

Lana e Lily Wachoski
Artefici di capolavori cinematografici come Matrix, Cloud Atlas e V per vendetta, hanno acquisito fama come fratelli Wachowski. Nati come Andy e Larry, dopo il cambio di sesso hanno preso i nomi di Lana e Lilly.

Essere transgender non è semplice, dichiara Lilly Wachowski alla pubblicazione Lgbt Windy City Times“Viviamo in un mondo di genere binario a cui siamo costretti dalla maggioranza. Ciò implica che quando sei transgender devi affrontare la dura realtà di vivere il resto della tua vita in un ambiente che ti è apertamente ostile
Le registe non hanno ma lasciato dichiarazioni aperte sull’omofobia a Hollywood, mentre si sono concentrate a criticare la stampa e hanno spesso messo sotto i riflettori la loro paura di  essere trattate come fenomeni.

A sostenerle c’è il pubblico. Un esempio eclatante è l’enorme supporto che hanno ricevuto per Sense 8, serie prodotta e distribuita da Netflix, che nella sua poesia tratta temi come l’omofobia e la transfobia e che è stata interrotta per questioni di budget. Gli spettatori e i fan alla notizia dell’interruzione si sono scatenati sul web e la conseguenza è stata positiva: la serie avrà una puntata conclusiva di 2 ore.

Cate Blanchett
Non servono presentazioni per Cate Blanchett, proprio in questo momento presidente di giuria a Cannes.

Presentando il film Carol (2015), l’attrice aveva detto: “A Hollywood l’omofobia non è stata superata. E forse è più problematico per le donne che per gli uomini”. Continuava: “A Hollywood non è facile, le lesbiche dichiarate e affermate sono davvero poche. Sul sessismo a Hollywood c’è un coro di critiche che cresce giorno dopo giorno, e io credo che sia importante parlarne. Penso che si tratti di un tema abbandonato dall’agenda, ma è una realtà e non bisogna smettere di affrontarla.

In un intervista per Variety caricata su YouTube il 2 maggio 2018, ha ripreso ancora una volta il discorso, parlando di abusi a Hollywood. “Non sono solo le donne, sono anche gli uomini, sono anche persone di diversa sessualità. Il nostro lavoro deve sì essere creativo, ma il nostro lavoro principale, come artisti, è essere impavidi. E credo che impavidamente stiamo esaminando i problemi del nostro settore”.

Dei miglioramenti negli ultimi anni ci sono stati, quindi. Ma la strada verso l’uguaglianza e l’inclusione è ancora lunga. L’importante è continuare a camminare.