Approfondimenti

13 marzo 2018

Picasso, Chagall, Monet: l’arte trafugata da Hitler al cinema

di Anna Pertile
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19 luglio 1937. Monaco, secondo piano dell’Istituto archeologico.
Nella Germania nazista viene inaugurata una mostra per segnare le opere contro gli ideali del regime. Correnti come espressionismo, dadaismo, cubismo e surrealismo vengono racchiuse tutte sotto la definizione di Arte degenerata. Entartete Kunst è il termine in tedesco e anche il nome dato all’evento.

A distanza di oltre ottanta anni, Nexo Digital porta al cinema Hitler contro Picasso e gli altri. Il documentario, disponibile al cinema solo ne giorni 13 e 14 marzo, racconta la razzia di opere classiche e il tentativo di distruggere le opere etichettate come degenerate, con testimonianze dirette.

Il Führer, forte del suo passato da pittore, aveva ben chiare le idee su quali caratteristiche l’arte dovesse avere e soprattutto su quelle che invece non potevano essere contemplate. “Ciò che si rivela culto del primitivo non è espressione di un’anima naïve, ma di un futuro completamente corrotto e malato“. Così Herr Hitler scriveva nel Mein Kampf e continuava: “Il compito dell’arte non è quello di richiamare segni di degenerazione, ma di trasmettere benessere e bellezza.

Inaugurata da Adolf in persona il giorno prima della mostra sull’Arte degenerata, la Grosse Deutsche Kunstausstellung (rassegna della grande arte tedesca) è stata la tela perfetta dove stendere a chiare pennellate l’arte ariana. Un gran numero di nudi d’ispirazione classica si stagliavano a simboleggiare nella loro austerità e perfezione la razza ideale e i canoni estetici promossi dal nazionalsocialismo tedesco.

A pochi passi da questa ostentazione di potenza, l’arte che ha segnato il 20esimo secolo veniva derisa. Le immagini della frammentazione di ideali e del crollo delle certezze, elementi tipici dell’epoca moderna, erano alla mercè di tutti. A ingresso libero e vietata ai minorenni, il popolo tedesco poteva ascoltare una guida, pronta a spigare perché quello che avevano di fronte era pura aberrazione.

Hitler ha detto esplicitamente che “non è obiettivo dell’arte quello di rovistare nella spazzatura, rappresentare l’uomo soltanto nella sua condizione di putrefazione, descrivere gli imbecilli come simboli della maturità e indicare gli storpi come esponenti della forza virile”. Qualsiasi forma di rappresentazione di imperfezione, di debolezza, di umanità non era dunque possibile nell’utopia nazista.

Il numero delle creazioni esposte ammontava a 650 circa, solo una piccola parte delle oltre 20mila requisite nelle collezioni pubbliche e private.

Chi erano questi pennelli mostruosi, incapaci di soddisfare i requisiti culturali nazisti? Chagall, Ernst, Klee, Grosz, Kandinsky, Mondrian, Kokoschka, Dix, Mondrian, Kirchner, Van Gogh e molti altri.

Pablo Picasso ha detto “Com’è possibile essere indifferenti agli altri uomini?  La pittura non è fatta per decorare appartamenti. È uno strumento di guerra offensivo e difensivo contro il nemico”. Su questo probabilmente concordava anche il Führer, viste le forze impiegate per imporre il proprio punto di vista e mettere a tacere ogni tipo di opposizione.